Ben 50 esuberi alla Bonfiglioli, sindacati in trincea

Sono circa 50 su 630 dipendenti gli esuberi dichiarati per lo stabilimento di Forlì della Bonfiglioli Riduttori. L'industria meccanica è al centro di una vertenza

Redazione 16 gennaio 2013
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Sono circa 50 su 630 dipendenti gli esuberi dichiarati per lo stabilimento di Forlì della Bonfiglioli Riduttori. L'industria meccanica di via Enrico Mattei è al centro di una vertenza che si sta gestendo a livello regionale, a Bologna infatti si trovano gli stabilimenti centrali del gruppo ed anche i maggiori esuberi. La Fiom-Cgil non ci sta, però, alla riduzione del personale e ha chiesto, in una conferenza stampa mercoledì mattina a Bologna, un piano industriale nuovo che non preveda tagli di personale. A tremare sono quindi anche una cinquantina di famiglie forlivesi.

La Fiom-Cgil Emilia-Romagna ha messo nero su bianco la richiesta in una lettera inviata alla Regione, al presidente Vasco Errani e all'assessore alle Attività produttive Muzzarelli. Copia è arrivata anche al sindaco di Forlì Roberto Balzani, dato che in città si trova il più grande stabilimento del gruppo. Martedì c'è stato un incontro azienda-sindacati da cui emerge il perdurare della crisi per la Bonfiglioli. Già nel 2009 si scelse la strada dei contratti di solidarietà e dei prepensionamenti. Ora arriva la cassa integrazione ordinaria per gli stabilimenti di Calderara di Reno (Bologna) che scadra' il 9 marzo, e i sindacati chiedono anche di aprire un anno di cassa integrazione speciale.

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In totale l'azienda ha annunciato un forte taglio del personale: su 337-340 addetti negli stabilimenti bolognesi, gli esuberi sono 128, a Vignola (Modena) 42 su 156 lavoratori, a Forli' 50 su 630. Completano il quadro anche una trentina di impiegati. Il sindacato chiede uno stop alla delocalizzazione, sostenendo che in India vi è, per esempio, uno stabilimento identico a quello di Forlì.

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7 Commenti

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  • Avatar di Dany Dany

    Dany Dany I sindacati adesso contano come il due di coppe,quando la briscola è denari..... Sono diventate delle societá di profitto,e la cosa contrasta un poco con gli intenti che dovrebbero avere..

    il 17 gennaio del 2013
  • Avatar di Cosimo Rivizzigno Rivizzigno

    Cosimo Rivizzigno Rivizzigno La colpa è dell'impresa cattiva che delocalizza, cioè che per mantenere il lavoro proprio e dei dipendenti sposta la produzione in paesi dove i costi sono più bassi, dove ci sono migliori servizi e pesi fiscali più morbidi. Non è certo colpa di uno stato che Ti prende più della metà dei ricavi accollandoti costi per servizi che all'estero non spetterebbero all'impresa. Non è certo colpa di un sindacato che invece di chiedere la cassa integrazione potrebbe chiedere la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e le imprese...
    Il problema di questo paese non è solo che stiamo affogando, ma che le istituzioni ci tengono la testa sotto l'acqua...

    il 17 gennaio del 2013
    • Avatar di beppe

      beppe Hai centrato in buona parte il problema, se vuoi possiamo anche aggiungere che il sindacato è sembrato fare + i propri di interessi che quelli dei suoi associati, ora che arrivano i nodi al pettine... non sanno nemmeno dove abitano di casa, uffici pieni di allocati dai partiti

      il 17 gennaio del 2013
    • Avatar di Oscar

      Oscar E' proprio così!

      il 17 gennaio del 2013
    • Avatar di Ettore Casadei

      Ettore Casadei Concordo pienamente. Se in Italia si incominciasse a pensare che siamo nel 2013 (e nella m.....) e non nel 1968 il declino sarà irreversibile, altrimenti andremo tutti insieme a lavorare in India, Cina, etc.!!!

      il 17 gennaio del 2013
  • Avatar di Yves

    Yves Che leghisti quelli del sindacato. Anche gli indiani solo lavoratori.

    il 17 gennaio del 2013
  • Avatar anonimo di LiberaMente

    LiberaMente "Il sindacato chiede uno stop alla delocalizzazione, sostenendo che in India vi è, per esempio, uno stabilimento identico a quello di Forlì"

    E allora? Il cosiddetto "diritto al lavoro", ammesso che esista, andrebbe "garantito", secondo la FIOM, prima a chi risiede in Italia e poi, solo se ne avanza, agli altri? E perché mai? Immagino che anche in India vi siano proletari disoccupati, le loro priorità valgono forse meno di quelle degli italiani, per la FIOM? Alla faccia della solidarietà e di "proletari di tutti i Paesi, unitevi!"...

    il 16 gennaio del 2013