Vini, Coldiretti: "Liberalizzazione Ue minaccia le produzioni Doc del territorio"

Il Commissario Europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, il quale ha assicurato che “non c'è alcuna intenzione di pervenire a modifiche che penalizzino l'attuale modello del sistema vitivinicolo italiano di qualità”.

Sangiovese e Trebbiano, ma anche Albana e Cabernet. Sono questi i vini Doc e Docg della provincia di Forlì-Cesena minacciati dall’ipotesi di liberalizzazione produttiva al vaglio della Commissione Ue. La proposta in esame a Bruxelles consentirebbe infatti a tutti di riportare in etichetta i nomi dei vitigni, sfruttando così il lavoro portato avanti in questi anni dai produttori del territorio. In pratica un vero e proprio scippo dell’identità territoriale contenuta nelle nostre bottiglie Doc e Igt.

“Non è ammissibile consentire l’uso di denominazioni senza un riferimento geografico, basate solo sul nome del vitigno – contesta il presidente Coldiretti Forlì-Cesena Andrea Ferrini - verrebbe infatti a perdersi la storia e la tradizione che legano il vino al territorio da cui deriva, per questo è necessario venga stralciata la proposta di modifica del regolamento ipotizzata dalla Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea”. L’appello lanciato da Coldiretti a tutti i livelli sembrerebbe aver ottenuto un primo risultato, almeno secondo quanto affermato giovedì dal Commissario Europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, il quale ha assicurato che “non c'è alcuna intenzione di pervenire a modifiche che penalizzino l'attuale modello del sistema vitivinicolo italiano di qualità”.

Nel frattempo, tuttavia, il processo di revisione delle norme che disciplinano l’etichettatura dei vini previste dal regolamento, da parte delle competenti Istituzioni dell’Unione europea, sembra proseguire. Nella fase di preparazione della proposta di modifica del regolamento la Direzione generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea ha ipotizzato di liberalizzare l’uso nell’etichettatura di tutti i vini, compresi quelli senza indicazione geografica, di quei nomi di varietà che oggi sono riservati in virtù delle norme comunitarie vigenti. Il risultato sarebbe una pericolosa banalizzazione di alcune tra le più note denominazioni nazionali che si sono affermate sui mercati nazionale ed estero grazie al lavoro dei vitivinicoltori italiani.

Una concorrenza sleale che fa gola a competitor tradizionali come la Spagna. E che proprio l’Unione europea potrebbe innescare con la revisione del regolamento, guarda caso dopo un 2015 che ha visto l’Italia sorpassare la Francia e diventare il primo produttore mondiale di vino. “Ci opporremo con tutte le nostre forze a questa deleteria liberalizzazione - afferma Ferrini - dobbiamo infatti difendere il comparto vitivinicolo della provincia di Forlì-Cesena, i suoi numeri e la sua qualità. Stiamo infatti parlando di poco più di 7mila ettari vitati, un 40% dei quali dedicati a produzioni Doc/Docg, in maggioranza Sangiovese, Trebbiano, Albana, con una produzione totale pari a circa 650mila quintali”.

"È evidente che se passasse l’ipotesi di riforma qualsiasi produttore straniero potrebbe immettere sul mercato generici vini “Sangiovese di Romagna” o “Albana”, godendo della notorietà delle rispettive denominazioni di origine (Doc e Docg) che hanno fatto conoscere questi prodotti nel mondo e danneggiando l’immagine degli stessi. “Il futuro della nostra agricoltura dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali – sottolinea Ferrini – è assurdo, quindi, che l’Ue persegua la linea opposta, quella della standardizzazione spinta”. 

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