Crisi di governo, Confartigianato: "Non sia dimenticata la piccola impresa"

Per l’84% degli imprenditori italiani la complessità delle procedure amministrative è un ostacolo all’attività dell'azienda e soltanto il 29% dei cittadini giudica buona la qualità dei servizi pubblici

In questi giorni convulsi, caratterizzati dalla crisi di Governo, Confartigianato coglie l’occasione per ricordare il ruolo dell’artigianato e della piccola impresa in Italia, troppo di frequente trascurato dalle forze politiche. Spiega il segretario di Confartigianato, Forlì Marco Valenti: "Sono 4,4 milioni di aziende con 10,8 milioni di addetti, pari al 65% degli occupati nelle imprese italiane impegnate ad agganciare la ripresa. Lo scorso anno, malgrado il contesto difficile, in Italia, sono nate 308 imprese artigiane al giorno e le piccole imprese hanno esportato nel mondo 127,3 miliardi di prodotti, la performance migliore di sempre. Quanto a produttività, in 5 anni è aumentata del 18,6%, più del doppio rispetto al contemporaneo +7,3% di quelle tedesche".

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Eppure gli sforzi dei piccoli imprenditori sono ostacolati da vincoli e zavorre. Continua il segretario "sono stati fatti grandi passi in avanti nella digitalizzazione. L’obiettivo è portare la pubblica amministrazione a evolversi e migliorarsi, con l'impegno di tanti che silenziosamente lavorano per una maggiore efficienza della macchina pubblica. Ma accanto a queste positività permangono ancora difficoltà, legate alla presenza di oneri e adempimenti ormai inutili e che non sono finalizzati a mantenere le regole e la legalità, ma solo a mettere i bastoni tra le ruote delle imprese. Apprezzabile il proseguimento della riduzione dei tempi medi effettivi di pagamento che si attestano a circa 85 giorni, rimanendo al di sopra dei limiti previsti dalla direttiva europea. Tuttavia, il peso dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese per beni e servizi costituisce un freno per le imprese". Per l’84% degli imprenditori italiani la complessità delle procedure amministrative è un ostacolo all’attività dell'azienda e soltanto il 29% dei cittadini giudica buona la qualità dei servizi pubblici.

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