Caos nel Pd, l'ex dirigente comunale La Forgia: "C'è solo un candidato possibile ora: Ancarani"

"In questo momento, a così poca distanza di tempo dalla consultazione elettorale, con gli altri partiti già in campo da tempo coi propri candidati, ritengo non ci sia proprio più modo di indugiare oltre"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Ho appreso con vivo disappunto la notizia della rinuncia di Gabriele Zelli. A parte la stima e l'affetto per una persona che conosco dall'adolescenza, da vecchio simpatizzante ed elettore, ero e sono tuttora convinto che, in questa situazione di grave difficoltà del PD, Zelli fosse il candidato più adatto a deludere le manifeste ambizioni e le legittime speranze dellealtre forze politiche di strappare Forlì al centrosinistra. Trovo molto preoccupante, per chi ha a cuore le sorti della sinistra progressista, che a meno di quattro mesi dalla data delle elezioni, sia ancora in alto mare l'individuazione del candidato sindaco e ritengo che sia necessario procedere al più presto.

Sono sempre stato, per principio, favorevole alle primarie come strumento diretto ed immediato, a disposizione di iscritti ed elettori, per far sentire la propria voce. Strumento che, peraltro, da lungo tempo distingue positivamente il PD dalle altre formazioni politiche. Tuttavia, in questo momento, a così poca distanza di tempo dalla consultazione elettorale, con gli altri partiti già in campo da tempo coi propri candidati, ritengo non ci sia proprio più modo di indugiare oltre e di dividersi in una competizione interna sui candidati. Quello che per età, curriculum e ruolo attualmente rivestito, sarebbe stato il candidato naturale e più autorevole (Marco Di Maio, intendo), ha declinato cortesemente l'invito. Cosa che, peraltro, in altri tempi e nel partito che ho conosciuto in anni ormai lontani, sarebbe stato davvero
inammissibile, perché di fatto significa, al di là delle intenzioni, anteporre le proprie preferenze personali ad un interesse collettivo superiore. Ciò nonostante, Di Maio ha declinato la candidatura.

E' necessario fare presto. Ora non è il momento di personalismi e ambizioni personali. Nessuno dei nominativi che sono circolati sui media on questi giorni si staglia nettamente sugli altri per autorevolezza, caratteristiche e qualità personali. In un partito “normale” (appunto in uno di quei partiti cui alludevo sopra), in questa situazione, c'è
un unico candidato: il segretario della federazione. 

Alessandro La Forgia

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