Nessun segnale di ripresa, la crisi non molla il territorio: lievita la cassa integrazione

I numeri sono sempre più drammatici, "a dimostrazione che non siamo assolutamente fuori da questa crisi". I segretari di Cigl, Cisl e Uil, Paride Amanti, Luigi Foschi e Vanis Treossi snocciolano i dati relativi ai primi 4 mesi del 2014

I numeri sono sempre più drammatici, “a dimostrazione che non siamo assolutamente fuori da questa crisi”. I segretari di Cigil, Cisl e Uil, Paride Amanti, Luigi Foschi e Vanis Treossi snocciolano i dati relativi ai primi 4 mesi del 2014, che purtroppo non mostrano segnali di ripresa. La situazione viene messa sul tavolo a due giorni dalle elezioni comunali, con diverse richieste per il nuovo sindaco di Forlì, Davide Drei. Un dato su tutti: le ore totali di cassa integrazione passano da 2 milioni 990mila, dei primi 4 mesi del 2013, a 3 milioni 480 sul territorio provinciale.

A queste vanno aggiunte le oltre 600mila ore di cassa in deroga che ancora non sono contabilizzate, le domande di indennità di disoccupazione (Aspi e mini Aspi) in aumento, i quasi 40 mila iscritti al centro centro per l'impiego. Va considerato inoltre che ancora manca il decreto di copertura delle cassa in deroga: “Questo significa che circa 4mila lavoratori sul territorio da novembre non vedono un soldo - spiegano i sindacati –. Per parlare di inversione della crisi serve toccare con mano l'aumento dell'occupazione, per questo affermiamo che ancora non si percepisce alcun effetto positivo di eventuali segnali di ripresa sul tessuto sociale”.

Attualmente i lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali sul territorio sono oltre 10mila. Un dato significativo è l'aumento della cassa integrazione straordinaria, che viene considerata da Cgil, Cisl e Uil “l'anticamera del licenziamento”, che passa dal milione dei primi 4 mesi del 2013, ad oltre 1 milione 700 mila ore per lo stesso periodo del 2014, mentre cala invece quella ordinaria da 585 mila ore a 382mila.

Amanti cita Ferretti, Electrolux, Alpi, Vis mobility, aeroporto, Copua: “In molti casi abbiamo ottenuto risposte positive perchè ciascuno, dalle istituzioni ai sindacati, ha fatto la sua parte: ora chiediamo al nuovo sindaco che questo metodo di agire sia confermato. Vogliamo ragionare, per una prima valutazione, sul Fondo territoriale a sostegno dello sviluppo, messo in piedi da Fondazione, Camera di Commercio, e Comune, con 1,3milioni, che ha già visto, dall'inizio dell'anno oltre 30 interventi a controgaranzia per i Cofidi”.

Foschi pone l'accento sulle contrattazioni aziendali, sulle quali “abbiamo avuto in questi anni un jolly: l'assessore provinciale Denis Merloni. Tra un mese la Provincia decade e noi chiediamo a Drei di avere un nuovo punto riferimento all'interno dell'unione a 15 dei Comuni, come lo è stato in oltre 500 situazioni di crisi, Merloni. Inoltre ci aspettiamo di incontrare al più presto la nuova giunta sull'accordo sottoscritto il 30 aprile scorso per la rimodulazione della Tasi, in modo da renderla più equa”.

Treossi chiede attenzione su due punti: “La sicurezza è fondamentale, perchè una città degradata e presa di mira dai delinquenti non può attrarre investitori e la valorizzazione del centro storico, in particolare per rilanciare il settore dell'edilizia, che nella provincia di Forlì-Cesena ha visto quasi dimezzati i suoi addetti”.

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di il nichilista
    il nichilista

    ma è una novità?? io vedo altre realtà messe male...ma come forlì no...siamo gli ultimi dello schieramento...le marussia del circus delle città in ripresa...andiamo bene...

  • parlatene con le banche e con lo stato. Quando smetteranno di strozzare imprenditori e artigiani l'occupazione "miracolosamente" tornerà a salire. Se non si abbassano i costi per le aziende, e non si riduce lo strozzinaggio e il blocco del credito da parte delle banche, l'unica soluzione prima della chiusura è il licenziamento, non c'è pezza se manca la grana. Il lavoro, quello vero, quello che conta, lo fanno le imprese sul terittorio e non le multinazionali. Sono le piccole imprese che poi reinvestono su lavoratori di zona e danno lavoro ad altre imprese di zona ad arricchire un terittorio e non le multinazionali che poi investono in giro per il mondo. Però le multinazionali hanno peso politico, i piccoli imprenditori no quindi le prime vengono aiutate e i secondi no. Fate voi...

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