Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

Imprenditori in difficoltà ostacolati da sindacati e sistema bancario. E' il "grido di dolore" che ha lanciato oggi Paolo Celli, patron della Celli. L'azienda conta circa 50 addetti

di Redazione 10/10/2011
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    Imprenditori in difficoltà ostacolati da sindacati e sistema bancario. E' il "grido di dolore" che ha lanciato oggi Paolo Celli, imprenditore meccanico forlivese, patron della Celli. L'azienda conta circa 50 addetti e come moltissime altre è rimasta colpita dalla crisi. "In questa situazione di crisi epocale e di grande cambiamento a livello mondiale si sente e si legge tutti i giorni della necessità di serrare le fila, di fare sistema, di lavorare assieme per trovare soluzioni e riprendere la strada dello sviluppo. Purtroppo, rispetto a queste roboanti dichiarazioni d'intenti, la realtà di tutti i giorni è ben diversa", spiega Celli.

    Che con il suo appello punta a voler aprire un dibattito sul futuro economico anche del territorio. "Ci sono imprese, e la Celli è una di queste, che hanno imboccato la via del rilancio, ma non trovano interlocutori attenti e capaci di capire le difficoltà e le esigenze delle aziende nello scenario odierno. Vogliamo quindi esporre oggi la nostra esperienza diretta sperando che ne nasca un dibattito che porti ad un miglioramento del sistema economico complessivo, a beneficio di tutti. Ma se la situazione non cambia, l'opzione di delocalizzare la produzione all'estero resta", sempre l'imprenditore forlivese.

    BANCHE BUROCRATICHE E INEFFICIENTI - Che se la prende principalmente con banche e sindacato, "due interlocutori importanti per le aziende, dai quali è necessario avere collaborazione vera, non solo a parole". L'azienda ora dichiara cifre in netto recupero, con un aumento di fatturato del 17% rispetto al 2010 a fine agosto, +67% come portafoglio ordini ed un aumento di redditività notevole, ma le risposte del sistema non sono state adeguate.

    Dice Celli: "Iniziamo dal sistema bancario. Ad aprile 2010, cioè 18 mesi fa, è iniziato un percorso che mirava a consolidare l'azienda pur in presenza di evidenti difficoltà di bilancio (il fatturato era calato del 25% a seguito della crisi e la clientela in difficoltà faticava a pagare, creando così problematiche finanziarie a monte). L'azienda ha chiesto un finanziamento ponte (transitorio e garantito) da parte delle banche per assistere la ristrutturazione ed il rilancio dell'azienda, nonché un intervento di ricapitalizzazione da parte dei soci per un importo circa equivalente. Cosa è successo in questi 18 mesi? C'è stato un susseguirsi estenuante di riunioni e all'azienda è stata richiesta la produzione di una quantità inimmaginabile di documenti e report di ogni tipo, che ha comportato un costante ricorso a professionisti esterni che garantissero professionalità ed obiettività".

    Cosa è successo invece? "Siamo ad ottobre e non si ha nessuna indicazione dei tempi di chiusura effettiva della pratica. Gli istituti si muovono in ordine sparso e seguendo ciascuno una sua strategia
    mentre le banche locali dimostrano maggiore apertura e disponibilità verso le esigenze di una azienda del territorio come la nostra, le grandi banche nazionali sono lontane, poco disponibili al dialogo ed avare di indicazioni su come accelerare i tempi, strette evidentemente in una morsa burocratica interna che rallenta all'inverosimile le pratiche. 18 mesi (che forse diventeranno anche di più) sono un periodo di tempo che le aziende oggi possano sopportare? Certamente no".

