Trovare il coraggio coi bimbi ricoverati in Terapia intensiva neonatale: c'è l'associazione di genitori

Alice, come le 600 mamme di altrettanti bambini nati ogni anno in Romagna prima del termine (con peso minore del chilo e mezzo) o con problemi molto seri dalla nascita, sa cosa vuol dire farsi forza

E' stata in ospedale due settimane aspettando che il suo bambino appena nato si rimettesse in salute. In quelle due settimane, dove l'immensa gioia di essere diventata mamma e l'infinita preoccupazione affinché andasse tutto bene non la lasciano né dormire né respirare, è diventata un'unica famiglia con gli altri ospiti del reparto di Terapia Intensiva Neonatale. "Si gioisce dei miglioramenti del vicino di culla - spiega Alice Gazzoni, presidente della neonata associazione "Crescere a piccoli passi" e mamma di Cristal e Ascanio, un bambino nato con la palatoschisi - si piange insieme quando qualcosa non va come dovrebbe. Si condividono le preoccupazioni, ci si fa coraggio, si mette a disposizione dei nuovi arrivati la nostra esperienza vissuta, la gestione delle emozioni, i consigli per tirare fuori quel coraggio che in un reparto così delicato è un componente fondamentale della cura". 

Alice, come le 600 mamme di altrettanti bambini nati ogni anno in Romagna prima del termine (con peso minore del chilo e mezzo) o con problemi molto seri dalla nascita, sa cosa vuol dire poter parlare, tenere in braccio e accarezzare il proprio bambino nonostante le terapie che lo obbligano in ospedale. Anzi Alice fa parte di quelle mamme che ha visto migliorare giorno per giorno il piccolo esserino anche grazie all'ottima organizzazione che può vantare il reparto di Terapia Intensiva Neonatale di Cesena (voluta dall'ex primario Augusto Biasini) e la Neonatologia di Forlì. E proprio per questo motivo ha pensato, insieme ad altri 40 genitori, di dare vita all'associazione di volontariato "Crescere a piccoli passi" per affiancare le due eccellenze romagnole. "Sensibilizzeremo la società civile a questo tipo di patologie, organizzando raccolte fondi per acquistare strumenti all'avanguardia, daremo supporto alle famiglie che di volta in volta vivono questo dramma - spiega Alice - proprio perché sappiamo come sia importante condividere, informarsi, raccontarsi, parlare. C'è già un ottimo rapporto di fiducia col personale sanitario che non cura solo ma comprende e aiuta. Portare anche il nostro contributo di genitori ci sembrava fondamentale". Ad applaudire alla neonata associazione la dottoressa Virna Valmori, direttore di Presidio Ospedaliero Bufalini, il dottor Enrico Valletta direttore dipartimento trasversale salute Donne Infanzia e Adolescenza Forlì-Cesena e Direttore UO Pediatria di Forlì, Marcello Stella, direttore Uo Pediatria e Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica di Cesena, e il dottor Augusto Bisini, nel consiglio dell'associazione". 

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"Nell'ottica del family care stiamo organizzando anche una camera che riproduca l'atmosfera familiare davanti alla terapia perché sappiamo quanto sia importante il "fattore mamma" per questi piccoli pazienti - spiega la dottoressa Valmori - Tra l'altro va detto che l'associazione non è solo per i pretermine ma per tutti i bambini che hanno bisogno di cure in terapia intensiva". "Da ricerche mediche effettuate sui neonati in terapia è emerso che per questo tipo di patologie non c'è nulla meglio dell'amore e della vicinanza della mamma - ha aggiunto Biasini, ex primario - l'ascolto della voce naturale e il contatto con la sua cute, insieme alle cure mediche, possono fare miracoli". "Noi non riduciamo mai i posti a disposizione - ha spiegato il dottor Stella - e grazie alla fluidità tra i due centri Forlì e Cesena non diciamo no a nessuno. Se hanno bisogno di cure più importanti e specifiche (quelle iniziali) c'è Cesena, per accompagnare il neonato durante le settimane o i mesi successivi c'è Forlì. Un tandem che sta funzionando benissimo". "Ogni famiglia che vive la situazione di una nascita anticipata - conclude Valletta - dev'essere accompagnata e supportata anche a livello psicologico, perché è uno shock. Non si è pronti. Quindi è importante che la struttura curi ogni aspetto, anche quello che riguarda il sostegno emotivo e i consigli di altri genitori che hanno già vissuto quel tipo di esperienza". 

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