Dipendenti in fuga, malessere, sprechi e servizi frammentati, i sindacati: "L'Unione dei Comuni è un bluff"

I sindacati spiegano che si va verso una giornata di sciopero, dato il malessere dei dipendenti pubblici confluiti nel nuovo ente

L'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese è un progetto mai realmente nato: è la pietra tombale che mettono i sindacati sul nuovo ente in cui sono confluiti nel 2014 i servizi di 15 Comuni relativi a Polizia Locale, Sportello unico delle attività produttive, informatica e protezione civile. “E' stata un bluff fatto per attingere a qualche fondo regionale - protesta Glauco Giorgetti, sindacalista Rsu dell'Unione dei Comuni -. Ma in realtà non è mai stato unito niente e a risentirne sono i servizi ai cittadini”.

I sindacati spiegano che si va verso una giornata di sciopero, dato il malessere dei dipendenti pubblici confluiti nel nuovo ente. Precisa Massimo Monti, segretario Uil Fpl di Forlì: “L'agitazione c'era anche con l'amministrazione precedente di Forlì, non siamo contro qualcuno nello specifico, ci rivolgiamo a chi c'è al governo, come prima ci rivolgevamo a chi c'era”. Anzi, “siamo ormai in uno stato di agitazione perenne, protestiamo contro una completa apatia nella gestione del personale, con ricadute sui servizi alla popolazione – aggiunge Daniela Avantaggiato, segretaria Fb Cgil -. Il segretario dell'Unione Giorgio Cigna,  il vertice amministrativo dell'ente, si è fatto di nebbia, ci siamo visti a Pasqua l'ultima volta. Dal nuovo presidente dell'Unione (il nuovo sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, ndr) ci è arrivata la disponibilità ad un incontro, e dopo di quello più niente. Non risponde nessuno, sia il vertice politico che quello amministrativo”. “La prossima iniziativa sarà un 'fermi tutti' per una giornata”, si mette sulla stessa linea Martina Castagnoli, responsabile della funzione pubblica di Forlì della Cisl. “Il disinteresse che vediamo è a 360 gradi: non solo dei 15 Comuni che fanno parte dell'Unione, ma anche della Regione che finanzia e della Prefettura che non ha mai controllato l'applicazione degli accordi firmati nella sua sede”.

Il malessere tra i dipendenti dell'Unione è palpabile: il personale è passato da circa 200 addetti a 170 in pochi anni, in 40 hanno fatto richiesta di trasferimento in altri enti, anche a costo di finire più lontani da casa, la fuga dei dipendenti viene bloccata - a detta dei sindacati – con l'obbligo affibbiato al lavoratore uscente di individuare lui un sostituto. “Il personale cerca di andarsene perché vede che non ci sono le condizioni per poter svolgere il proprio lavoro, ma la pazienza è finita”, commenta Avantaggiato. 

A gettare più nel caos una situazione che negli anni scorsi non è mai stata risolta è la volontà politica del Comune di Forlì di uscire dall'Unione, a partire dal 2021. “Forlì dichiara che dal 2021 esce, ma la situazione assurda è che in realtà, come gli altri Comuni, non è mai entrata nell'Unione – spiegano i sindacalisti -. Non ci interessa che futuro avrà l'Unione, lo deciderà la politica. Il problema è che gli amministratori non hanno idea del futuro, ma neanche del presente”.

Sostanzialmente, spiegano, i sindacati, i dipendenti confluiti nell'Unione, a distanza di cinque anni, continuano a prendere stipendi differenti, in base alle regole del Comune di provenienza, che hanno regolamenti diversi su produttività, retribuzione su certe responsabilità e pagamento degli straordinari. I dipendenti non lavorano per l'Unione, ma frazionando il loro tempo-lavoro in percentuale diverse a favore dei diversi Comuni. “Non possiamo neanche fare le attività base dei sindacalisti, cioè garantire ai lavoratori di pari funzioni un medesimo trattamento economico. In questi 4 anni qualcuno ha giocato sulla pelle di questi dipendenti - lamentano i sindacalisti -. Tutto questo mentre le unioni vicine, quelle di Cesena e di Faenza funzionano bene, ampliando anche le competenze”. 

Il problema è anche nei servizi: “Il Suap, che dovrebbe essere uno sportello unico, in realtà è sbriciolato, anche perché non sono mai stati unificati i regolamenti da applicare. Per la protezione civile c'è un funzionario che però non si rapporta ad una struttura propria, ma a 15 Comuni. L'informatica ha un dirigente ad interim da tempo. L'Unione, infine, non comprende solo i 15 Comuni, ma in realtà anche 2 Comunità Montane, che a loro volta mantengono competenze devolute dai Comuni ancora prima dell'Unione, tra cui forestazione, scuole, turismo...”

Emerge insomma un quadro di stratificazione di enti, che vanno a sovrapporsi, con aumento di burocrazia e conflitti. “Non riusciamo a parlare con nessuno, perché tutti scaricano le responsabilità sugli altri. Alcuni sindaci sono riusciti perfino a litigare con sé stessi, come nel caso di un sindaco che ha fatto una richiesta all'Unione come sindaco e poi, la stessa persona, se l'è bocciata come assessore dell'Unione”, è il grido di dolore dei sindacati. Attualmente, è la conclusione di Cgil, Cisl e Uil “si tratta in gran parte di servizi che hanno base a Forlì a favore dei piccoli Comuni e pagati solo dai cittadini del Comune di Forlì”.

In tutto questo, come spesso capita in questi casi, si annida lo spreco. La Regione sta elargendo all'Unione dei Comuni del Forlivese 300mila euro l'anno per due anni, per far confluire due nuove funzioni dai Comuni. “Un'assurdità, dato che non sono ancora di fatto realmente confluite le 4 precedenti, e non c'è neanche un progetto sulle ulteriori due, non si ha idea neanche di quali possano essere. Intanto altri 150mila euro sono stati spesi per una società esterna che studi una riorganizzazione per far funzionare le funzioni già esistenti. Con l'uscita del Comune di Forlì è uno studio tutto da rifare”. Solo con queste spese ben 750mila euro della Regione che non vengono tradotti in servizi ai cittadini, ma vengono spesi per la macchina impazzita dell'Unione.

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