Marcegaglia, meglio mille euro al mese o il licenziamento?

Da mercoledì la Fiom Cgil di Forlì sarà presente tutti i giorni con un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento Marcegaglia di Forlì

Da mercoledì la Fiom Cgil di Forlì sarà presente tutti i giorni con un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento Marcegaglia di Forlì “per denunciare la decisione dell'azienda di non rinnovare 6 dei 12 contratti a termine presenti in azienda (per gli altri 6 è stato annunciato il licenziamento fra un mese) a causa della decisione del sindacato di non accettare a Forlì, come in tanti altri stabilimenti del Gruppo, il 'salario di ingresso'”. I ragazzi rimasti a casa sono  giovani, età media 25 anni.

“Marcegaglia – spiegano Michele Bulgarelli, segretario della Fiom Cgil di Forlì e Mirco Rota, coordinatore nazionale per la Fiom del Gruppo Marcegaglia e segretario generale Fiom Cgil Lombardia - pretende, come condizione per procedere ad assunzioni (20 nuovi assunti a Forlì in 2 anni, inclusi i 12 interinali), che a ciascuno di questi lavoratori venga ridotto lo stipendio, frutto di decenni di accordi e contrattazione, di circa 25mila euro lordi in 6 anni. Con il 'salario di ingresso' verrebbero cancellati, per i primi 3 anni, i premi di produzione, i premi di risultato e la quattordicesima”. Questo avrebbe portato lo stipendio a circa mille euro netti al mese per 14 mensilità.

Una scelta che per la Fiom Cgil è “inaccettabile e immorale perché crea disparità tra lavoratori che svolgono la stessa mansione in fabbrica. Inaccettabile è anche la modalità con cui Marcegaglia ha condotto il confronto negli stabilimenti, con pressioni su lavoratori e delegati e con comportamenti che a Ravenna hanno portato anche ad una condanna per comportamento antisindacale. Oggi Marcegaglia pretende di applicare in tutti gli stabilimenti lo stesso tipo di schema salariale usato a Ravenna e Casalmaggiore, imponendo una trattativa "finta" perché senza margini di discussione”.

Intanto 6 giovani sono già rimasti senza lavoro ed ad altri 6 hanno il contratto in scadenza a metà marzo. “Abbiamo avuto diversi rinnovi da quando siamo stati assunti, meno di un anno fa – spiegano – ogni volta siamo rimasti con il fiato sospeso perchè ci avvertivano del rinnovo una settimana prima. Certo che abbiamo pensato che sarebbero stati meglio mille euro al mese, piuttosto che restare a casa. Ma abbiamo voluto difendere la nostra dignità”.

La mobilitazione che prende avvio a Forlì ha due obiettivi precisi: “il reintegro immediato dei lavoratori in azienda e l'avvio di una trattativa sul futuro dello stabilimento e anche sul tema delle assunzioni priva di pregiudiziali e ricatti - spiega Bulgarelli- . L'ossessione per il "salario di ingresso" in questi mesi ha anche oscurato i tanti problemi che i lavoratori affrontano tutti i giorni dentro la fabbrica, a partire dalle condizioni ambientali e dall'incremento dei ritmi e carichi di lavoro. Per una settimana presidieremo i cancelli in occasione dei cambi-turno. Invitiamo le forze sociali, politiche e culturali del territorio a manifestare la propria solidarietà, anche intervenendo al presidio. Chiediamo anche alle istituzioni locali di fare una scelta coraggiosa sostenendo la lotta dei lavoratori per il proprio salario e la propria dignità”.
 
 

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