Altro che Fiat, "il vero disastro sarebbe il fallimento della piccola impresa"

C’è un’azienda, in Italia, che ha sedi in ogni comune, anche il più sperduto, in ogni piazza ed in ogni via, sui litorali e nelle campagne, in collina e montagna ed è la piccola e media impresa

C’è un’azienda, in Italia, che ha sedi in ogni comune, anche il più sperduto, in ogni piazza ed in ogni via, sui litorali e nelle campagne, in collina e montagna ed è la piccola e media impresa. E’ un’azienda diversificata, che opera in molti settori: commercio, turismo, agricoltura, servizi. "Si tratta di un vero e proprio colosso economico che  occupa milioni di italiani e costituisce un architrave del buon vivere del bel paese. Rappresenta davvero l’unica azienda di cui non si potrebbe sopportare il fallimento" dice Giancarlo Corzani, Direttore della Confesercenti Provinciale Forlivese.

"Non c’è Fiat che tenga. Nessun effetto sarebbe letale per la nostra economia, quanto il crollo della piccola e media impresa. Si tratta di un dato inconfutabile.  In realtà ogni comune, anche il più piccolo, ha la sua Fiat, costituita appunto dalle tante cellule di piccole e medie imprese che ne costituiscono il tessuto connettivo. Senza infingimenti è ora di affermare che abbiamo un problema, grosso e di tutti, nazionale e locale. Il numero delle sedi locali dell’azienda nazionale PMI, quelle presidiate dai nostri piccoli e medi imprenditori, che sono in gravissima difficoltà, sta superando il livello di guardia" continua Corzani.

"Chi, ai vari livelli è a contatto con questo mondo e ne conosce le tipicità, l’andamento economico, le potenzialità di crescita o meglio di tenuta, sa che non si tratta di un allarme di routine, di un difficoltà ordinaria. Oggi molte piccole attività non sono più pienamente imprese, poiché da un tempo troppo lungo, non riescono più a garantire una redditività agli imprenditori che le gestiscono. Le imprese si stanno indebitando, e la maggior parte dei titolari ha già finito di erodere le proprie risorse economiche. Nessuno tra coloro che fanno parte della classe dirigente del nostro territorio, può permettersi di guardare da un’altra parte".

"In questa fase della vita della nostra comunità - dice Corzani - la priorità è salvare la più grande azienda della comunità forlivese, vale a dire quell’insieme utile e necessario, costituito dalle piccole imprese. Sono molte le leve da azionare e diversi i decisori che possono concorrere a ridare fiato alle piccole imprese. Però occorre fare presto e agire oggi, non fra due o tre mesi. Quindi è il tempo in cui chi può, deve assumersi le sue responsabilità. Questa è la fase in cui il sistema bancario ha il ruolo decisivo, per poter consentire alla maggior parte delle piccole imprese di vedere l’alba di questa lunghissima notte. Se ancora non lo hanno capito, va ripetuto. Certo è importante concedere finanziamenti a chi investe per lo sviluppo, ma oggi la priorità è dare continuità d’impresa ed occupazionale alla maggior parte delle piccole e medie imprese e se quello che manca è la liquidità, quella occorre finanziare".

"Le Associazioni di categoria, attraverso i Confidi, finanziati anche dagli enti pubblici, stanno producendo uno sforzo straordinario, eccessivo persino, per  fornire quelle garanzie che il sistema bancario chiede alle piccole imprese. Ciò nonostante, proprio ora, all’appuntamento decisivo, le banche locali non stanno rispondendo in maniera adeguata. Giungono a questa fase difficilissima, deboli ed egoiste, schermate da uno spread col bund tedesco, per altro in calo. Oggettivamente, tra le piccole e medie imprese stanno aumentano sofferenze ed incagli. Ciò che il sistema bancario pare non capire, è che in gioco c’è la sopravvivenza del loro più significativo cliente, appunto l’”azienda piccole imprese”"

"Le banche del territorio, in una situazione strutturalmente difficile, ma non imprevedibile - conclude il direttore di Confesercenti - debbono dimostrare oggi e non fra un anno, di avere la capacità e le risorse accantonate,  per dare un apporto straordinario. Non possono dimostrarsi deboli per  le conseguenze, aggiuntive, derivanti dalle loro scelte di finanziare società e grandi imprenditori, oggi esposti non solo alle legge del mercato, ma all’attenzione della legge. Stiamo assistendo a troppi dinieghi per richieste di  finanziamenti indispensabili ovvero alla attribuzione di rating alle piccole imprese tali per cui, si provvede alla concessione di credito a tassi d’interesse che, arrivando a sfiorare il 10%, risultano indigeribili ed indifendibili. Non si deve e non si può, pena una rottura sociale dagli esiti davvero preoccupanti".

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