Elezioni per il sindaco: grandi manovre in tutti i partiti, ecco i nomi in campo

E' tempo di fibrillazioni e di grandi manovre negli schieramenti politici forlivesi, in vista delle prossime elezioni amministrative

Chi sarà il successore di Davide Drei?

E' tempo di fibrillazioni e di grandi manovre negli schieramenti politici forlivesi, in vista delle prossime elezioni amministrative che porteranno a incoronare il nuovo sindaco di Forlì. Tutti i fronti hanno i loro problemi interni e tutti stanno tirando sempre più le somme per giungere ad un nome spendibile come candidato sindaco della città. A rendere più complessi i giochi, tuttavia, c'è la tradizionale variabile che ogni schieramento attende le scelte degli altri per poter così contrapporre il nome più giusto. Ma per queste elezioni, a differenza di quelle precedenti dove tradizionalmente era il centro-destra ad attendere il favorito del centro-sinistra, tale variabile è per la prima volta meno decisiva.

Lega e Forza Italia

E' il centro-destra ad essere più effervescente in questi giorni. E' la Lega Nord a tenere in mano il pallino del gioco. Quindi è normale che sia la Lega a voler esprimere la candidatura a sindaco. Già mesi fa, ancora prima della sua ascesa a Sottosegretario alla Giustizia (ruolo che lo rafforza notevolmente nei tavoli di trattativa come playmaker del centro-destra) il segretario romagnolo Jacopo Morrone aveva tratteggiato un identikit che si attagliava a due sindaci uscenti del comprensorio: quello di Meldola Gian Luca Zattini e quello di Rocca San Casciano Rosaria Tassinari

E' stata quindi la candidatura di Zattini a prendere quota negli ultimi mesi, tanto da essere data quasi per scontata. Ad indebolirla, però, è spuntato il nome del - nonostante manchi l'età anagrafica per questa definizione –  “grande vecchio” del Carroccio, Gianluca Pini. Pini stesso, in un'intervista a ForlìToday ha raffreddato l'ipotesi, senza chiuderla, sostenendo che “altri hanno più tempo di lui”. La posizione  di Pini è, tuttavia, anche nella sostanza differente da quella di Zattini: nella stessa intervista l'ex deputato del Carroccio ha chiuso sostanzialmente “a chi è salito sul Carroccio dopo il 4 marzo”, vale a dire dopo l'exploit elettorale, e ha sferzato duramente il Movimento 5 Stelle, tacciato di “fanatismo” e di “mancanza di classe amministrativa”. E' evidente che la candidatura-Pini in un eventuale secondo turno di ballottaggio con il centro-sinistra sarebbe più “scomoda” per andare a chiedere l'appoggio dei 5 Stelle, ma anche più “convincente” se il ballottaggio fosse coi grillini stessi. Per le candidature si parla anche di Massimiliano Pompignoli, consigliere regionale del Carroccio.

Elezioni 2019, è Morrone il "playmaker" del centro-destra

Ad indebolire la candidatura di Gian Luca Zattini è però anche Forza Italia, in questa fase molto collaborativa con la Lega. Solo su un contenuto, in apparenza tecnico ma in realtà molto decisivo, vale a dire come comportarsi con Alea e il passaggio alla raccolta dei rifiuti porta a porta in caso di vittoria (scelta sostenuta anche dai sindaci di centro-destra tra gli stessi Zattini e Tassinari), i berlusconiani hanno messo i “puntini sulle i” e chiesto all'alleato meno ambiguità e meno tentazioni di cedere alla “pancia” del malcontento dei forlivesi, che ora è molto alto, anche a causa di una non perfetta gestione - emotiva e comunicativa - della fase di lancio del nuovo servizio da parte di Alea stessa. All'interno di Forza Italia, in particolare, serpeggerebbe la volontà di costituire una lista civica di supporto al candidato di centro-destra, promossa dalla deputata Simona Vietina, molto aperta alle associazioni di categoria. Da capire, però, quanto a sostegno della candidatura di Zattini o quanto per andare a pesare una componente forzista più tiepida nei suoi confronti. Anche in casa, a Meldola, Zattini ha i suoi problemi con la lista civica “Noi meldolesi”, attraversata in questi giorni da divisioni.

