"Uomo. LiberaMente", le fotografie di Moreno e Ivano Diana

Fino al 17 febbraio, presso la Sala Albertini in piazza Saffi a Forlì, è visitabile la mostra "Uomo. LiberaMente", un'esposizione di fotografie di Moreno Diana e di sculture di Ivano Diana. 

I due artisti sono cugini, ma nonostante la parentela differiscono come scelte culturali e sociali e questo arricchisce la rassegna in corso per l'originalità che la connota.
Una mostra importante, l'ha definita Gabriele Zelli inaugurandola, capace di stimolare riflessioni su aspetti particolari della vita vissuti da diverse persone come la follia, o la necessità di avere sempre un'apertura intellettiva, capace di cogliere da tutta l'umanità gli stimoli per avere una mente libera e capace di aprirsi alle novità di un mondo che cambia continuamente e rapidamente. 

Nel suo intervento Gabriele Zelli ha ripreso il giudizio che Roberto Casadio, l'artista forlivese recentemente scomparso, ha scritto qualche anno fa a proposito dell'attività artistica di Ivano Diana, in particolare là dove annota che la sua amicizia con lo scultore risale al 1998 quando, durante una mostra a Forlimpopoli "ebbi l'occasione di scoprire il suo talento e la sua sensibilità". "Le sue opere, frutto di conoscenza tecnica e fantasia, sono sempre parole di Casadio, invitano l'osservatore a guardare con attenzione e trasporto, per farsi proiettare oltre l'opera stessa attraverso orizzonti di fede e umanità che invitano a un pensiero mai statico ma di ricerca costante, necessaria per fare arte". Concetti ribaditi anche da un altro artista, Luciano Navacchia, che ha scritto: "Ivano Diana è un artista sorprendente, egli non ha limiti nel realizzare i suoi lavori, la sua ricerca e il suo linguaggio trovano un'interpretazione concettuale attraverso la quale, forma e colore si incontrano in perfetta armonia".

Il lavoro di Moreno Diana è stato realizzato scansionando negativi originali del periodo 1913-1920 tratti dall'archivio fotografico del Manicomio di Novara, concessi dal fotografo-artista Giovanni Sesia, dando alle stampe 14 plotter su carta di cm. 200x145. Nel trattare questa parte della mostra Gabriele Zelli ha utilizzato una riflessione scritta per la mostra dallo stesso Moreno Diana. In particolare quando dice che: "La follia è una realtà tragica che può irrompere nella vita di ognuno. Si potrebbe dire, usando un linguaggio metaforico, che la follia, se appare, comincia a salire “le scale” del corpo per impossessarsi della sua mente e rubarne poi i pensieri. (...) La follia trascina in uno stato di colpevolezza e incoscienza che crea vergogna, mutazione del corpo dall’interno verso l’esterno tale che agli occhi del folle, intorno, restano solo sporcizia e degrado. E nasce il desiderio di lavare questo corpo sudicio di ferite interiori, malato di amori non vissuti, vestito di nevrosi generate da ribellioni mute. Nasce il seme della follia che è la lucidità del dolore, della morte che tutti prende, prima o poi sotto il suo braccio. Mutamento di spazio, annullamento delle ombre e delle disparità". Tutti concetti, ha concluso Zelli, che si ritrovano nelle 14 frasi che accompagnano le opere tratte dal libro "L'arcobaleno del ruscello" di Eugenio Borgna, volume di interviste a internati nei manicomi, come: "Non vedo l'ora che mio figlio mi venga a prendere. Ho avuto un aborto. Desideravo quel figlio, ora mi trovo sola", "Nessuno, né mio marito, né mio figlio verrebbero mai a trovarmi. Non potrebbero reggere il mio sguardo malinconico", "Mi sono separata da mio marito. Era un mascalzone. Mi sono trovata nel vuoto", "Tante volte mi metto così, guardo per terra. E cosa penso ? A Gesù...". 

La mostra è visitabile nei seguenti orari: fino a domenica 16 febbraio: 10.00 - 12.00 e 15.00 - 18.00; lunedì 17: 10.00 - 14.00.

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