Morsa sul credito alle piccole imprese. "Le banche tornino indietro"

"Dal 1998 a oggi non era mai stata registrata una diminuzione così marcata nei prestiti bancari erogati alle piccole imprese e alle aziende con meno di 5 addetti, come quella verificatasi nell'ultimo semestre 2011"

“Dal 1998 a oggi non era mai stata registrata una diminuzione così marcata nei prestiti bancari erogati alle piccole imprese e alle aziende con meno di 5 addetti, come quella verificatasi nell’ultimo semestre 2011. La stretta creditizia, rilevata nella seconda parte dell’anno scorso, non  ha precedenti nella nostra storia recente”. Inizia così la lettera aperta scritta da  Roberto Faggiotto, segretario di Confartigianato di Forlì Federimprese

“Negli ultimi mesi, i finanziamenti alle piccole imprese sono aumentati appena dello 0,4%, avvicinandosi alla crescita zero. I tassi medi d’interesse hanno raggiunto il 5,5%, il valore più alto tra quelli dell’area euro, senza dimenticare l’atteggiamento di molti istituti bancari che chiedono ai clienti il rientro anticipato delle linee di credito concesse. La prudenza mostrata dalle banche penalizza le imprese che, a corto di liquidità aziendale, non hanno la possibilità di fare investimenti, né di competere ad armi pari con i concorrenti europei. L’atteggiamento degli istituti di credito di finanziare unicamente operazioni a breve termine, limitate a una clientela selezionata, escludendo altri, valutati inidonei sulla base di rigidi criteri come la sottocapitalizzazione, una bassa redditività del fatturato, l’appartenenza a un settore difficile o gli andamenti negativi, sta danneggiando fortemente l’artigianato, fiaccato da tre anni di crisi economica e da una tassazione che non ha eguali in Europa. Mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende, o persino l’esistenza degli imprenditori, come evidenziano i recenti drammatici casi di titolari di azienda che, per via di crediti e prestiti negati, hanno scelto di togliersi la vita”. Continua Faggiotto.

“La crisi ha svelato il malfunzionamento dell’economia italiana: le piccole e micro imprese sono costrette a subire i ritardi dei pagamenti da parte della committenza pubblica e privata, senza avere la possibilità di rivolgersi agli istituti di credito per far fronte alla mancanza di liquidità. A differenza delle grandi realtà, esse non hanno potere contrattuale nei confronti delle banche, né trovano il sostegno dell’opinione pubblica, che si avvede di loro solo quando un trafiletto sulla stampa racconta la storia di coloro che, per l’onta di un fallimento, di cui sono incolpevoli, scelgono di farla finita. È urgente che le banche tornino all’economia reale, riducendo la distanza da famiglie e imprese”, conclude.

 

 

                                                                                             

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