Tutto esaurito per l’incontro tra Atkinson e Forchielli su innovazione e sviluppo

"Rispetto all’innovazione - ha rimarcato con forza Atkinson - quello che posso dire è che non si tratta di capire cosa fare"

Mercoledì il Teaching Hub di Forlì ha ospitato un inedito confronto tra Robert Atkinson, fondatore e presidente della ITIF (Fondazione per la Tecnologia dell’Informazione e l’Innovazione, uno tra i più accreditati organismi a livello mondiale per le politiche in ambito tecnologico), studioso di fama internazionale e consulente di diversi Presidenti degli Stati Uniti d’America (Clinton per il lavoro, Bush per le infrastrutture, e Obama per l’innovazione) e Alberto Forchielli, partner fondatore di Mandarin Capital Partners, già Consigliere Particolare del Ministro Italiano della Difesa, del Ministro del Bilancio del Mezzogiorno e del Ministro degli Affari Esteri, oltre che Segretario Generale per le Privatizzazioni dell’Iri nei primi anni Novanta.

L’incontro, promosso dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì nell’ambito degli Experience Colloquia (avviati nel 2014 proprio per offrire alla città – a partire dai suoi studenti universitari – l’opportunità di incontrare alcuni tra i maggiori studiosi a livello internazionale, come Amartya Sen, Joseph Stiglitz, Eric Maskin, Jeremy Rifkin, Enrico Giovannini, e Jean Paul Fitoussi) ha permesso al numerosissimo pubblico intervenuto (tanto che si è reso necessario attivare anche la diretta-video in una sala attigua all’Aula magna) di assistere ad un confronto capace di affrontare il tema dello sviluppo economico e dell’innovazione tecnologica in una prospettiva globale, con particolare attenzione al mondo orientale (a partire ovviamente dal gigante cinese) ed alle relazioni Est-Ovest, e non limitata al solo ambito nazionale. 

Il dibattito, moderato da Gianni Riotta, editorialista de La Stampa e docente di mass-media a Princeton ed alla Libera Università "Guido Carli" di Roma, ha così posto in evidenza la necessità di investire in innovazione sia per sostenere il confronto competitivo con i mercati orientali, sia per garantire uno sviluppo più equo e sostenibile alle economie nazionali, prendendo coscienza del fatto che forti investimenti in innovazione sono possibili solo da parte – oltre che del pubblico – di realtà private di grande dimensioni, in contraddizione con il modello delle PMI tipicamente italiano. Così come prendendo coscienza anche del fatto che la difesa dei posti di lavoro, da una parte, e la sostenibilità ambientale, dall’altra, non possono venire da una riduzione dell’investimento in tecnologia, ma solo da un suo aumento.

"Rispetto all’innovazione - ha rimarcato con forza Atkinson - quello che posso dire è che non si tratta di capire cosa fare. Esistono centinaia di libri su cosa dovrebbe fare un governo o un sistema educativo per promuovere l’innovazione. Io stesso potrei mettere insieme in una settimana una squadra di esperti per dire al governo italiano cosa dovrebbe fare per divenire leader nell’innovazione. E’ solo un problema di volontà politica. Capire cosa fare è facile, difficile è avere la volontà di farlo. L’Italia può farcela, se solo sceglie di farcela”. Grande attenzione è stata quindi rivolta dai due economisti ai giovani, cui hanno voluto entrambi dedicare le loro riflessioni conclusive. 

Atkinson in particolare ha evidenziato come ci siano “due cose che gli tutti gli studenti italiani dovrebbero fare, indipendentemente dalla carriera che vorranno intraprendere, se vogliono avere una qualche possibilità di scelta nel mondo che li aspetta: imparare bene l’inglese e migliorare le proprie competenze in ICT (cioè nelle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni). Non dico che dovete prendere una laurea in informatica, ma possedere delle competenze digitali sì, perché in futuro saranno sempre più importanti quelli che il mio collega David Moschella ha chiamato “double deep skills”, cioè il fatto di affiancare alle competenze specifiche della vostra professione la conoscenza dell’impatto che su di essa ha l’IT. Se sei un disegnatore devi sapere come lavorano i programmi che usi, se sei un contabile devi sapere come leggere i big data in economia, anche se sei uno storico dell’arte devi sapere come utilizzare i big data. Questo è quello che accadendo nelle scuole del resto del mondo”.

Forchielli ha insistito a sua volta sulla necessità che i giovani si dedichino di più allo studio delle materie tecniche e scientifiche, oppure, se non desiderano studiare, che affrontino con convinzione e senza remora gli studi professionali, privilegiando quelli che possono trovare applicazione in tutti il mondo e che non si limitano - per definizione - all’ambito geografico italiano. “Non guardate al passato - ha quindi concluso Forchielli - pensate al futuro e quindi a studiare. Datevi da fare. Guardate avanti: il passato non lo potete cambiare, potete cambiare solo il futuro”.

Experience Colloquia6 150519-2

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