In 600 al dibattito sui temi cattolici, la metà resta fuori. 'Fattore famiglia', la posizione dei candidati

Circa 600 persone sono confluite lunedì sera in municipio per il dibattito con tutti i candidati sindaci sui temi cari ai cattolici, organizzato dalla Consulta delle aggregazioni laicali

Un salone comunale gremito come poche volte si è visto per un confronto politico che non riguardasse qualche 'big' della politica nazionale: circa 600 persone sono confluite lunedì sera in municipio per il dibattito con tutti i candidati sindaci sui temi cari ai cattolici, organizzato dalla Consulta delle aggregazioni laicali e dalla Consulta degli organismi socio assistenziali della Diocesi di Forlì-Bertinoro. La metà di queste persone sono però dovute rimanere fuori, ma hanno seguito il dibattito con la diffusione degli altoparlanti esterni, per fortuna col favore di una serata finalmente clemente. E non sono mancate vibranti proteste all'atto di far uscire, per motivi di sicurezza, le persone presenti in piedi nel salone a ridosso dei muri. Una scena ormai ricorrente che dovrebbe anche porre l'urgenza di potenziare le dotazioni tecnologiche del Salone comunale, dotato di un impianto audio scadente, mentre con una banale videoconferenza il pubblico potrebbe essere accolto - seduto e in sicurezza - in altre sale del Comune di Forlì.

Va a Zattini la palma della stoccata più ficcante, indirizzata a Giorgio Calderoni, che ha annunciato un cambio di indirizzo nelle politiche di centro-sinistra per quanto riguarda le tasse e le tariffe dei servizi comunali. E' stato Zattini ad andare maggiormente all'affondo, puntando insistentemente sull'alternanza e sulla discontinuità. Ma è stato Calderoni quello che ha fatto l'uscita più ad effetto, quando nel suo appello di voto finale ha fatto appello alle “beatitudini del politico”. Citando l'opuscolo consegnato ai candidati con l'elenco delle “beatitudini del politico” ha concluso Calderoni: “Vi chiedo non solo il voto, ma il vostro  impegno a farmi rispettare questo decalogo se sarò eletto”. A Veronica San Vicente va invece il primato degli applausi nel corso dei suoi interventi, tenuto anche conto che giocava su un campo di gioco a lei potenzialmente ostile, dato che di fronte ad un pubblico prevalentemente di cattolici ha ribadito il primato della laicità e del pubblico nell'erogare i servizi sociali e scolastici.

Moderati dal giornalista Francesco Zanotti, direttore del giornale della diocesi cesenate 'Corriere cesenate', c'erano Giorgio Calderoni (centro-sinistra), Veronica San Vicente Capanaga (L’Alternativa per Forlì), Marco Ravaioli (Forlì SiCura), Daniele Vergini (Movimento 5 Stelle) e Gianluca Zattini (centro-destra). La serata si è aperta con un minuto di silenzio nel ricordo di Guglielmo Russo, presidente di Legacoop Romagna ed ex presidente della Provincia di Forlì-Cesena, volto notissimo nel terzo settore sia laico che religioso e il cui figlio, Edoardo Russo, presidente della Consulta delle aggregazioni laicali, avrebbe dovuto essere presente all'incontro.

“Fattore famiglia”

La prima e principale questione posta sul tavolo dei candidati sindaci è stato il “fattore famiglia”, una modalità per ricalcolare le tariffe dei servizi comunali che tenga maggiormente conto, rispetto all'Isee, della numerosità della famiglia e delle sue difficoltà, come per esempio la difficoltà abitativa e i carichi famigliari per quanto riguarda minori, disabili e anziani. Una proposta che Paolo Dell'Aquila, segretario della stessa consulta, ha indicato come non aver mai avuto “reale riscontro in Comune”. 'Fattore famiglia' che viene accolto in pieno da Zattini: “L'ho voluto fortemente nel nostro programma elettorale,  nel quale è centrale il tema della denatalità e il sostegno alla famiglia”. Per Zattini, anzi la rimodulazione dei costi dei servizi deve diventare “una rivoluzione culturale, mettendo la famiglia al centro di tutto perché l'Isee non tiene conto della realtà vera della famiglia dei suoi carichi e della presenza di fragilità al suo interno: il Comune si deve dare questa priorità, su cui si gioca tanto del nostro futuro”. Anche Calderoni, spiegando che c'è un welfare che si scarica sulla famiglia ha aperto decisamente ad un “Fattore famiglia a livello comunale sull'esperienza più significativa di Verona, un percorso da avviare – come a Verona – con l'aiuto di uno studio dell'università e delle facoltà di Economia, dove tra l'altro a Forlì è proprio vocata al terzo settore,  dobbiamo avviare questo percorso anche a Forlì”. Presa di posizione che nel giro di repliche ha fatto esclamare Zattini: “Solo contento che chi ha amministrato da sempre si è riconvertito al fattore famiglia, però dobbiamo anche vedere cosa è stato in passato, capire chi non lo ha mai condiviso”.  Ma anche contro-reazione di Calderoni nella domanda successiva: “Sono portato a porgere l'altra guancia”. 

