Eternit, "sentenza giusta che fa sperare in una società più rispettosa"

Il presidente provinciale dell'Anmil, Alieto Comandini, afferma: “era una condanna auspicabile che ci lascia sperare che la nostra società sarà più rispettosa verso la salute dei lavoratori”.

E’ arrivato alla fine lo storico processo Eternit che con la severa condanna comminata ai vertici dell’azienda, Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier, 16 anni di reclusione, ha suscitato la medesima eco della sentenza Thyssen Krupp. Soddisfatta la Anmil, l’associazione dei mutilati e invalidi del lavoro, che attraverso il presidente provinciale Alieto Comandini affermano che “era una condanna auspicabile che ci lascia sperare che la nostra società sarà più rispettosa verso la salute dei lavoratori”.

“Il Tribunale piemontese ha giudicato colpevoli di reati di disastro doloso permanente e di omissione dolosa di misure antinfortunistiche, accogliendo quasi integralmente le richieste del Pubblico Ministero, Dott. Raffaele Guariniello: una sentenza esemplare per la quale è la prima volta, in Italia, che i massimi esponenti di un’azienda vengono condannati per aver volontariamente cagionato un disastro ambientale”.

“Purtroppo la sentenza ha dichiarato estinti per prescrizione i reati commessi dagli imputati negli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) - ha commentato con una certa amarezza il Presidente dell’ANMIL - e, a nostro giudizio, i risarcimenti riconosciuti ai familiari delle vittime costituitesi parte civile sono stati abbastanza contenuti nel loro ammontare se si pensa che quelle vite sono state ‘liquidate’ in media con una provvisionale dell’importo di € 30.000,00!”.

La tragedia dell’amianto non è però finita: questa sostanza è la principale causa di tumore legato all’attività professionale e l’emergenza sanitaria non è cessata con la chiusura o la messa in sicurezza delle fabbriche. Le terribili malattie che ne conseguono hanno una latenza che può anche arrivare a 40 anni dall’esposizione e colpiscono non solo i lavoratori, bensì anche i familiari che vengono a contatto con l’amianto ad esempio lavando i vestiti del congiunto, o il caso del barbiere che tagliava i capelli ai lavoratori delle fabbriche ed ancora le persone che semplicemente vivono nei siti a rischio.
L’industria dell’amianto è ancora attiva: è stata spostata dall’Europa in Ucraina, Russia, India, Egitto e Cina, dove si continua a lavorare esposti alla polvere killer, senza alcuna protezione.
 

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