La sanità spiegata da chi cura: il video sull'Unità Operativa di Gastroenterologia a cura di Armic

Da lunedì prossimo il video verrà proiettato in continuo nella sala d'attesa delle endoscopie, al piano terra del Padiglione Morgagni dell'ospedale

Verrà presentato lunedì prossimo, alle 12, nella sala d’attesa delle endoscopie, nel piano terra del Padiglione Morgagni dell’ospedale di Forlì, il video sulla Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva di Forlì. Un tempo si pensava che la cura del corpo fosse l' unico e dominante interesse del medico di fronte alla malattia. Oggi si è compreso che anche la comunicazione al paziente fa parte del processo di cura. “Una ‘carta dei servizi per immagini’ - spiega il professor Enrico Ricci, direttore dell'unità operativa di Gastroenterologia di Forlì - che racconta, attraverso i volti di noi operatori, medici ed infermieri che ogni giorno i pazienti incontrano in questi corridoi, tutti i percorsi e le tecnologie messe in campo in questo ospedale per curare nel modo più efficiente chi si rivolge alle nostre strutture".

E a sostenere questo progetto non poteva che essere proprio un’associazione di pazienti, l’Associazione Romagnola Malattie Intestinali Croniche, che aveva già provveduto all’acquisto di due monitor e di un televisore, installato nel reparto, e che ora ha voluto regalare, a tutti i pazienti questo strumento di informazione – comunicazione. L'associazione, sorta nel 2004, è stata costituita proprio con l'obiettivo di fornire supporto ai pazienti in difficoltà, sia fisica che psicologica, promuovendo iniziative di informazione e sensibilizzazione volte ad una maggiore conoscenza pubblica delle problematiche specifiche. 

Da lunedì prossimo il video verrà proiettato in continuo nella sala d’attesa delle endoscopie, al piano terra del Padiglione Morgagni dell'ospedale. “Spiegare correttamente il percorso di cura a chi si dovrà sottoporre a trattamenti ed indagini diagnostiche - conclude il professor Ricci - riduce lo stress emotivo della non conoscenza dei percorsi e della paura dei responsi. Contribuisce quindi, a migliorare il rapporto tra medico e paziente, finalizzato al raggiungimento di obiettivi terapeutici condivisi e gestiti.”

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