Imprese, burocrazia troppo lenta: due anni per ampliare una sede

La realtà locale si presenta ancora difficile e complessa, inserita in una crisi più ampia che si è riacutizzata a partire dalla seconda parte del 2011, mettendo a rischio perfino il ruolo dell'euro e della stessa Unione Europea

La realtà locale si presenta ancora difficile e complessa, inserita in una crisi più ampia che si è riacutizzata a partire dalla seconda parte del 2011, mettendo a rischio perfino il ruolo dell’euro e della stessa Unione Europea. I dati raccolti evidenziano una pesante e diffusa difficoltà che interessa tutti i settori economici e, seppure in misura diversa, tutte le tipologie di imprese accomunate da gravi problemi per l’accesso al credito e da un forte calo della redditività, che risulta progressivamente erosa dall’aumento dei costi, sia fissi che variabili, oltre che dalla pressione fiscale e dal contemporaneo calo dei volumi d’affari e delle vendite.

Questa è la situazione messa in evidenza dal “Rapporto sull’Economia della provincia di Forlì-Cesena nel 2011” realizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna. Il Rapporto, disponibile anche on-line sul sito dell’Ente camerale è stato presentato da Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di Commercio, Guido Caselli, Direttore dell’Area Studi e Ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna, Enzo Rullani, Professore di Economia della Conoscenza TeDis-Venice International University e Gian Carlo Muzzarelli, Assessore Attività Produttive, Piano Energetico e sviluppo sostenibile, Economia verde della Regione Emilia-Romagna.

“I dati in nostro possesso - dichiara Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena – delineano un quadro di grande difficoltà che interessa l’intero sistema economico provinciale. Tali difficoltà rischiano di compromettere la tenuta stessa di tantissime imprese e possono determinare l’uscita dal sistema di un rilevante numero di aziende con inevitabili effetti negativi, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, a partire dai livelli occupazionali. In un contesto contrassegnato da questi elementi e da prospettive di breve periodo non certo rassicuranti, il Sistema Territoriale deve essere fortemente impegnato ad individuare e, per quanto possibile, rimuovere o alleggerire gli elementi di ostacolo all’attività d’ impresa".

Zambianchi ha citato come esempio la prima applicazione dell’IMU: "pur essendo consapevoli dei grandi problemi che attanagliano i bilanci degli Enti Locali, siamo altrettanto consapevoli di quanto si siano ridotti i margini di guadagno delle Imprese e, quindi, chiediamo che le aliquote non siano allineate automaticamente verso l’alto". Come secondo esempio i tempi della burocrazia: nonostante le tante promesse ricevute, le nostre aziende, a partire da quelle pronte ad investire per creare nuova ricchezza e nuovi posti di lavoro, devono aspettare mediamente due anni anche solo per modificare o ampliare la loro “vecchia” sede e, quindi, chiediamo maggiore celerità soprattutto laddove ci siano dei posti di lavoro da avviare.

Infine ha evidenziato la necessità di "un nuovo approccio da parte delle Amministrazioni Locali e delle società pubbliche erogatrici dei “grandi servizi”: un approccio mirato ad aumentare le ricadute sul territorio, in termini di investimenti e per fare in modo che sia recuperato il ruolo dell’imprenditoria locale quale partner serio ed affidabile. E quindi invito questi importanti soggetti a non utilizzare il sistema di aggiudicazione degli appalti “con il massimo ribasso”, ma ad affidare le commesse con il sistema dell’offerta realmente più vantaggiosa, sistema che premia, oltre al prezzo, la qualità dei progetti".

Il presidente della Camera di Commercio ha rivolto "un invito alle Istituzioni, alle Fondazioni delle Casse dei Risparmi, alle Banche, ai Sindacati ed alle Associazioni affinché lavoriamo tutti insieme per individuare, mettere a punto ed attivare nuovi modelli di sviluppo, nuovi modelli che siano fondati su valori etici condivisi e imprescindibili e che portino - di pari passo alla crescita delle conoscenze e delle competenze - più innovazione, più internazionalizzazione, più benessere e più solidarietà e coesione sociale”.

