Svolta storica per CariRomagna: la Fondazione cede le quote per 46 milioni di euro

E' un ulteriore punto di snodo nella storia lunga 178 anni dell'istituto di credito forlivese, l'epilogo di un percorso che – va detto – ha evitato a Forlì i disastrosi default bancari che hanno costellato i territori vicini (Cesena, Rimini, Ferrara)

E' una data storica per la Cassa dei Risparmi di Forlì, nel lungo corso, quasi ventennale, che l'ha portata nell'orbita del colosso bancario italiano Intesa-San Paolo. Giovedì sera la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha sottoscritto con Intesa Sanpaolo un accordo per la cessione della residua partecipazione detenuta in “Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A.”, pari al 10,74% del capitale. La banca - comunque già da 10 anni saldamente nelle mani di Intesa-San Paolo che ne deteneva la grande maggioranza - issa così anche l'ultima ancora che la teneva agganciata al territorio almeno per quanto riguardava la proprietà. 

E' un ulteriore punto di snodo nella storia lunga 178 anni dell'istituto di credito forlivese, l'epilogo di un percorso che – va detto – ha evitato a Forlì i disastrosi default bancari che hanno costellato i territori vicini (Cesena, Rimini, Ferrara) e lascia una Fondazione bancaria in buona salute e più che mai in grado di investire sul territorio, specialmente con le nuove risorse in arrivo. Si può dire che è definitivamente chiusa a Forlì l'era delle Casse di Risparmio che fin dall'Unità d'Italia ed anche prima hanno condotto lo sviluppo economico per come lo conosciamo, irrobustito dal credito locale. 

La Fondazione introita 46 milioni di euro

La Fondazione, cedendo le sue 23.038.499 azioni ordinarie rappresentative del 10,74% del capitale sociale, al prezzo complessivo  di 2 euro l'una ottiene una liquidità per 46.076.998 euro. Tecnicamente gli effetti del contratto sono sospesi in attesa dell'autorizzazione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dopo tale autorizzazione le parti procederanno all’esecuzione della cessione e, per l’effetto, Intesa Sanpaolo diventerà titolare del 95% circa del capitale sociale della cassa.

“L’operazione – commenta  Roberto Pinza, Presidente della Fondazione – è da valutarsi in modo estremamente positivo da più punti di vista. Essa infatti costituisce il coronamento di un percorso di diversi anni di rafforzamento patrimoniale della Fondazione a sostegno di un’attività erogativa che si posiziona, per incidenza, ai più alti livelli nazionali. In secondo luogo l’operazione consolida la relazione fra la Fondazione e il Gruppo Intesa Sanpaolo e la collaborazione fra le due realtà su iniziative di valorizzazione del territorio e infine consente ai quasi 4.500 azionisti privati della Cassa – ove lo ritengano – di liquidare il proprio investimento accedendo alle medesime condizioni economiche riservate alla Fondazione”.

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I piccoli azionisti potranno disinvestire

Resta ancora una quota di CariRomagna del 5% in mano ai piccoli azionisti, circa 4.500. Si tratta di piccole quote in mano a numerose famiglie forlivesi e romagnole, spesso frutto di eredità e lasciti che provengono da tempi antichi. A questi verrà data la possibilità di disinvestire le proprie azioni al medesimo prezzo concordato con la Fondazione Cassa deiRisparmi. Chi non cederà si ritroverà presto in mano azioni di Intesa-San Paolo in quanto il passo successivo sarà l'incorporazione di CariRomagna in Intesa-San Paolo.  Il prezzo stabilito è quindi di 2 euro per le azioni ordinarie e 2,12 euro per le azioni ordinarie con privilegio di rendimento. Alle azioni ordinarie con privilegio di rendimento è stata riconosciuta una maggiorazione di Euro 0,12 per azione sulla base del differenziale di dividendo rispetto alle azioni ordinarie.

L'incorporazione in Intesa San Paolo

La prossima tappa, nel primo semestre del 2018, sarà la fusione per incorporazione di CariRomagna  (che cesserà di esistere come soggetto giuridico) nella capogruppo Intesa San Paolo. A Forlì, tuttavia, resterà una direzione territoriale del colosso bancario nazionale, indicato con grande autonomia nella gestione delle pratiche più complesse, come per esempio mutui e sostegno finanziario all'economia del territorio. Anche l'insegna 'Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna' non dovrebbe sparire dalle strade della Romagna. La fusione, che rientra tra gli obiettivi di Intesa Sanpaolo previsti dal Piano di Impresa 2014-2017, è volta a conseguire una semplificazione e razionalizzazione della struttura organizzativa e dell’articolazione societaria del Gguppo bancario. Forlì, infatti, era una delle ultime controllate di Intesa San Paolo del primo progetto di 'Banca dei territori'. 

Il Consiglio di Amministrazione, assistito da un advisor indipendente (EY), ha determinato il rapporto di cambio, senza conguagli in denaro, come segue: 0,696 azioni ordinarie di nuova emissione della società incorporante da nominali 0,52 euro cadauna per ogni azione ordinaria della società incorporanda e  0,737 azioni ordinarie di nuova emissione della Società Incorporante da nominali 0,52 euro cadauna per ogni azione ordinaria con privilegio di rendimento della Società Incorporanda. La fusione sarà sottoposta all’approvazione dell’Assemblea Straordinaria Generale e dell’Assemblea speciale dei titolari di azioni ordinarie con privilegio di rendimento di CariRomagna.

“Anche a nome del Consiglio di Amministrazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna – dichiara Adriano Maestri, presidente della banca – esprimo pieno compiacimento per la positiva conclusione dell’accordo tra la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Intesa Sanpaolo, certo che sarà garantita la continuità dei rapporti con la clientela e la migliore attenzione allo sviluppo del territorio in cui opera la banca”. 

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