Troppe tasse sulle imprese, a Forlì si lavora 223 giorni per il fisco e 142 giorni per la famiglia

Migliorano i dati a Forlì, grazie all’innalzamento della deducibilità Imu, una vittoria della Cba. Che non si accontenta e chiede di fare di meglio

Il Total tax rate per artigiani e piccole imprese arretra finalmente con decisione. Una proiezione per l’anno in corso elaborata da “Comune che vai, fisco che trovi 2019”, il Rapporto annuale dell’Osservatorio Cna sulla tassazione delle piccole medio-imprese. L’aliquota fiscale totale media sui profitti delle piccole imprese quest’anno scenderà sotto il 60%: per la precisione al 59,7% contro il 61,2% del 2018. Emblematico il Tax free day, cioè il giorno dell’anno nel quale una piccola impresa smette di lavorare per pagare tasse, imposte e contributi, e comincia a produrre reddito disponibile per il titolare e per la sua famiglia. Quest’anno a Forlì è caduto l’11 agosto a Forlì, mentre nel 2018, con un ritardo rispetto alla media nazionale, che lo colloca al 5 agosto.

"Ora abbiamo la prova che la crescita della pressione fiscale sulle piccole imprese non è ineluttabile - commenta Franco Napolitano, direttore generale di Cna Forlì-Cesena - anche se il percorso virtuoso è solo alle prime mosse. Qualche passo in avanti è stato compiuto negli ultimi anni. Sono state, infatti, trasformate in legge alcune importanti proposte della Cna: più di tutto ha pesato l’innalzamento al 50% della deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali, vale a dire i capannoni, i laboratori, i negozi: vitali per un’impresa, per l’imprenditore come per i suoi dipendenti. Misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2019 su pressione, in particolare, della Cna che ne ha fatto un cavallo di battaglia. Ricordiamo, poi, l’introduzione del regime forfettario di tassazione del reddito d’impresa, il regime di cassa per la determinazione del reddito delle imprese in contabilità semplificata e l’abrogazione degli studi di settore”.

Il peso della tassazione (Total tax rate) nel territorio provinciale rimane maggiore rispetto alla media nazionale, anche se in lieve calo sul 2018: a Forlì si passa dal 63,3% al 61,3%. "Una diminuzione evidente - osserva Napolitano -, che rappresenta una inversione di tendenza contingente, in attesa di conferme e continuità". A Forlì, nel 2019, l’azienda campione pagherà 30.650 euro di tasse, il 61,3% del proprio reddito, ovvero 1.022 euro in meno rispetto al 2018. In pratica, su un reddito di 50.000 euro alla fine dei giochi gliene resteranno in tasca 19.350. Nella classifica delle città dell'Emilia Romagna Forlì è penultima. L’incidenza della tassazione locale scende di appena lo 0,2% a Forlì, attestandosi al 20,9% e dello 0,3% a Cesena, che registra un 20,4% mentre è più bassa sia a Rimini (17,9%) che a Ravenna (17,2%).

Segnali positivi, quindi, ma non sufficienti. "Per far ripartire l’Italia è necessario aprire una stagione in cui si superi la logica degli interventi emergenziali e scoordinati - conclude Napolitano - e si definisca un progetto di sviluppo del Paese per i prossimi anni, individuando obiettivi e driver di sviluppo. Un progetto in cui la politica di bilancio non sia solo funzionale al rispetto aritmetico dei vincoli europei, ma sia il motore degli investimenti necessari a traghettare il Paese fuori dalle secche in cui si trova. Un così elevato prelievo fiscale è un forte disincentivo allo stesso desiderio di intrapresa, a cui si aggiunge che la macchina del fisco è anche iniqua, complessa e instabile nel tempo, diventando un fattore di incertezza. A ogni cambio di governo si riaccende in noi la speranza dell’avvio di una stagione nuova tra contribuenti e fisco. Una stagione improntata alla trasparenza, alla semplicità, alla stabilità delle regole e soprattutto alla ragionevolezza del prelievo".

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