L’anno che si è appena concluso è connotato dall’avvicendarsi di momenti difficili: dopo una prima parte nella quale segnali di ripresa sembravano in via di consolidamento, l’incertezza è tornata di nuovo in scena, e tutti gli indicatori dell’economia mondiale hanno iniziato a peggiorare. Dall’analisi di uno scenario più ampio appare come per il nostro Paese i dati più aggiornati evidenzino una fase di recessione che arriva dopo una crisi prolungata che già aveva messo a dura prova i meccanismi di reazione dei sistemi sociali ed economici. Gli esiti di questa nuova crisi sono un rallentamento generalizzato degli indicatori, cali occupazionali e crescita del ricorso alla Cassa Integrazione, consumi ridotti, condizioni deteriorate per gli investimenti, export in frenata e credito bancario più scarso e selettivo.

Dall’esame dei dati, a livello locale, si rileva che la struttura imprenditoriale nella provincia di Forlì-Cesena presenta 40.448 imprese attive (al 31/12/2011, rispetto al 2010, +0,4% in provincia, +0,4% in regione, +0,4% in Italia), di cui 8.786 sono imprese “femminili” e 2.632 con titolari stranieri. Sono 9,8 gli abitanti per ogni impresa attiva (10,3 in Regione e 11,5 in Italia). Aumentano del 2,3%, rispetto al 2010, le società di capitale (valore calcolato al netto del settore agricolo). Calano le imprese dei settori commercio, agricoltura, costruzioni, manifatturiero e trasporti.
In agricoltura continua un calo generalizzato del numero delle imprese, calo che si protrae peraltro da diversi anni; le imprese agricole sono il 19,9% del totale delle imprese della provincia (in regione e in Italia sono il 15,7%).

La Produzione Lorda Vendibile provinciale, pari a 559 milioni di euro nel 2011, rispetto all’anno precedente, ha evidenziato un calo complessivo dell’1,1%; il valore della produzione agricola, in termini reali, è nettamente inferiore a quello di 15 anni fa (-21,3%); stabile è il comparto delle coltivazioni erbacee, con buona performance dei cereali, mentre criticità si sono riscontrate nel settore delle coltivazione legnose (con particolare riferimento alla frutta, pesche soprattutto); quello zootecnico ha registrato una ripresa, soprattutto relativo alle produzioni avicole.

Per l’industria manifatturiera a livello locale, che conta 3.996 imprese attive (-0,87% rispetto al 2010), il 2011, sebbene sia stato migliore del precedente, si è chiuso con indici tornati in terreno negativo, dopo che in autunno la crescita ha subito una battuta d’arresto. Le previsioni per il primo trimestre 2012, inoltre, sono pessimistiche. Rispetto al 2010, quando tutti i settori avevano ottenuto un risultato positivo, nel 2011 quasi tutti i comparti hanno ridotto i tassi di crescita.

Andamento negativo per l’edilizia, dove continuano a calare le imprese attive (-0,4%) e in cui i principali problemi sono di ordine strutturale, finanziario e occupazionale. Dai dati delle Casse Edili risulta, fra gli altri cali, una flessione notevole delle ore lavorate: -3,9%.
Un altro anno molto difficile anche per il commercio, comparto che soffre per il protrarsi del calo dei consumi dovuto alla crisi che investe ora anche il settore alimentare. In calo pure le vendite nella grande distribuzione. Ne consegue una caduta generalizzata della redditività per tutte le imprese, determinata da calo delle vendite, forte aumento dei costi e ripresa dell’inflazione.

