Lavoro, i sindacati: "La ripresa sul territorio non c'è, ancora allarme per l'edilizia"

Ci sono lievi segnali di ripresa, sì, ma sul territorio i dati ancora non li evidenziano e a livello occupazionale non si percepisce. Questo emerge dal punto dei sindacati confederali, fatto dai segretari di Cgil, Paride Amanti, Cisl, Vanis Treossi e Uil, Luigi Foschi

Ci sono lievi segnali di ripresa, sì, ma sul territorio i dati ancora non li evidenziano e a livello occupazionale non si percepisce. Questo emerge dal punto dei sindacati confederali, fatto dai segretari di Cgil, Paride Amanti, Cisl, Vanis Treossi e Uil, Luigi Foschi. La cartina al tornasole di questo ragionamento sono i dati sull'utilizzo degli ammortizzatori sociali nei primi 9 mesi del 2015, quindi fino al 30 settembre, su territorio provinciale. Le ore di cassa integrazione autorizzata sono state 5 milioni 40mila, con un calo rispetto ai 6 milioni 673mila dello stesso periodo del 2014. 

La cassa in deroga è però rimasta pressoché  immutata. “Il leggero calo delle ore è dovuto alla riduzione della disponibilità degli ammortizzati già dal 2015 – spiega Amanti -, la cassa in deroga ad esempio sarà disponibile solo per altri 5 mesi. Purtroppo per i lavoratori stanno partendo licenziamenti importanti per questi motivi. E' vero che rispetto al picco del 2013, con oltre 8,5 milioni di ore, c'è stata una riduzione significativa, ma non significa che il problema sia risolto”.  Accanto a questo purtroppo si riscontra l'aumento del ricorso ai voucher e il dilagare del lavoro nero e dello sfruttamento. 

“Fortunatamente negli anni passati, grazie  anche ad iniziative con il coinvolgimento delle amministrazioni,  abbiamo salvato la dorsale del nostro insediamento industriale:  Electrolux, Alpi, Ferretti e, ultimo in ordine di tempo, Mercatone Uno.  Ora la riforma degli  ammortizzatori
sociali  ci preoccupa molto,  perchè va a ridurre significativamente i periodi di utilizzo, inserendo per le aziende che se ne voglio servire una sorta di balzello che potrebbe scongiurarne il ricorso”, prosegue Amanti. 

Treossi ribadisce che “non ci sono dati sul rilancio dell'economia territoriale: a fronte dei  segnali di miglioramento non crescono i posti di lavoro, ma si usa il personale che è in forza. Una inversione di tendenza sulle assunzioni c'è ma è impercettibile. Il settore dell'edilizia, invece, preoccupa ancora tanto, continua a perdere addetti, con aziende che chiudono in continuazione, anche per la difficoltà  di avere accesso agli ammortizzatori sociali. Su questo ci aspettiamo risposte dai Comuni, ad esempio sull'edilizia scolastica”. I sindacati chiedono alle amministrazioni comunali un confronto per mettere a punto un protocollo sugli appalti, che dia certezze ai lavoratori del settore e qualifichi il territorio, scegliendo imprese virtuose che diano continuità ai dipendenti e investano sull'innovazione. Inoltre il confronto è richiesto anche sui temi riguardanti il welfare, dopo l'istituzione da parte del Comune di Forlì dei due fondi per i lavoratori colpiti da crisi e per la morosità incolpevole. Si chiede una verifica sull'impatto di queste due misure, il loro rafforzamento e l'estensione a tutto il comprensorio. “E' scandaloso che a metà novembre il Comune di Forlì non ci abbia ancora convocato per parlare del bilancio di previsione 2016 – tuona Foschi -. Se questo non avverrà nel giro di qualche giorno ci riserviamo il diritto di reagire come meglio crediamo”.  

Poi conclude: “Non vediamo alcuna ripresa, mentre il territorio ha bisogno di investimenti. Per questo chiediamo di fare tutto il possibile, trasformando le ooportunità di crescita  in insediamenti concreti, portando sul territorio le imprese che sono disposte ad investire. Tutti definiscono il nostro territorio appetibile, a questo punto è pronto ad essere fertilizzato”. 

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