Confcooperative presenta il bilancio: trend in crescita per fatturato, occupazione e soci

L’Avicunicolo continua a rappresentare con quasi 2.300 milioni il settore più significativo. Segno negativo invece per il settore Culturale

Numeri positivi per Confcooperative Forlì-Cesena. Il Capitale Sociale è passato da  87.226.465,91 euro a 92.935.076,31, con un aumento percentuale di 6,54, a cui ha contribuito la costituzione di nuove cooperative. "I dati in crescita sono il frutto di una semina che continua a dare risultati e di settori che si confermano fondamentali per l’economia e la ricchezza del territorio provinciale come l’Agroalimentare e il Sociale", afferma il presidente di Confcooperative Forlì Cesena Mauro Neri.

Le cooperative aderenti a Confcooperative Forlì-Cesena  risultano 254, 2 in più rispetto al 2014, escluse le sei banche di Credito Cooperativo che fanno comunque parte del sistema. Sono 36.816 i soci, in aumento del  2,17 % rispetto al 2014. Il valore della produzione si attesta sui 4.222 milioni di euro, con un aumento del 3,8%. Nel 2014 il dato superava infatti di poco i 4.000 milioni.

L’aumento è legato prevalentemente al Sociale, settore maturo che dimostra buona tenuta, ai settori Servizi, Agricolo e Industriale che hanno beneficiato della costituzione di nuove cooperative, oltre all’adesione di alcune imprese già esistenti. L’Avicunicolo continua a rappresentare con quasi 2.300 milioni il settore più significativo. Segno negativo invece per il settore Culturale e per quello Turistico, leggera flessione per il Vitivinicolo  

Nel 2015 sono aumentati gli addetti  (+4,66), incremento prevalentemente suddiviso tra Sociale, Servizi e Ortofrutta. In totale sono 16.235 a fronte dei 15.512 del 2014. "E’ un dato, quello relativo agli occupati, che val la pena sottolineare perché da alcuni anni si conferma in crescita, nonostante la crisi e le difficoltà generali affrontate delle imprese. Cresce l’occupazione femminile, che raggiunge le 9.925 unità, con un aumento significativo nel settore Avicunicolo oltre che nel Sociale", sottolinea Neri.

Lieve flessione viene registrata sul Patrimonio netto, che si attesta su 552.889.423,57 euro: "Ssi può spiegare principalmente con il fatto che le cooperative per far fronte a momenti critici utilizzano maggiormente il proprio patrimonio prima  di ricorrere agli  ammortizzatori sociali", chiosa il presidente. Le retribuzioni, per un totale di 405.161.211 e in aumento del 4% rispetto al 2014, sono in linea con l’aumento del numero delle cooperative, ma soprattutto con l’aumento del valore della produzione.

Sugli oneri finanziari la comparazione tra 2014 e 2015 evidenzia una  diminuzione (22.870.717,52 contro i 25.244.512,91), in parte legata alla diminuzione dei tassi d’interesse e in parte motivata da un ricorso agli strumenti finanziari più mirato, segno anche questo di una  leggera ripresa economica. Il totale di Imposte pagate è pari a 9.661.410 euro (oltre 9 milioni e mezzo) contro i 9.975.755 del 2014 con una leggera flessione, in questo caso legata alle agevolazioni del Jobs act.

"Questo dato consente  di ‘contestare’ il vecchio luogo comune sulle eccessive agevolazioni fiscali riservate alla cooperazione, come già emerso dal Terzo Rapporto Euricse sull’economia cooperativa, presentato lo scorso anno - aggiunge Neri -. Il Rapporto del centro  studi   infatti oltre a quantificare la rilevanza del fenomeno cooperativo italiano, sottolineava una pressione fiscale maggiore sulle cooperative rispetto a quella affrontata dalle Spa".

L’ultima fotografia riguarda il mondo del Credito cooperativo, in piena fase di ristrutturazione. Le BCC nel 2015 sono 6, una in meno rispetto al 2014. Sono diminuiti gli sportelli (da 104 a 82) e i soci che passano da 22.000 a 14.000. Gli impieghi sono quasi 3000 milioni (2.840) e i depositi si attestano su 2.958 milioni, entrambi valori in calo. 

“La cooperazione  conferma la sua capacità anticiclica anche nel nostro territorio - dichiara Neri - e  in questi numeri presenta  quella fisionomia atipica, che l’ha resa protagonista  durante  la crisi, quando è riuscita a rispondere come nessun altro modello d’impresa all’emergenza occupazionale. Gli addetti nel nostro sistema crescono secondo un trend positivo che dura da diversi anni. Inoltre alcuni settori, come l’agricolo, l’ortofrutta, ma anche il sociale, continuano a rilasciare valore al territorio. Un esempio per tutti può essere quello dell’ortofrutta che, pur in sofferenza da anni sul fronte delle liquidazioni ai soci, continua a garantire  opportunità  lavorative”.

"Questi dati non vanno assolutamente letti in un’ottica di inutile trionfalismo - commenta il direttore Mirco Coriaci -. Le nostre imprese hanno sofferto e lottato in questi anni, alcuni settori hanno pagato anche un prezzo molto alto, basta pensare all’Edilizia. Eppure gli indicatori sono in parte la traduzione in cifre della vivacità economica che sta sviluppando nuova cooperazione,   nnovazione e valore competitivo sui mercati, come è stato più volte sottolineato in questi mesi a proposito dei workers by out e degli esempi di lavoro ricreato".

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