Programmi a confronto sulle tasse comunali: come i candidati vogliono rimodularle o abbassarle

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", ForlìToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", ForlìToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città. Una domanda uguale per tutti i candidati sindaci, per capire le loro idee, priorità e le differenze di vedute. Ecco le loro risposte (pubblicate in ordine cronologico di arrivo).

DOMANDA - Il Comune ha in mano la leva fiscale di addizionale Irpef e tributi comunali. Spieghi le sue intenzioni sulle tasse comunali. Gran parte della spesa corrente del Comune va in servizi sociali. Come intende cambiarli, se intende cambiarli?

Giorgio Calderoni (centro-sinistra)

Come rileva il “Sole24Ore”, Forlì è uno dei due comuni italiani ad avere ridotto sia l’aliquota Irpef per i redditi da 15.000 a 28.000 euro sia ad aver portato la soglia di esenzione da 8.000 a 15.000, mantenendo lo stesso livello dei servizi e, anzi, rilanciando sugli investimenti e la spesa sociale. Riduzioni dell’Imu possono essere applicate, in un contesto di bilancio sano, solo a fronte di progetti specifici realizzati da imprese virtuose che attivino certificazioni per la sicurezza lavorativa e la sostenibilità ambientale.

Un’ulteriore possibilità è l’utilizzo dello strumento del “baratto amministrativo” (previsto dal codice degli appalti del 2016) per progetti di collaborazione pubblico-privato per la cura e la manutenzione della città. I servizi sociali del Comune sono già ad uno standard elevato. Naturalmente possono essere migliorati secondo un Welfare di comunità e la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia il 27/02/2009. Va sperimentato il “fattore famiglia” per superare le rigidità dell’indicatore ISEE.

Daniele Vergini (Movimento 5 Stelle)

Come ho già detto in altre occasioni il welfare di Forlì non si tocca, e si andrà al massimo ad aggiungere o a migliorare quello che già esiste. Comunque abbassare le tasse è possibile: siamo convinti che anche a livello locale sia ora di cambiare e chi amministra deve dimostrare di saperlo fare senza far pagare alle imprese e ai cittadini conti spropositati e insostenibili. Non sappiamo ancora cosa troveremo realmente nel bilancio che ci lascerà in eredità l’attuale amministrazione, ma il dato dell’ultimo bilancio di 20 milioni di avanzo spendibile (in altre parole tasse fatte pagare “in più” ai cittadini) dovrebbe sicuramente far riflettere, se è un dato reale dopo una attenta verifica della reale situazione si potrà tranquillamente ridurre l’attuale Irpef, per renderla realmente progressiva riducendo le aliquote rimodulandole in base alle fasce di reddito. 

Pensiamo poi ad un ridimensionamento delle tassazioni comunali sulle imprese commerciali e artigianali presenti nel centro storico o in altre aree svantaggiate. La tassa per occupazione suolo pubblico è sicuramente da semplificare e per incentivare l’apertura di nuovi esercizi in centro la azzereremo per favorire anche la comparsa di dehors nelle piazze e strade centrali, pur sempre nel rispetto del decoro. Inoltre ai proprietari che affittano locali in centro per i negozi ad affitto calmierato applicheremo una riduzione dell’IMU per i primi due anni.

Intendiamo anche sviluppare proposte di fiscalità ridotta per le imprese che seguono protocolli ambientali virtuosi e, contemporaneamente, di lotta alle produzioni senza regole, e per le attività con effetti occupazionali positivi sulle filiere produttive. Ci concentreremo poi nel “prevenire” il fenomeno dell’evasione o quantomeno a limitarlo il più possibile: la lotta all’evasione fiscale non si fermerà alla sola attività di recupero dei crediti (che in ogni caso avverrà sempre in modo “agevolato” permettendo di decidere importi delle rate e date di scadenze compatibili con le effettive capacità del soggetto), ma consisterà principalmente nel mettere tutti i cittadini nelle condizioni di poter pagare le tasse. Attueremo infine un contrasto alla concorrenza sleale e all’abusivismo, stipulando accordi speciali tra associazioni di categoria, Comune e Agenzia delle Entrate, già realtà in vari Comuni (ad es: Cesena e Savignano), per inoltrare segnalazioni di potenziali irregolarità, i cui proventi da sanzioni possano essere introitati in parte dal Comune per essere reinvestiti nello sviluppo economico.


Veronica San Vicente (L'Alternativa per Forlì)

La leva fiscale è uno strumento da utilizzare non solo al fine di raccogliere entrate per le casse comunali, ma anche come incentivo e disincentivo di comportamenti positivi o dannosi per la città e per proseguire in un orizzonte di giustizia sociale. Parliamo di addizionali IRPEF e di IMU. Abbiamo una suddivisioni di classi reddituali a cui viene applicata l’addizionale totalmente in contraddizione con la realtà: all’interno della stessa categoria vengono assimilati redditi con differenze enormi. Vogliamo quindi definire un maggior numero di scaglioni con addizionali conseguenti. “Chi ha molto paghi molto, chi ha poco paghi poco, chi non ha niente non paghi niente” diceva Berlinguer.

