Mutui, gelata sul mercato della casa: a Forlì-Cesena la percentuale più bassa in Emilia Romagna

In provincia di Forlì-Cesena i nuovi mutui per investimenti in edilizia non residenziale segnano un -39,2% mentre registrano -22,6% per il residenziale

Nella provincia di Forlì-Cesena sono 4.126 le imprese nel settore delle costruzioni, con una dimensione media di 2,8 addetti. Gli occupati complessivi sono 11.600. Sono i dati principali che emergono dal rapporto 2019 sull'industria delle costruzioni nella nostra regione presentato  da Ance Emilia Romagna ed elaborato dalla Direzione Affari Economici e Centro Studi dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili. Le compravendite di abitazioni nei primi 9 mesi del 2019 sono state 2.904, con una crescita del 4,2% (nel comune capoluogo sono lievitate del 5,7% mentre negli altri comuni della provincia del 3,6%). In provincia di Forlì-Cesena i nuovi mutui per investimenti in edilizia non residenziale segnano un -39,2%  mentre registrano -22,6% per il residenziale. In calo del 17,2% (il dato più basso tra le province) i mutui per acquisto di abitazioni erogati alle famiglie. 

"Il settore delle costruzioni emiliano-romagnolo da alcuni anni sta uscendo dal lungo periodo della crisi, seppure con ritmi e valori ancora molto distanti da quelli che hanno preceduto il 2008. La strada verso la risalita è perciò lunga e complessa e necessita di scelte e interventi che possano consolidare la ripresa. Il 2019 è stato un altro anno con segni quasi tutti timidamente positivi, anche se continua a preoccupare l'andamento del mercato del credito che stenta a ridare fiducia ai costruttori - commenta Stefano Betti, presidente di Ance Emilia Romagna -. La crescita regionale del settore è di poco superiore alla media nazionale ma non va tralasciato che è influenzata ancora dagli effetti della ricostruzione post sisma del 2012, in particolare nelle province di Modena, Ferrara e Bologna".

Sulla scorta di questi dati il presidente Betti rilancia la necessità di interventi che siano di pubblica utilità. "Anche in Emilia-Romagna non sono più rimandabili opere per garantire la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini, prevenire le conseguenze degli eventi catastrofici naturali e rendere il patrimonio infrastrutturale adeguato alle esigenze delle persone e delle attività economiche - sottolinea Betti -. Non è possibile immaginare il futuro delle nostre città senza affrontare il tema della messa in sicurezza e della riqualificazione in chiave energetica degli edifici. Il primo ambito su cui gli enti locali possono incidere è quello della messa in sicurezza di territori ed edifici pubblici, con le opere necessarie a contrastare il dissesto idrogeologico che purtroppo coinvolge ancora tutte le nostre aree, dalle pianure alle zone montane passando per le coste e l’adeguamento di tutti gli edifici scolastici e amministrativi".

"Una seconda necessità è lo snellimento e semplificazione delle pratiche burocratiche, in particolare per ridurre i tempi delle pratiche urbanistiche e consentire tempi “umani” tra lo stanziamento delle risorse per gli appalti pubblici e l’avvio dei cantieri - prosegue -. Il terzo ambito è quello della rigenerazione urbana sostenibile, vero rinascimento urbano che deve essere supportato da alleanze, azioni e strumenti concreti. Occorre che la Regione prosegua nell'incoraggiarla con strumenti legislativi adeguati e che i Comuni implementino in questo senso i PUG, cioè gli strumenti a loro disposizione per la disciplina urbanistica, mettendoli a regime".

Un riflessione, infine, su centralità e ruolo strategico del settore nell'intera economia regionale. "L'ambito delle costruzioni riguarda una percentuale molto importante della produzione industriale, dell'occupazione e del PIL locale, superiore al 20% se si tiene presente la filiera lunga che esso attiva - conclude Betti -. Coinvolgiamo inoltre circa l'80% dei settori economici e la ricchezza che si genera ricade sul territorio stesso perché qui si trovano la stragrande maggioranza delle imprese e dei loro fornitori. Investire e intervenire nelle costruzioni, significa città più competitive, efficienti, sostenibili e accessibili, mediante un uso consapevole del territorio e delle risorse, significa attività produttive ed economiche responsabili, è perciò il modo migliore per sostenere tutta l'economia regionale. Per questi motivi chiediamo all'Amministrazione che uscirà vincitrice dalle elezioni del prossimo 26 gennaio di aprire nel più breve tempo possibile un tavolo regionale del settore delle costruzioni che permetta di affrontare i tanti temi che meritano attenzione".

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