Saldi invernali, commercianti col muso lungo. Affari "magri", si chiede un cambiamento

Confesercenti Forlì, attraverso il proprio Ufficio Studi, un’indagine telefonica su un campione rappresentativo delle imprese commerciali della regione, per cercare di capire l’andamento delle vendite e l’opinione degli imprenditori

I saldi invernali non risollevano la crisi del commercio. Confesercenti Forlì, attraverso il proprio Ufficio Studi, un’indagine telefonica su un campione rappresentativo delle imprese commerciali della regione, per cercare di capire l’andamento delle vendite e l’opinione degli imprenditori. "Quello che emerge dall’indagine e dal confronto con le imprese del settore - afferma Fabio Lucchi, responsabile Fismo della Confesercenti di Forlì - è che i saldi, pur mantenendo un valore commerciale importante e spesso decisivo per i bilanci delle imprese, abbiano bisogno di una riflessione approfondita che riesca a elaborare una proposta convincente di modifica dell’attuale normativa, in grado di rappresentare un giusto equilibrio fra la salvaguardia del loro valore di marketing e commerciale, le esigenze in continuo cambiamento dei consumatori e le dinamiche di mercato".

Solamente il 10,7% delle imprese ha registrato un incremento delle vendite rispetto al periodo dei saldi invernali del 2018 e il 44,7% ha constatato una diminuzione. Dopo il primo week-end dei saldi (5 e 6 gennaio) l’andamento era stato ben diverso con un 25,5% delle imprese che aveva visto un incremento e solamente un 29,4% una diminuzione. Questo nonostante lo sconto medio applicato sia stato del 50% e, nel caso del 16,5% delle imprese, lo sconto medio sia stato superiore a quello dello scorso anno.

Il valore medio dello scontrino è stato di 102,1 euro, rimanendo invariato per il 55,3% delle imprese e diminuendo invece per il 35%. L’andamento non troppo brillante dei saldi si aggiunge alla dinamiche negative delle vendite registrata nel corso del 2018 che ha visto una diminuzione nel commercio al dettaglio del 2% Complessivamente, quindi, le imprese si sono dichiarate insoddisfatte dell’andamento generale del periodo dei saldi per il 51% e la cosa più interessante che emerge è che solamente il 10,7% lascerebbero l’attuale normativa così com’è ma, al contrario, introdurrebbero modifiche (dal posticipo dell’inizio del periodo, alla riduzione del periodo o alla liberalizzazione per tutto l’anno e altro ancora). I saldi invernali, emerge sempre dall’indagine, continuano, comunque, a rappresentare il 24,7% del fatturato totale delle imprese del commercio di abbigliamento, calzature e accessori; beni questi che rappresentano il 3,9% del totale della spesa delle famiglie emiliano-romagnole.

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