Confcooperative Forlì-Cesena vede il traguardo del 70esimo: "Recuperare i valori della cooperazione per crescere"

"Non voglio correre il rischio di cadere in una sterile nostalgia del passato - continua Coriaci - la nostra forza è quella di stare sui mercati da protagonisti"

Il peso dei suoi 70 anni (la cui ricorrenza verrà celebrata nel 2019) Confcooperative Forlì-Cesena non lo sente affatto, anzi questo importante traguardo diventa l’occasione per guardarsi dentro, senza autoreferenzialità, ma con la coscienza libera non solo di riconoscere i risultati positivi conseguiti, ma anche di analizzare spazi di miglioramento su cui andare a convogliare le proprie energie in futuro.
“E’ proprio così - afferma Mirco Coriaci, direttore di Confcooperative Forlì-Cesena - oggi, volgendo lo sguardo indietro, vedo l’impronta chiara e forte di personalità di grande livello che hanno creato il nostro movimento e lo hanno preso per mano, facendolo consolidare a servizio dell’economia locale, spinti da quei valori di solidarietà, sussidiarità e centralità della persona umana che sono il cuore della cooperazione".

"Credo che oggi abbiamo il dovere di procedere su quella strada che ci è stata indicata e porre alla base del nostro agire, nelle organizzazioni come nelle imprese, i concetti valoriali della cooperazione. La nuova classe dirigente del mondo cooperativo deve essere formata con cura, attingendo da questo patrimonio e coniugandolo con le esigenze di innovazione che il mercato impone - prosegue Coriaci -. Accade a volte che l’introduzione di manager che hanno maturato esperienze fuori dalla cooperazione non produca gli effetti sperati. Le risorse umane, specie quelle di livello dirigenziale, sono, al contrario, da ricercare fra coloro che sono nati e cresciuti all’interno delle cooperative: il nostro movimento (sia a livello locale che nazionale) mette a disposizione strumenti formativi idonei e qualificati per raggiungere questi obiettivi". La celebrazione dei 70 anni di presenza della cooperazione “bianca” a Forlì e Cesena, quindi, diventa l’occasione della rimotivazione, della riaffermazione di quel bagaglio di valori fondanti, che non possono che riassumersi nel concetto di fare impresa, garantendo la centralità e il rispetto delle risorse umane.

"Non voglio correre il rischio di cadere in una sterile nostalgia del passato - continua Coriaci - la nostra forza è quella di stare sui mercati da protagonisti, perseguendo l’innovazione nei processi pruduttivi e nell’organizzazione aziendale: a fianco di ciò non deve sbiadirsi il concetto di cooperazione, che sancisce la nostra ‘diversità’ e ‘specificità’ rispetto alle altre tipologie di imprese. Questo patrimonio valoriale, poi, può essere inteso anche come una prerogativa importante nel rapporto con le istituzioni e il mondo politico. Confcooperative, dopo la frantumazione delle ideologie e dei partiti tradizionali, ha assunto un ruolo di equidistanza dalle forze in campo attualmente: ciò implica l’opportunità di un dialogo libero e costruttivo per mettere le basi alla società di domani, specie nei contesti locali, dove la cooperazione può mettere a disposizione della comunità idee, sensibilità e progetti, a servizio dei cittadini, con un’attenzione particolare per le fasce più deboli della popolazione".

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