Diploma Wilderness per ’area protetta dell’Appennino tosco-romagnolo

Il presidente Luca Santini e il direttore Boscagli hanno manifestato senza veli l’orgoglio per questo risultato, che premia sforzi e obiettivi gestionali volti a preservare le ultimi grandi zone di natura selvaggia del vecchio continente

Il riconoscimento era nell’aria. Ora al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è giunta l’ufficialità: l’area protetta dell’Appennino tosco-romagnolo è stata insignita del Diploma Wilderness. Il presidente Luca Santini e il direttore Boscagli hanno manifestato senza veli l’orgoglio per questo risultato, che premia sforzi e obiettivi gestionali volti a preservare le ultimi grandi zone di natura selvaggia del vecchio continente, dando una visibilità a livello europeo con conseguenti benefici anche in termini di afflusso turistico.

A conferire il Diploma è stata l’European Wilderness Society, associazione internazionale con sede in Austria e riconosciuta dall’Unione Europea, che ha per obiettivo proprio quello di scoprire, certificare e mettere in rete i più remoti angoli di valore naturalistico all’interno delle aree protette del continente, laddove la natura non viene condizionata dal benché minimo intervento umano. Ma anche dove l’intervento dell’uomo riesce a mantenersi assolutamente rispettoso degli equilibri naturali. Il Parco nazionale vanta ben 1.320 ettari di riserve integrali, tra cui spicca senza dubbio quella già pluridecorata di Sasso Fratino, istituita (prima in Italia) nel lontano 1959, e che insieme alle faggete vetuste dell’area protetta è uno degli otto siti naturalistici nazionali candidati al riconoscimento come patrimonio mondiale naturale Unesco.

Il percorso di certificazione è stato valorizzato, appena una settimana fa, dalla partecipazione di un membro della stessa Ews all’attività di snow tracking, il monitoraggio dei branchi di lupi attraverso la ricerca e mappatura di impronte su neve, organizzata dall’Associazione Amici del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi in stretta collaborazione con lo stesso ente Parco, il Cta del Corpo Forestale dello Stato e la Cooperativa In Quiete. Gudrun Pflüger, quarantenne biologa austriaca con una grande esperienza di studio della specie in Canada e protagonista di documentari sul tema, ha affiancato, ciaspole ai piedi, volontari e semplici appassionati sulle orme dei due branchi che da anni vengono ormai monitorati nella zona di Camaldoli, tra il crinale e l’abitato di Moggiona. Oltre alle impronte sono state rinvenute marcature territoriali e due probabili resti di predazione su cinghiale, a testimonianza dell’importantissimo ruolo ecologico del predatore simbolo del Parco all’interno della catena alimentare.

Un ruolo di enorme pregio, una diffusione tanto capillare quanto equilibrata, che affondano le radici in quelle regole non scritte della natura selvaggia, e smentiscono ogni volta le polemiche e gli allarmismi su fantomatiche esplosioni demografiche e pericoli per l’uomo stesso.
La biologa dell’Ews ha esplicitamente apprezzato anche la qualità della conservazione culturale e delle testimonianze antropiche che traspaiono dal territorio del Parco: una sfida continua per far sì che Natura e Cultura riescano a convivere in maniera feconda e sostenibile.

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