"No alla svendita di Poste Italiane": manifestazione davanti al palazzo delle Poste

Ci sarà una mobilitazione dei sindacati "per sensibilizzare tutti i cittadini sui rischi della completa privatizzazione della più grande azienda del Paese"

"No alla svendita di Poste Italiane". Giovedì mattina in Piazza Saffi, di fronte alla sede centrale delle Poste, ci sarà una mobilitazione dei sindacati "per sensibilizzare tutti i cittadini sui rischi della completa privatizzazione della più grande azienda del Paese, che mette a rischio la funzione sociale ed il presidio sul territorio". "Inoltre Poste Italiane possiede i dati sensibili di 33 milioni di soggetti: piccole imprese, enti locali, cittadini, lavoratori e pensionati - afferma Renzo Corzani, segretario generale Slc a nome di Cgil e Cisl -. Su questo aspetto riteniamo che la politica dovrebbe interrogarsi attentamente prima di procedere alla totale privatizzazione di Poste Italiane".

Per i sindacati la completa privatizzazione di Poste Italiane mette "a rischio la funzione sociale ed il presidio del territorio, che va dall’apertura degli uffici nei centri più remoti alla distribuzione della corrispondenza nelle realtà dove nessun operatore privato potrà mai avere interesse a recapitare. Per questo Poste Italiane deve rimanere sotto il controllo pubblico, per poter continuare a garantire i servizi a favore dei cittadini ed alle imprese in tutto il territorio nazionale. Con la vendita sarebbero a rischio anche i prodotti finanziari di Poste che, pur con redditi minimi, sino ad oggi sono stati garantiti dal Governo italiano. Garanzie che non potrebbero essere mantenute con la trasformazione di Poste in banca vera e propria, prodotti che subirebbero inevitabilmente i rischi e le dinamiche della speculazione finanziaria, che tanti danni ha prodotto alle economie delle famiglie e delle imprese".

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"Il processo di privatizzazione sta sottraendo risorse ed attenzioni al recapito, vero core business di Poste Italiane che deve garantire il servizio universale a tutti i cittadini, sia per le sovvenzioni che riceve dallo stato, sia per l’obbligo imposto dalle direttive comunitarie che garantiscono un diritto di cittadinanza per l’intera collettività - proseguono i sindacati -. Il Paese con la completa privatizzazione di Poste Italiane rischia di perdere un pezzo importante del suo patrimonio. I pochi danari che verrebbero raccimolati dalla svendita di Poste non serviranno a sanare il disastrato bilancio dell’Italia ma, renderanno il nostro Paese ancora più povero e con meno servizi ai cittadini. I soldi per sanare il debito pubblico vanno ricercati altrove, senza svendere i capitali e proprietà del Paese".
 

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