L’IMU può rivelarsi una leva importante per quanto riguarda la lotta all’abbandono degli immobili, la cura e la ripopolazione del centro, l’aiuto nella ricerca di una casa. Concretamente pensiamo ad agevolazioni per chi affitta a prezzi calmierati, in particolare agli studenti. D’altro canto però intendiamo anche un aumento dell’IMU per chi detiene immobili sfitti e pretende affitti troppo alti: evidentemente questi proprietari hanno una disponibilità economica che consente loro di non avere necessità di affittare e potrebbero dare un maggiore contributo alla comunità. In questa cornice, ci si potrebbe anche permettere di investire maggiormente in servizi sociali piuttosto che in altri ambiti. Se prendiamo l’esempio degli asili e dei servizi di post scuola, vediamo il costo ricadere quasi completamente in capo all’utente con salassi per le famiglie, mentre il Comune si adopera per una maggiore copertura per l’allestimento dei mercati.

Gian Luca Zattini (centro-destra)

La prima cosa da fare, per avere una visione globale del bilancio di un Comune, è effettuare una ricognizione puntuale dei capitoli di spesa, per verificare dove e in che modo le nostre risorse vengono canalizzate. L’obiettivo non è tagliare ma è senza dubbio ottimizzare la spesa pubblica, migliorando gli investimenti in un quadro di lungo periodo. Anche perché, negli ultimi anni, l’Amministrazione di Forlì sembrerebbe aver effettuato erogazioni a pioggia, con un metodo perlomeno discutibile dal punto di vista dell’importo e dei destinatari. C’è poi un altro aspetto da sottolineare e che la maggior parte dei cittadini ignora: il Comune di Forlì ha tutte le aliquote al valore massimo consentito per legge. Il nostro primo impegno sarà quello di ricalibrare il livello di tassazione locale per riportarla a un livello più contenuto e a un indice di pressione meno invasivo.

Da una prima lettura del bilancio comunale se ne deduce l’approssimazione con cui è sempre stato gestito. Non si spiegherebbe diversamente un avanzo di 63.597.046 euro di cui disponibili 16.775.229. È evidente allora che è mancata una visione strategica e di insieme della spesa pubblica di questa Amministrazione perché un Comune virtuoso e sano dal punto di vista finanziario, nell’interesse dei suoi cittadini e delle imprese che ne compongono il comparto produttivo, dovrebbe tendere al pareggio di bilancio o a un leggero avanzo di Amministrazione, e non a un salvadanaio di decine e decine di milioni di euro. È chiaro che, a conti fatti, nel bilancio del Comune di Forlì vi è lo spazio sia per ridurre la fiscalità generale che per aumentare la spesa corrente. In particolare, per quanto riguarda gli investimenti sul fronte delle politiche di welfare, lavoreremo per incrementare le risorse a disposizione di questo settore per migliorare, dove possibile, le dinamiche di spesa. 

Marco Ravaioli (Forlì SiCura)

L’impegno politico da parte degli Amministratori del Comune di Forlì, si dovrà concretizzare in un piano strategico ed operativo che eviti all’amministrazione di ricorrere alla leva finanziaria riconducibile all’aumento delle aliquote sulle imposte e tasse comunali, in modo da arginare la perdita di gettito. Questa infatti si produce cone l'estensione del regime forfettario fiscale, prevista dalla Legge di bilancio 2019 e che a livello nazionale  si stima ammonterebbe a circa 180 milioni di euro il calo di entrate per comuni e regioni nel 2020, 59 milioni di euro per l’addizionale Irpef comunale e 119,5 per quella regionale. Negli ultimi cinque anni, abbiamo assistito nel nostro Comune, ad un graduale aumento della leva fiscale delle imposte locali - a scapito soprattutto delle fasce più deboli - per rincorrere logiche e politiche di bilancio estranee all’imperativo “principio della solidarietà”.

E’ ora di cambiare ed intervenire con un serio piano strategico da inserire nel Documento Unico di Programmazione. Si deve prevedere, attraverso azioni correttive mirate che coinvolgano tutto il personale e gli uffici interessati anche attraverso incentivi “ad hoc”, l’aumento di efficienza nell’azzeramento dei residui di riscossione e nell’attività di recupero dell’evasione tributaria , prevista in euro 5.070.000 per gli anni 2019-2020-2021. Infatti, come si legge nel documento Unico di Programmazione del Comune di Forlì 2019/2021, le entrate tributarie classificate al titolo I°, costituite dalle imposte (Ici, Addizionale Irpef, Compartecipazione all’Irpef, Imposta sulla pubblicità, Imposta sul consumo di energia elettrica e altro), dalle tasse (Tarsu, Tosap) e dai tributi speciali (diritti sulle pubbliche affissioni), accertate nell’anno trascorso, sono pari a 33.627.374 euro ma sono state riscosse per un residuo pari a 9.964.104 euro, corrispondente al 29,63%. La strada del cambiamento, passa quindi dall’obiettivo di fermare l’aumento della leva fiscale a partire da subito attraverso un lavoro comune e fatto in Comune,che coinvolga e responsabilizzi sia il personale e gli uffici interessati che il singolo cittadino, vero protagonista degli obiettivi e dei risultati ottenuti.

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