Lo sviluppo economico parte dall'asilo, convegno al Ceub

Mercato del lavoro e scuola sono due mondi sempre più vicini. Non solo per quel che riguarda la formazione professionale: per avere successo nella vita lavorativa, infatti, bisogna possedere capacità che non sempre gli insegnamenti prettamente scolastici riescono a trasmettere

Mercato del lavoro e scuola sono due mondi sempre più vicini. Non solo per quel che riguarda la formazione professionale: per avere successo nella vita lavorativa, infatti, bisogna possedere capacità che non sempre gli insegnamenti prettamente scolastici riescono a trasmettere. Servono cioè quelle che gli psicologi dell'educazione, ed ora anche gli economisti, chiamano “non-cognitive skill”, abilità individuali come motivazione, perseveranza o auto-controllo che si sviluppano nella primissima infanzia rischiando poi di non essere adeguatamente valorizzate dal sistema scolastico tradizionale, finalizzato all'alfabetizzazione e misurato da test di tipo accademico.

A queste "abilità non cognitive" guarda con sempre maggiore interesse il mondo dell'economia, mettendole in relazione allo sviluppo economico, soprattutto in un'ottica di sostegno ai Paesi in via di sviluppo. Di questo discutono i principali esperti mondiali di economia del lavoro e della formazione, riuniti al CeUB di Bertinoro fino al 5 ottobre per il workshop su “Cognitive and Non-Cognitive Skills and Economic Development”, organizzato da Hartmut Lehmann (docente dell’Università di Bologna ed IZA), Linguère Mously Mbaye (IZA), Alexander Muravyev (Scuola Superiore di Economia di Mosca ed IZA), David A. Robalino (Banca Mondiale ed IZA) e Stefano Scarpetta (OCSE ed IZA).

Il workshop nasce sotto l'egida di importanti istituzioni internazionali come l'OCSE, Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico, la Banca Mondiale ed IZA, Istituto per lo studio del lavoro che ha sede a Bonn, in Germania, e che dal 1998 si occupa di ricerca economica indipendente, focalizzata sull'analisi dei mercati del lavoro mondiali.

"Partiamo dalla microeconomia – spiega il professor Hartmut Lehmann – per analizzare il funzionamento del sistema economico attraverso il comportamento degli individui. Studi effettuati dall'OCSE e dalla Banca Mondiale ci dicono che le abilità non cognitive, in pieno sviluppo nei primi anni di vita, segnano poi in modo sensibile la vita futura di un individuo in campo lavorativo. I dati presentati nel corso del workshop sono tanti: tra questi anche uno studio del prof. Marco Casari del Dipartimento di Scienze Economiche dell'Università di Bologna, incentrato sulle differenze tra Nord e Sud Italia per quel che riguarda il rapporto di fiducia nei confronti degli altri. Un buon asilo e una buona scuola dell'infanzia sono la giusta partenza per avere successo individuale nel lavoro e per lo sviluppo economico di un territorio e di un Paese: per questo i risultati del workshop – conclude il prof. Lehmann – sono di forte interesse non solo per gli economisti ma anche per i policy maker, che hanno il potere di elaborare e determinare le strategie in merito alle questioni più rilevanti per la politica e la società".

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