Il movimento commerciale con l’estero nel 2011 ha fatto rilevare, rispetto al 2010, un aumento delle esportazioni pari all’8,9%, inferiore però al +13,1% regionale e all’11,4% nazionale. Le importazioni sono cresciute in tutti i livelli territoriali: +7,4% in provincia, +12,1% in Emilia-Romagna e +9% in Italia. Macchinari e calzature sono i prodotti più esportati, mentre le principali destinazioni sono l’Unione Europea, l’Europa extra UE e l’Asia Orientale. Nel complesso il sistema turistico “tiene”, nonostante il forte ridimensionamento degli utili dovuto alla crisi: gli arrivi e le presenze sono in aumento (rispettivamente +4,7% e +0,1%), stabile il movimento degli stranieri (+0,03%). Nel 2011 tiene il comparto marittimo, cala il termale; luci ed ombre per le località dell’Appennino, ottima performance dei centri di Forlì e Cesena.

Trasporti in forte discesa, per l’eccessiva frammentazione del settore, per la forte diminuzione delle merci movimentate, per l’aumento vertiginoso dei costi aziendali, per la concorrenza non regolamentata con i vettori esteri. Le imprese artigiane iscritte (13.664) risultano in leggero calo (-0,6%) al 31/12/2011, rispetto ad analogo periodo 2010. Il sistema artigianale soffre, pur con una sostanziale tenuta fino ad ora; sul futuro però grava un’estrema incertezza. Si riscontra come già negli anni passati, una buona capacità di reazione da parte della cooperazione (531 imprese attive; -1,8% rispetto al 2010) che ha continuato a far leva sui propri fattori distintivi, come lo spirito solidaristico. Le criticità maggiori si avvertono nelle aree cultura, servizi, sociale, edilizia, trasporto e in alcuni comparti dell’agricoltura.

Il credito rappresenta senza dubbio nel 2011 un elemento cruciale per lo sviluppo della nostra economia: la raccolta bancaria è in forte rallentamento: depositi +0,3%, prestiti “vivi” alle imprese, tra dicembre 2011 e dicembre 2010: -1%, dato negativo se si tiene conto che i ritmi di erogazione prestiti alle imprese nel nostro territorio è sempre stato elevato. Calo netto, negli ultimi sei mesi, anche degli impieghi “vivi” alle imprese (-2,3% in imprese fino a 19 addetti, e -2,4% in imprese da 20 addetti e oltre). La dinamica occupazionale registra un tasso di occupazione, nel 2011 (media dei primi tre trimestri), pari a 65,7%, di oltre due punti inferiore a quello regionale, anche se superiore a quello nazionale (57,0).

Il tasso di disoccupazione è invece pari a 6,4, per maschi e femmine, tasso più alto di quasi due punti rispetto alla media regionale, ma inferiore a quello nazionale (8,0) e che ha coinvolto pesantemente la componente maschile (6,0). Da notare che prosegue l’aumento sostenuto (+8,5%) dei disoccupati, rilevato dai Centri per l’Impiego (+10,9% uomini disoccupati, +6,8% donne disoccupate). Gli iscritti nelle liste di mobilità a fine anno sono risultati in aumento del 10,2% rispetto al 2010. Riguardo alle misure di integrazione salariale, la CIG ordinaria è diminuita del 53,2%, quella straordinaria è stabile +0,8%, quella in deroga è diminuita del 30,3%; da segnalare che le imprese stanno esaurendo le ore di CIGO, ma le situazioni di criticità permangono e si sono accentuate  nella seconda metà del 2011.

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Gli ultimi scenari di previsione disponibili, delineati da Prometeia e Unioncamere Emilia-Romagna e riferiti a febbraio 2012, stimano una flessione del valore aggiunto, nell’anno corrente per Forlì-Cesena, dell’1,5%, leggermente maggiore rispetto alla regione (-1,4%) e minore rispetto all’Italia (-1,6%). Per il 2012 è previsto una riduzione del Prodotto Interno Lordo italiano pari all’1,7%, rispetto all’anno precedente (UE27 -0,1%, Germania +0,4%, Mondo +3,3%).

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