Rallenta la crescita in Emilia Romagna, disoccupazione in calo. Aumentano le ore di lavoro

Nel 2018 è proseguita, per il quinto anno consecutivo, la crescita dell’economia dell’Emilia Romagna, sebbene in misura meno intensa rispetto all’anno precedente

 Si è svolta alla Camera di Commercio la presentazione del Rapporto sull’Economia, organizzata dalla Banca d’Italia, e che ha visto come relatori Maurizio Rocca, direttore Banca d’Italia Sede di Bologna; Giovanna Pedone, direttore reggente della Banca d’Italia di Forlì; Guglielmo Barone, Litterio Mirenda e Elena Gentili della divisione Analisi e ricerca economica territoriale della Sede di Bologna della Banca d’Italia; Alberto Zambianchi, presidente Unioncamere Emilia Romagna; Massimo Spisni, professore ordinario di Finanza Aziendale Alma Mater Studiorum di Bologna e vice presidente Scuola Economia e Management di Forlì; e Carlo Dalmonete, presidente del Gruppo Caviro.

La congiuntura in Emilia-Romagna    

Nel 2018 è proseguita, per il quinto anno consecutivo, la crescita dell’economia dell’Emilia Romagna, sebbene in misura meno intensa rispetto all’anno precedente; l’espansione è stata maggiore di quella media nazionale. L’andamento delle esportazioni è stato favorevole (5,7 per cento in termini nominali, contro il 3,1 in Italia) risentendo solo in parte del rallentamento del commercio mondiale. Anche gli investimenti (cresciuti del 3,3 per cento in termini reali) hanno fornito un contributo positivo; sono stati favoriti dagli incentivi fiscali e da condizioni creditizie accomodanti. L’incremento dei consumi privati è stato più contenuto (1,0 per cento). Nella seconda parte dell’anno sono emersi alcuni segnali di indebolimento. Per il 2019 le imprese si attendono una moderata espansione dell’attività; su questo scenario prevalgono rischi al ribasso legati alle recenti spinte protezionistiche e all’incertezza sull’evoluzione del quadro economico e politico nazionale.       

Le imprese    

Nell’industria il fatturato è cresciuto dello 0,8 per cento, gli investimenti del 6,8. A tali andamenti si è accompagnata l’espansione di produzione e ordini, soprattutto grazie alla domanda proveniente dall’estero. È proseguita la ripresa nel settore delle costruzioni: il fatturato è aumentato dell’1,7 per cento. Le compravendite di abitazioni sono aumentate dell’11,3 per cento e, per la prima volta dopo sei anni, si è avuto un lieve aumento dei prezzi degli immobili. L’invenduto resta elevato. La debolezza della domanda interna ha invece frenato la crescita nel terziario dove il quadro prevalente è di stagnazione. Il fatturato è aumentato di appena lo 0,3 per cento.

Al calo delle vendite al dettaglio (che ha interessato anche la grande distribuzione) si è contrapposto un incremento dei pernottamenti di turisti e dei trasporti di merci e di passeggeri. La congiuntura complessivamente favorevole ha sostenuto la redditività e la capacità di autofinanziamento. L’abbondante liquidità generata, destinata in parte agli investimenti, ha moderato la domanda di credito. I prestiti bancari sono tornati a crescere (0,2 per cento a dicembre 2018), con andamenti più favorevoli per la manifattura, le imprese più grandi e quelle finanziariamente più solide. Nel caso di poche grandi imprese, le esigenze di finanziamento sono state soddisfatte anche con fonti alternative al tradizionale canale bancario. Le condizioni di accesso al credito, ancora in allentamento nella prima parte dell’anno, si sono stabilizzate nella seconda.       

Il mercato del lavoro    

Nel 2018 il numero di occupati è aumentato dell’1,6 per cento (0,9 per cento in Italia), attestandosi a poco più di 2 milioni. Anche le ore lavorate sono cresciute (1,4 per cento). L’incremento degli occupati ha interessato tutti i principali settori ed è risultato particolarmente accentuato per l’industria, dopo il calo del 2017. A differenza dell’anno precedente l’incremento si è esteso anche alla fascia 15-34 anni. Nel settore privato è ripreso l’aumento dei contratti a tempo indeterminato, sospinto dalle trasformazioni di quelli a termine. Il tasso di disoccupazione è ulteriormente sceso (al 5,9 per cento).      

Le famiglie  

 La crescita del reddito delle famiglie (2,0 per cento in termini reali), sostenuta dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, ha influito solo in parte sui consumi, aumentati in misura più contenuta. La spesa per beni durevoli è cresciuta, soprattutto quella per mobili ed elettrodomestici, il cui andamento è maggiormente correlato con la dinamica del mercato immobiliare. I prestiti di banche e società finanziarie alle famiglie sono aumentati del 3,2 per cento, interessando sia la componente dei mutui sia quella del credito al consumo. Le politiche creditizie sono rimaste complessivamente distese. Nel periodo 2008-2017 la ricchezza netta delle famiglie emiliano-romagnole è leggermente aumentata in termini nominali (2 per cento): la flessione della componente immobiliare (-3,5 per cento) è stata più che compensata dall’aumento di quella finanziaria (10,6 per cento). In termini pro capite il dato regionale (207 mila euro) è ampiamente superiore a quello medio per il Nord Est (194 mila euro). Nell’allocazione del risparmio, anche nel 2018 i bassi tassi di interesse hanno favorito l’investimento in strumenti prontamente liquidabili, come i depositi in conto corrente. Dopo anni di forte crescita, si è ridotto il risparmio gestito.      

I finanziamenti all’economia    

È proseguita la concentrazione del settore bancario e si è ulteriormente ridimensionata la rete territoriale. I prestiti al settore privato non finanziario sono aumentati (1,1 per cento). La qualità del credito è migliorata: l’incidenza dei nuovi prestiti deteriorati sul totale dei finanziamenti si è attestata al 2,0 per cento, un valore pressoché in linea con quello del 2007. Pur rimanendo ancora elevato nel confronto storico (12,5 per cento), si è notevolmente ridotto anche l’ammontare delle posizioni problematiche sul totale dei finanziamenti, grazie all’intensificarsi delle operazioni di cessione e di stralcio.       

Gli approfondimenti    

Il rapporto contiene diversi approfondimenti, tra i quali "Esportazioni regionali e possibile uscita del Regno Unito dall'Ue; Le imprese in forte crescita negli anni di crisi; L’evoluzione dell’indennità di disoccupazione; Le surroghe e le sostituzioni di prestiti per acquisto di abitazioni; Le imprese affidate dalle BCC; Servizi finanziari digitali e Fintech; La competitività regionale e la qualità dell’azione pubblica; Il personale del servizio sanitario pubblico; I Programmi operativi regionali 2014-2020; e La capacità di riscossione dei Comuni".
 

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