Un progetto per la vita autonoma dei disabili. A Modigliana "Noi speriamo che ce la caviamo da soli"

"Si tratta - spiega la coordinatrice Simona Carloni - di un progetto attuato in 12 regioni e sviluppato da 13 associazioni che operano nel mondo della disabilità, con capofila l'Aias di Pesaro"

Favorire l'autonomia e la libertà di scelta dei disabili, già prima del "Dopo di noi", senza attendere che essa si imponga improvvisa col venir meno del sostegno familiare. Da alcuni mesi, l’associazione di volontariato Gad di Modigliana è impegnata nel progetto "Noi speriamo che ce la caviamo da soli…", sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ha preso avvio nell'agosto 2018 e si concluderà a febbraio 2020, per un totale di 18 mesi di attività e un valore complessivo di oltre 900mila euro. I destinatari diretti sono 52 in totale, mentre quelli coinvolti nel processo più ampio di indagine e promozione sono 208. Sono 158 i volontari e 26 gli operatori attivi. Dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, dalla Puglia al Piemonte l’intento è quello di elaborare un modello consolidato e replicabile, verso quella filosofia di "vita autonoma" che dagli anni '80 si è sempre più fatta strada nell'Unione Europea.

"Si tratta - spiega la coordinatrice Simona Carloni - di un progetto attuato in 12 regioni e sviluppato da 13 associazioni che operano nel mondo della disabilità, con capofila l'Aias di Pesaro. Ciascuno nel proprio territorio sta dando vita a una serie di iniziative che saranno poi messe in rete fra loro in un sistema di confronto e scambio di buone pratiche su scala nazionale". Ogni associazione si è confrontata anche con le famiglie, in un’azione di mutuo aiuto, allo scopo di misurarsi con l'idea di autonomia, creare senso di fiducia e superare la fase di "distacco" iniziale che può essere difficile tanto per la persona con disabilità quanto per il familiare.

"A Modigliana, l’associazione G.A.D. sta lavorando in favore di un gruppo di quattro giovani con disabilità inseriti da anni nel laboratorio socio-occupazionale “La Coccinella” gestito dalla Coop. Sociale Kara Bobowski, gemmata dall’associazione - spiega Carloni -. Nel laboratorio, questi giovani hanno trovato una propria dimensione, un ambiente familiare e protetto in cui sono riusciti a costruire solide relazioni tra loro e con gli operatori. La realizzazione di oggetti di artigianato molto apprezzati ha permesso loro di acquisire alcune capacità tecniche insieme ad una maggior autostima e fiducia in se stessi. Grazie a "Noi speriamo che ce la caviamo da soli" stiamo facendo ulteriori passi in avanti nel loro percorso verso una maggiore autonomia".

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Illustra ancora Carloni: "A dicembre 2018 è stato aperto un punto vendita degli oggetti realizzati dai nostri protagonisti (via Garibaldi, 19), consentendo di utilizzare l’ambiente negozio come laboratorio di apprendimento in cui poter acquisire utili competenze quali rapportarsi con i clienti, gestire il denaro, compilare ricevute, tenere un inventario, realizzare etichette e volantini con l’utilizzo di un computer.
In contemporanea, i giovani sono coinvolti in momenti di socializzazione e svago come uscite nei paesi limitrofi, in piscina e anche al mare in occasione della Notte Rosa. L’attività di tempo libero ha lo scopo di migliorare la loro vita sociale, allargare la loro cerchia di conoscenze e amicizie ma anche insegnare loro a organizzare in autonomia un itinerario utilizzando i mezzi pubblici. Nei prossimi mesi, a tali attività si affiancherà la sperimentazione di fine settimana di vita lontano dal contesto familiare d’origine, in un appartamento individuato ad hoc". Per ulteriori informazioni sul progetto visitare il sito www.celacaviamodasoli.it e la pagina Facebook @celacaviamodasoli.it

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