Elezioni, "A sinistra con Drei" interviene sull'Ausl unica

"Innanzi tutto val la pena ricordare che il Sistema Sanitario italiano è – tutt’ora – tra i migliori al mondo e quello dell’ Emilia Romagna, tra i migliori del nostro Paese"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

"Si sa che in campagna elettorale ci sono sempre due o tre argomenti che vanno per la maggiore. Tra questi non mancano mai la sicurezza, l’assetto del centro storico, l’ambiente, i trasporti e – su tutti – la sanità. Proprio su quest’ultimo argomento si stanno concentrando  un po’ tutte le liste che parteciperanno alla prossima contesa amministrativa (in alcuni casi, si potrebbe dire “azzuffando”) per proporre la loro migliore ricetta; anzi, in alcuni casi si assiste addirittura a candidati che affermano la loro verità assoluta (ma solo la loro) derivante da lunghi anni passati all’interno delle strutture sanitarie pubbliche i quali, con pochissima eleganza – a nostro avviso – difendono palesemente interessi che a voler esser buoni, sono smaccatamente corporativisti. A nostro avviso la sanità è tutt’altra cosa e va trattata in tutt’altro modo e con tutt’altro rispetto.

Innanzi tutto val la pena ricordare che il Sistema Sanitario italiano è – tutt’ora – tra i migliori al mondo e quello dell’ Emilia Romagna, tra i migliori del nostro Paese. Questo vuol dire che si deve lavorare sul miglioramento (cosa sempre possibile, anzi doverosa) e non sulla critica “a prescindere” di ciò che ci viene messo a disposizione. Ed ora veniamo al “cuore” del contendere: la AUSL unica romagnola, verso la quale si concentrano le critiche e gli strali dei nostri “soloni di periferia”. Innanzi tutto c’è da dire che “nulla si può dire”, almeno fino a quando non sarà reso noto ufficialmente l’Atto Aziendale in corso di elaborazione da parte dei vertici dell’AUSL unica e delle componenti sociali che agiscono sul territorio. Ogni critica fatta in questo momento può essere solo il frutto di posizioni preconcette e dunque di nessuna rilevanza ai fini pratici.

C’è poi da ricordare che, almeno sulla carta, la creazione di quella che alcuni sostengono sarà la più grande Azienda Sanitaria italiana (forse è vero, forse no) va proprio nel senso della razionalizzazione del Sistema Sanitario del nostro Paese, in linea perfetta con le tendenze organizzative di tutta la sanità mondiale. Dopo anni e anni di servizi sanitari che erogano “salute” in modo estremamente differenziato rispetto ai territori serviti, finalmente ci si è accorti (ribadiamo che le indicazioni provengono dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) che è necessario creare le cosiddette “reti”. La rete dell’assistenza domiciliare legata a quella dell’assistenza ospedaliera, la rete della medicina scolastica legata alla rete dei servizi sul territorio, la rete del dolore – al servizio dei malati terminali o con gravissime patologie – legata alla rete delle strutture ospedaliere, e via dicendo. Questo è il concetto di sanità futura, su cui ormai convergono tutte le eccellenze mondiali, anche in funzione della necessità di “specializzare” sempre più il servizio sanitario pubblico.

E allora domandiamoci: è meglio disporre di una sola ed eccellente ortopedia (tanto per fare un esempio) al posto di tante di livello medio? E l’ostetricia? E l’oncologia? In altre parole: è meglio poter contare su un servizio sempre e comunque di grande eccellenza, oppure avere l’ospedale “sotto casa”, magari piccolo e poco dotato di servizi e apparecchiature? Questa è la domanda che si deve porre una politica responsabile e davvero attenta al territorio ed ai cittadini. In queste settimane è capitato addirittura di leggere di problematiche legate alla chiusura di alcune posizioni di “Primario” ed al concentramento delle strutture ospedaliere su alcuni punti “cardine” e di servizio all’intero territorio romagnolo (non necessariamente forlivesi). Secondo gli estensori di questi articoli, la “salute” dei cittadini dovrà innanzi tutto sottostare a criteri di “campanile” e tutto ciò è veramente deprimente. Per cui, che ben vengano queste razionalizzazioni se saranno compiute nel rispetto del solo principio di qualità ed esperienza professionale.

Ai cittadini, a nessuno dei cittadini, interessa chi e quanti saranno i “primari” dell’Ausl unica; l’unico argomento valido sarà quello del miglioramento generale dell’erogazione di “salute” e dei servizi connessi. Bisogna cominciare a ragionare in termini che vadano ben oltre le abitudini individuali e le difese corporativiste; la popolazione cambia, cambiano i cittadini, le provenienze geografiche, le età anagrafiche, le malattie. Dobbiamo quindi poter contare sulla migliore sanità possibile al minor costo sostenibile e per far questo dobbiamo accettare e partecipare il concetto di cambiamento strutturale del modo di ricevere ed esigere “salute”; le “cassandre” non sono mai servite a nessuno e tantomeno in questo momento storico in cui la migliore critica non può essere altro che la condivisione e la partecipazione attiva ad ogni livello possibile, di responsabilità individuale e collettiva. In questo senso deve essere impostata l’azione della nuova amministrazione, valorizzando – da un lato -  le eccellenze del nostro territorio (che sono numerose e diversificate) e lavorando – dall’altro -  per mettere a disposizione della nostra città quanto di meglio possibile potrà scaturire dall’integrazione di tante esperienze e competenze".

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