Tanti visitatori alla mostra "Un popolo in trincea: memoria degli italiani nella Grande Guerra"

L'iniziativa ha registrato un lusinghiero successo di pubblico con visitatori di tutte le età, provenienti da tutta Italia e anche dall' estero, vedendo anche l'afflusso di scolaresche

Ha chiuso i battenti in questi giorni la mostra “Un popolo in trincea: memoria degli italiani nella Grande Guerra”, aperta a Modigliana presso l’ Appartamento Storico dei Vescovi lo scorso 2 agosto, realizzata da un nutrito gruppo di curatori,  promossa dalla Parrocchia di S. Stefano, con il patrocinio del comune di Modigliana e dell’ Accademia degl’ Incamminati, in collaborazione con l’ associazione “La Squadriglia del Grifo” di Lugo e il centro di documentazione “La Palazza” di Budrio di Cotignola.

L’iniziativa ha registrato un lusinghiero successo di pubblico con visitatori di tutte le età, provenienti da tutta Italia e anche dall’ estero, vedendo anche l’afflusso di scolaresche. Tanti i materiali esposti (reperti trovati nelle trincee e sui campi di battaglia, documenti, lettere, fotografie, suppellettili di uso comune ricavate dai soldati da schegge o proiettili) e tante le storie di soldati che vissero il conflitto. Tra queste spicca la vicenda umana del modiglianese Lorenzo Cortesi, che ci riporta all’epoca squadriglie di aerei da guerra; sergente maggiore, Cortesi, caduto nei cieli dell’ Albania nel 1918, era nato nel 1895 (la famiglia abitava in via Don G. Verità). Arruolato come geniere, grazie alle sue conoscenze di meccanica, ottenne il brevetto di pilota e venne assegnato all’ 85° squadriglia operativa nella zona di Voisin in Albania. Impegnato in combattimento il 17 aprile del 1918, si battè eroicamente a lungo contro due aerei nemici, ma, colpito dalla contraerea, cadde morendo nel velivolo in fiamme. Gli austriaci ammirati ne recuperarono il corpo, riservandogli gli onori militari e la pietà religiosa del funerale. Successivamente tra austriaci ed italiani, nel corso di una breve cavalleresca tregua, ci fu uno scambio di messaggi lanciati da aerei a volo radente sui due schieramenti; infatti gli austriaci comunicarono agli italiani la sorte dello sfortunato aviatore e questi informarono i primi della identità del pilota abbattuto al quale l’ Italia concesse in seguito la medaglia d’ argento al valore.