Unioni civili, gli enti assistenziali della diocesi si schierano per il "no"

Il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili viene respinto anche dalle associazioni assistenziali della Diocesi di Forlì-Bertinoro

Il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili viene respinto anche dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali Forlì – Bertinoro e della Consulta diocesana degli organismi socio assistenziali Forlì – Bertinoro. I due presidenti delle due consulte che mettono assieme le associazioni di ispirazione cattolica che operano nel sociale, Mirko Samorì (CDAL) e Sauro Bandi (COSA) scrivono: “Facciamo appello alla ragionevolezza di tutti gli uomini di buona volontà. Condividiamo quanto espresso dal cardinal Bagnasco nella prolusione ad apertura dei lavori del Consiglio permanente della CEI, e cioè : la convinzione per cui la famiglia, come prevede la nostra
Costituzione, è il fondamento e il centro del tessuto sociale, il punto di riferimento, il luogo dove ricevere e dare calore, dove uscire da sé per incontrare l’altro nella bellezza della complementarietà e della responsabilità di nuove vite da generare, amare e crescere. Per questo ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto “soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia. Il Vescovo Lino ha confermato questa linea nella conferenza stampa del 23 gennaio scorso”.

“Il disegno di legge sulle unioni civili, invece, introduce elementi di confusione e di forte preoccupazione come: - la previsione di una sostanziale sovrapposizione del regime matrimoniale a quello delle unioni civili, la cui sostanza fa parlare di “matrimonio” omosessuale a tutti gli effetti;  l’adottabilità da parte di coppie omosessuali, con l’eliminazione di una delle figure di genitore e l’evidente grave pregiudizio per la crescita del figlio; la legittimazione – di fatto - della disumana pratica dell’utero in affitto” dall’estero. Il Legislatore italiano è dunque sul punto di equiparare l’unione tra persone dello stesso sesso al matrimonio tra un uomo e una donna e di fatto incentivare l’utilizzo del corpo umano come merce, e la sottrazione dei bambini ai loro veri genitori. Non è questa la strada verso i diritti e una maggiore civiltà”.

“Noi sogniamo un “Paese a dimensione familiare”, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia indipendentemente dalle condizioni e dalle scelte sessuali di ciascuno. Non va dimenticato, peraltro, che i diritti già riconosciuti ai componenti di una coppia di fatto, per via di intervento legislativo o giurisprudenziale, sono numerosissimi (sono in pratica esclusi la possibilità di adottare figli ed un regime pensionistico di reversibilità in favore del convivente, la riserva di legittima per la successione ed alcune garanzie e tutele penali/processuali). La società attuale promuove una visione individualista  dell’uomo ed è evidente l’attacco alla famiglia, in quanto essa custodisce una visione dell’uomo che poggia sulle relazioni, sull’amore, sul dono di sé. La famiglia fondata da un uomo e una donna è la sorgente della vita pubblica, della responsabilità condivisa, della nascita dei figli, della formazione dei giovani, della solidarietà quotidiana e come tale è insostituibile per il bene comune della società”.

“Dunque, chiediamo alla politica – piuttosto - un impegno serio e lungimirante nel realizzare politiche efficaci a sostegno delle famiglie, soprattutto quelle giovani, lasciando da parte la polemica ideologica e la strumentalizzazione partitica e ricondurre il dibattito alla ricerca autentica, sincera e secondo giustizia di possibili punti d’incontro tra visioni diverse e mondi differenti. In sostanza, ci sentiamo impegnati per la famiglia con la testimonianza della bellezza del matrimonio tra un uomo ed una donna, pur nella consapevolezza delle difficoltà e fragilità che essi possono incontrare lungo il cammino (così come richiamato anche dai recenti Sinodi); il sostegno e l’accompagnamento nei confronti di tutte le famiglie, in particolare quelle in difficoltà economica, relazionale, sociale; la preghiera, affidata ad ogni parrocchia, gruppo, famiglia: chiediamo al Signore con tutte le forze che intervenga ad illuminare le menti ed i cuori dei Parlamentari ed anche la coscienza critica del popolo italiano”.

Infine sostegno al Family Day: “La promozione di forme di partecipazione civile come il Family Day del 30 gennaio prossimo a Roma e altre iniziative, che non devono diventare momenti “contro” nessuno, ma occasioni per ricordare il valore insostituibile della famiglia fondata da un uomo e una donna. Sabato 30 gennaio, in Cattedrale, nell’ambito della Novena della Madonna del Fuoco, alle ore 17.30, il Rosario e la Messa saranno dedicati ad una speciale preghiera per la famiglia”.

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