Ulisse Tramonti 'battezza' Forlì "vetrina nazionale dell'architettura razionalista"

"Forlì vetrina nazionale dell'architettura razionalista". E' quanto dichiarato dall'ordinario di Progettazione Architettonica professor Ulisse Tramonti

“Forlì vetrina nazionale dell’architettura razionalista”. E’ quanto dichiarato dall’ordinario di Progettazione Architettonica e direttore del Dipartimento di Architettura-DSP dell'Università degli Studi di Firenze, professor Ulisse Tramonti, ospite nei giorni scorsi del consueto convivio mensile dell’Associazione culturale “E’ Racoz”. Il docente ha personalmente partecipato alla progettazione della sezione architettura e piani urbanistici della mostra "Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre", che aprire i battenti il 2 febbraio al San Domenico.

“Uno dei punti di forza del movimento culturale “Novecento”, fiorito in Italia durante il ventennio fascista, è stata l’architettura monumentale. Il bello è che Forlì è letteralmente farcita di queste espressioni”. Oltre ad anticipare i contenuti della mostra “Novecento”, il docente ha approfondito, con l’ausilio di immagini, il tema dell’architettura razionalista, disciplina che al San Domenico sarà affrontata con dovizia di documenti, elaborati e cartografie, tratti in gran parte dall’Archivio di Stato di Forlì. L’architettura dei regimi totalitari è uno dei cavalli di battaglia dell’illustre relatore: Tramonti figura anche fra i curatori di “Atrium”, progetto europeo in cui Forlì è l’unico punto di riferimento in Italia, grazie alle straordinarie eccellenze razionaliste presenti nel suo territorio. “Benito Mussolini – dichiara il docente – non gradiva l’idea di un’arte di stato, ma condivise l’esigenza di dare al regime un “quid” che travalicasse l’aspetto puramente ideologico”.

Durante il Fascismo si costruì tantissimo: in vent’anni furono indetti ben 256 concorsi di architettura. L’Italia fu divisa in due sfere d’influenza progettuale: al nord Marcello Piacentini, al centro-sud (Forlì inclusa) Cesare Bazzani. Essendo il capoluogo della provincia in cui era nato Mussolini, Forlì era considerata la seconda Roma. Questo spiega la grande partecipazione ai concorsi di progettazione indetti per trasformarla. Una delle esigenze più avvertite dagli artisti “novecentisti”, nel cui novero rientrano anche gli architetti razionalisti, fu quella di “rimettere ordine”. A Forlì e nel resto d’Italia si fece a gara per predisporre piani regolatori molto accurati. La modalità più efficace per far risaltare la nuova Italia, anche dal punto di vista architettonico, parve quella di sventrare i centri storici. L’impatto fu spesso pesante: a Forlì sono sorti edifici importanti e di pregio come il Palazzo delle Poste (Bazzani), gli Uffici Statali (Bazzani) e il chiostro “aperto” di San Mercuriale (Giovannoni). Peccato che siano sparite vestigia del passato che meritavano rispetto e conservazione, vedi i palazzi Baratti e Pantoli in piazza Saffi. Le cose andarono meglio quando si urbanizzò ex novo: vedi la Casa della Gioventù Italiana del Littorio (Valle) in viale della Libertà, o il Collegio Aeronautico in piazzale della Vittoria (Valle). Sono opere razionaliste di ottima fattura, che potrebbero consentire a Forlì di entrare nei percorsi turistici internazionali, per soddisfare il crescente interesse per le architetture di regime

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Commenti (5)

  • "Conformismo PRO-architettura del ventennio"? Non me ne ero proprio accorto. Non credevo neppure che l'architettura potesse essere "un aspetto PRINCIPALE E PERICOLOSO" di un regime politico" (oddio, se cadono tegole in testa agli oppositori, forse). Certo che fare politica su palazzi di ottant'anni fa... Segnalo che a Rimini un regime ha lasciato monumenti ancora più tronfi, se vogliamo aprire un dibattito su revisionismo, contesti storici e sociologici, documenti e monumenti: l'arco di Augusto e il ponte di Tiberio.

  • Vero. Inoltre sono anni che questa roba ci viene sciorinata in modo asettico, come se l'architettura fosse un aspetto secondario ed innocuo del regime fascista. Non è neppure revisionismo, ma semplice trascuratezza del contesto storico e sociologico nel quale maturava questa roba. Qui si continua, purtroppo, a confondere il documento con il monumento.

    • allora non sono solo! fino ad ora avevo trovato una sola persona che la pensasse come me, o almeno che non fosse succube del conformismo pro architettura del ventennio presentata con questi toni e con questa superficialità alimenta la vulgata del "fascismo che ha fatto anche cose buone" forse, ma a quale prezzo?

      • Sangue, morte, guerra civile ed un paese che non è diventato ancora una nazione. Senza contare che i caporioni dell'architettura fascista hanno continuato a popolare i ministeri anche dopo la fine del ventennio.

  • il prof tramonti ci ha fatto su una carriera, ma il razionalismo non esiste a forlì, né nell'architettura del ventennio, a meno di banali e mal fatte identificazioni stilistiche poi dire che forlì è farcita di edifici del ventennio, come se non lo fossero praticamente tutte le città simili in italia, è abbastanza discutibile (le opere pubbliche erano una delle principali macchine del consenso del regime) sul fatto poi che gli edifici realizzati siano di pregio, potremo parlarne, magari con un testo di storia dell'architettura sotto mano non che non siano edifici suggestivi, soprattutto per la monumentalità; anzi sono un'espressione originale del regime, una elaborazione da repertorio architettonico fatto per accontentare tutti, ma razionalismo proprio no comunque si prospetta un'altra interessante mostra al san domenico

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