Pd e centro-sinistra

Nel centro-sinistra, che ancora si lecca le ferite della debacle del 4 marzo, regna il caos ed essendo subentrata una "sindrome di affanno" vista in passato nelle file del centro-destra, con la ricerca del “candidato nuovo”, ancora però tutta da dimostrare perché l'esperienza insegna che un conto è un voto nazionale sostanzialmente proporzionale e un conto è un voto locale con un sistema a ballottaggio dove conta il carisma del candidato e la capacità di portare voti degli uomini e donne messi in lista. Il Partito Democratico parte da due punti fermi. Il primo è che non ha saputo capitalizzare il tempo messo a disposizione da Davide Drei, che ha annunciato con larghissimo anticipo, rispetto al suo predecessore Roberto Balzani, la sua intenzione di non ricandidarsi per un secondo mandato. Per cui si trova ora come punto di partenza alla pari di altri partiti con meno tradizione amministrativa e costretto ad “inseguire”. Il secondo punto fermo è la scelta di non pescare, per la candidatura a sindaco, dal blocco della giunta uscente di Davide Drei, considerata come una fase chiusa. In questo blocco avrebbero corso l'assessore al Welfare Raoul Mosconi e l'assessore ai Lavori Pubblici Francesca Gardini.

I nomi che si sono ricorsi nel tempo sono stati quelli di Alberto  Bellini, ex assessore all'Ambiente, però  indebolito politicamente dalla sua scelta di “abbandonare la nave” nel momento critico della creazione di Alea. Sarebbe piaciuta ad un certo mondo legato alla cooperative Monica Fantini, l'artefice del “Buon vivere”, ma anch'ella avrebbe perso quote. Da non confonderla con Monica Sartini, presidente di Cna Forlì città: di lei si è parlato negli ultimi giorni come possibile candidata di apertura alla società civile, ma Sartini resta di fatto largamente sconosciuta alla maggioranza dei forlivesi. Una possibile altra soluzione sarebbe cambiare tutto, puntare cioè su un nome fortemente politico come Nevio Zaccarelli, che ha un lungo corso politico in Comune a Forlì e a Bertinoro o la responsabile regionale delle donne del Pd Lucia Bongarzone o la segretaria stessa, Valentina Ancarani, sostenuta dall'ex sindaco Balzani e che in passato ha dimostrato di avere determinazione per fare corse anche in salita.

Ha già annunciato una sua corsa in solitaria la lista "Forlì Sicura", con probabile candidato l'assessore al Centro storico Marco Ravaioli, più attivo che mai negli ultimi mesi. La lista, che viene da una precedente formazione civica che prendeva il nome di "Noi con Drei", dovrà alla fine fare un'inevitabile scelta di campo, considerato il sistema elettorale con ballottaggio.

Movimento 5 Stelle

Il terzo polo è quello del Movimento 5 Stelle. Qui, come sempre per i grillini nelle competizioni elettorali, conteranno molto le regole indicate dai vertici del movimento per le candidature, andando a pescare nel gruppo di lavoro che sta dietro ai due consiglieri pentastellati. Nei 5 Stelle non possono non pesare gli obiettivi errori fatti nel 2014 in fase di organizzazione delle liste: clamoroso è stato l'abbandono del movimento da parte del candidato sindaco Daniele Avolio, a cui si è accompagnata la progressiva riduzione da quattro a due dei consiglieri, nessun gruppo consigliare ha fatto peggio, perdendo in 5 anni il 50% della sua rappresentatività  in Consiglio Comunale. I 5 Stelle dovranno essenzialmente scegliere se premiare l'esperienza amministrativa, candidando un consigliere uscente (si parla di Daniele Vergini), oppure assecondare l'ala più movimentista e pescare all'esterno o per lo meno porre sullo stesso piano Vergini con un esterno con una votazione aperta alla base. Su questo tema nella vicina Cesena la tensione nel movimento è alle stelle. Non mancano al M5S delle frecce anche in questo secondo arco: alle ultime elezioni politiche i pentastellati hanno candidato al maggioritario, con poche chance di vittoria, il dirigente di polizia in pensione Sergio Culiersi, ma soprattutto il dipendente comunale vittima di un tentativo di corruzione Alessandro Ruffilli. Che fossero per questi due delle prove generali di campagna elettorale?

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