Diversa la posizione di San Vicente, che ha giudicato l'Isee “è uno strumento complesso che tiene conto di tanti fattori ed è uguali per tutti,  e per questo già risponde alle nostre esigenze di uguaglianza e universalità. Il problema maggiore semmai è come è usato, con poca progressività: per esempio chi ha un Isee di 24mila euro paga quanto uno di 36mila, pur essendoci un reddito molto diverso”. Sul tema della denatalità, San Vicente ha invitato a guardare al mondo dove “ci sono più di 7 miliardi di persone e sono in continuo aumento”. Da parte di Daniele Vergini sono arrivate parole rassicuranti e nette sul welfare: “A Forlì c'è un welfare di eccellenza e non intendiamo smantellare niente, quello che c'è non si tocca”. Il pentastellato propone quindi quelli che ritiene miglioramenti, come per esempio una revisione dell'Isee e l'introduzione di un quoziente famigliare sul modello francese anche in Comune. “Ricordo che il M5S sta prendendo spunto dal quoziente famigliare francese  per la tassazione, concetto che si può declinare anche in comune. E ricordo inoltre che il miliardo di euro residuo del reddito di cittadinanza il M5S è orientato ad utilizzarlo per la famiglia”. Tra le altre proposte di Vergini anche “un aumento della flessibilità dei servizi 0-6 anni e del pre- e post-scuola”. Marco Ravaioli infine dubita che l'introduzione a livello locale del 'fattore famiglia' potrebbe avere degli effetti così evidenti: “Sono molto favorevole invece ad un sistema di bonus per l'acquisto di beni necessari e puntare sulla mediazione per capire le vere esigenze e accompagnare in percorsi personalizzati”, evitando così un sistema di “contributi a pioggia, e mettere più l'accento sull'accesso a beni e servizi”.

Scuola e aumento degli studenti con disturbi

Altri due temi cardine per il mondo cattolico sono la scuola e l'aumento degli studenti problematici, a fronte di poche ore di sostegno. San Vicente si richiama al modello francese della certificazione della disabilità, in cui “tutti gli enti si mettono assieme in un posto fisico per analizzare la situazione del bambino complessivamente e per personalizzare il servizio, ogni situazione va approfondita caso per caso”. Vergini propone uno “screening generale in prima elementare e più formazione per gli insegnanti della scuola elementare e materna”. Ma sul tema della scuola allarga anche al rafforzamento della polizia municipale “per la lotta allo spaccio davanti alle scuole, mettendoci più pattuglie davanti alle scuole”. Ravaioli cita invece anche il problema dell'integrazione degli stranieri a scuola: “Un problema che c'è e non va demonizzato”

Calderoni, citando Stefano Zamagni e il suo concetto di sussidiarietà circolare tra pubblico, mercato privato e comunità, ricorda di aver visitato la realtà della scuola paritaria 'La Nave': “La scuola paritaria è nei fatti e dobbiamo tenerne conto”. Per quanto riguarda servizi aggiuntivi “c'è un convitato di pietra, silenzioso ma presente, che è il bilancio del Comune, ma la direzione a cui tendere è la sussidiarietà orizzontale, compatibile con gli strumenti finanziari che abbiamo”. Zattini ha invece ricordato le discussioni con la moglie, che è una maestra: “La scuola è profondamente cambiata, ci vogliono ricette nuove per problemi nuovi. Il percorso però va condiviso assieme alla famiglie, mentre l'ente pubblico deve passare dalla politica del bando, cioè mettere a bando un servizio che ho già deciso, a una progettazione congiunta mettendo al centro la persona. Il welfare andrà completamente rivoluzionato”.

Diversa la posizione di San Vicente che difende il sistema pubblico: “Noi crediamo che il pubblico abbia giocato un ruolo importante nel pensare i servizi e applicarli, in questi discorsi si sottintende che il pubblico  non funziona e non è così”. Vergini è ancora una volta diretto: “I politici sono tanto bravi a parlare, ma è il M5S quello che ha più sostenuto le fasce deboli con l'introduzione del reddito di cittadinanza. Il baratto amministrativo, presente ora in molti programmi, è stato da noi proposto, approvato dal Consiglio comunale e mai attuato dalla giunta. Il Comune di Forlì non ha neanche un piano di abbattimento delle barriere architettoniche,  noi lo faremo. Basta parole, è l'ora dei fatti”.

Perché i cattolici dovrebbero votare un candidato?

Il primo a dare la risposta è Ravaioli della lista civica 'Forlì SiCura': “Perché credo fermamente che prima vengono le persone. Forlì sia dei forlivese, noi siamo i protagonisti della città, i cittadini possono fare i miracoli se ben supportati dall'ente pubblico. Dobbiamo credere in noi stessi e sentirci comunità”.

Perché votare Zattini? “Perché dopo un'esperienza amministrativa di 60 anni si sente la necessità di passare ad un'altra fase, con la riscoperta delle tante ricchezze chiuse nei depositi da tanti anni e rendere nuovamente attrattivo il territorio mentre ora Forlì non ha un progetto strategico. Per questo ci vuole alternanza”. 

Per San Vicente il voto ad 'Alternativa per Forlì è perchè “bisogna iniziare a tornare a guardare ai valori della lotta al razzismo, dell'uguaglianza, contro l'omofobia e i diritti delle donne. Il nostro non è un cartello elettorale, vogliamo essere un punto di riferimento di chi si riconosce nei valori della sinistra per i prossimi 5 anni”.

Quindi Vergini: “In 5 anni all'opposizione crediamo di esserci distinti per competenza, coerenza e serietà del nostro lavoro, mentre le altre opposizione andavano a casa all'ora di cena. Votare il Movimento 5 Stelle perché abbiamo un programma realizzato in un anno che non ha eguali nei nostri concorrenti, e perché siamo slegati da ogni potere che ha mosso i fili della città in questi decenni, noi abbiamo le mani libere per realizzare il programma”.

Ed infine appunto Calderoni, che legge le beatitudini del politico e chiede ai presenti: “Vi chiedo non solo il voto, ma il vostro impegno a farmi rispettare questo decalogo se sarò eletto”.

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