    "Una domanda sorge spontanea però: perché nessuno parla di queste cose? La competitività del sistema economico territoriale dipende anche da questo", riprende Celli. "Non dovrebbe essere un tema su cui invece di facili e generiche dichiarazioni di disponibilità è necessario fare un serio lavoro di dialogo anche tecnico? La nostra azienda ha partecipato a varie riunioni organizzate da Confindustria sul tema ed è innegabile che lo sforzo di avviare un dialogo costruttivo sia stato fatto, da parte imprenditoriale. L'impressione però è che da parte degli istituti di credito si sia perlopiù partecipato con condiscendenza e limitatissima capacità propositiva".

    SINDACATI ANACRONISTICI - Veniamo adesso al sindacato, la seconda bordata di Celli. Spiega: "E' accettabile che protegga gli interessi dei lavoratori, ci mancherebbe altro. E' invece meno accettabile che contribuisca a gettare benzina sul fuoco facendo della disinformazione. Con interlocutori sindacali inaffidabili e prevenuti l'imprenditore che parli chiaro ed esponga le difficoltà dovute alla crisi rischia grosso. La Celli ha spiegato chiaramente al sindacato le difficoltà ed il prolungarsi oltre ogni limite del percorso intrapreso con le banche e in cambio ne ha ottenuto malumore interno, sfiducia e demotivazione dei dipendenti. Se i lavoratori sono preoccupati per le sorti della loro azienda risulta incomprensibile che si rifiutino di lavorare qualche ora in più per completare ordini urgenti da consegnare, come successo nelle settimane scorse. Questo perché è stato detto loro dal sindacato che non conviene fare ore in più visto che le prospettive dell'azienda potrebbero essere incerte. Questo perché l'azienda era stata costretta a ritardare temporaneamente (di 2 settimane) l'erogazione degli stipendi".

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    "Questo è grave, molto grave nel contesto di un sistema di relazioni che si trova a fronteggiare una situazione straordinaria. Non si può continuare a ragionare ancora oggi su schemi che richiamano contrapposizioni padrone/lavoratore anacronistiche, vecchie di trent'anni o più". Ed infine: "Dobbiamo renderci conto tutti che se continuiamo ad operare su queste basi, difendendo ciascuno i suoi interessi di bottega, il nostro sistema economico rischierà seriamente di affondare".

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    Avatar di The Dam

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    The Dam:

    Probabilmente il Sig. Celli ha vissuto molto bene fino a qualche tempo fa ed ora
    per mantenere lo stesso stile di vita delocalizza.
    Complimenti.
    Scappa & delocalizza prima che i tuoi dipendenti ti facciano la pelle...

    il 12 ottobre del 2011 segnala
    Avatar di Michela Cavallucci

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    Michela Cavallucci:

    negli anni '90 i miei genitori avevano un bar a gestione familiare. improvvisamente mio padre a 54 anni è venuto a mancare e io sono subentrata a lui in aiuto a mia madre.
    mia madre era legatissima a quel lavoro xchè gli ricordava il marito, quindi usava la sua pensione di vedova per icrementare l'incasso che era decisamente scarso, essendo un bar di campagna.
    il fisco però non conosce pietà e secondo i criteri standard 2 persone non potevano campare con quel misero stipendio.
    quindi morale della favola il bar ha dovuto chiudere: mia madre è morta a 60, 7 mesi dopo la chiusura.
    se questo imprenditore fosse legato alla sua azienda e ai suoi operai almeno la metà di quanto lo erano i miei genitori tutto si risolverebbe, ma in italia si sa che i furbi hanno sempre ragione.
    scusate lo sfogo.

    l'11 ottobre del 2011 segnala
    Avatar di L'Uomo Qualunque

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    L'Uomo Qualunque:

    Credo che parecchi imprenditori, tra cui quello in questione, abbiano vissuto anni d'oro nei quali gli utili venivano reinvestiti con molta parsimonia in azienda ed erano invece destinati ad altro fine, cioè all'incremento smodato del patrimonio personale.
    Ora sarebbe ora di far percorrere a quei denari il percorso contrario, cioè dal patrimonio personale all'azienda, ma si sa al denaro ci si affeziona e quindi è dura privarsene.
    Il problema è che se nella tua azienda non ci credi tu, come puoi pretendere che il denaro te lo forniscano le banche, che per inciso conoscono benissimo anche il patrimonio personale di ciascun imprenditore??
    Altro che chiedere moderazione e contributi alle parti sociali ed alle banche, bisogna tirare fuori i soldi oppure chiudere ed assumersi, direttamente, le proprie responsabilità.
    Quanto è vero il detto che "una generazione fa ed una disfa".......

    l'11 ottobre del 2011 segnala
    Avatar di Antonio M

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    Antonio M:

    Caro Celli, nonostante il grande rispetto per Tuo padre, lungimirante nella creazione di una delle più belle aziende del settore, credo che tu ci abbia fatto una figurina di M non da poco! Cavolo, lo stipendio per i tuoi dipendenti è sacro: prova a ripartire da quello...vedrai che i dipendenti saranno dalla tua!!!

    l'11 ottobre del 2011 segnala
    Avatar anonimo di Andrea

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    Andrea:

    Le banche sono nel pallone e le imprese hanno sicuramente difficoltà a ristrutturare ... senza licenziare (che è una mezza soluzione). Ristrutturare con modelli di mangement moderni ha sempre delle forti resistenze nel personale e richiede un grosso sforzo per coinvolgere e motivare i dipendenti. I sindacati, purtroppo, sono dei burocrati. Se ne esce solo col coraggio di ristrutturare in tutte le direzioni, processi, prodotti, personale e relazioni sindacali.
    Ah, le "vacche grasse", l'hanno vista solo gli evasori !

    l'11 ottobre del 2011 segnala
    Avatar di Francesco Valbonesi

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    Francesco Valbonesi:

    Caro celli prova a snellire e a rinnovare l'azienda...

    spesso funziona con le banche

    il 10 ottobre del 2011 segnala
    Avatar anonimo di L' erba del vicino

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    L' erba del vicino:

    ......ma la ditta in questione non sarà mica quella che tempo fà aveva chiesto ai suoi dipendenti di andare a manifestare davanti alle Banche perchè non elargivano??? ...boh ....forse mi sbaglio

    il 10 ottobre del 2011 segnala
    Avatar di L'Uomo Qualunque

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    L'Uomo Qualunque:

    Ma questi imprenditori locali, che vorrebbero denari dalle banche e collaborazione e senso di responsabilità dai sindacati, dove hanno messo i lauti guadagni di anni ed anni di "vacche grasse"??
    cosa pretendono quando le cose vanno male?
    Che gli operai lavorino gratis e senza stipendio e che le banche foraggino ancora il loro tenore di vita??
    Il fatto triste è che, salvo rare eccezioni, in Romagna ce ne sono tantissimi di questa pasta.

    il 10 ottobre del 2011 segnala
    Avatar anonimo di Massimo

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    Massimo:

    ...ah dimenticavo, gli stipendi è da oltre un'anno che arrivano in ritardo con il motto "vi pago quando mi pare" non 2 settimane come dice lui...e noi da marzo a tutto Agosto abbiamo lavorato più del nostro orario normale lo stesso...se questo è il ringraziamento figuriamoci il resto...

    il 10 ottobre del 2011 segnala
    Avatar anonimo di Massimo

    R: Grido di dolore di un imprenditore: "Bloccato da banche e sindacati"

    Massimo:

    Sono un dipendente e rispondo che questa è una mezza verità... d'accordo sulle banche.... ma far la guerra ai dipendenti non lo capisco, visto che hanno fatto la ricchezza dell'azienda...piuttosto chiediamoci chi si è montato la testa con la mega azienda, ma siamo solo artigianetti...e poi quei consulenti che si credono dei Marchionne....mah e lui ci crede anche...l'azienda ha troppi impiegati ed è troppo sbilanciata le banche lo sanno...forse non gli credono più?

    il 10 ottobre del 2011 segnala