Educazione civica, i candidati: "La politica dia il buon esempio" e "Chi sbaglia rimedi al danno"

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", ForlìToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", ForlìToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città. Una domanda uguale per tutti i candidati sindaci, per capire le loro idee, priorità e le differenze di vedute. Ecco le loro risposte (pubblicate in ordine cronologico di arrivo).

DOMANDA: Si parla tanto di educazione civica. L'esempio spesso dovrebbe arrivare dagli amministratori che gestiscono la cosa pubblica. Cosa ne pensate? E sempre sul tema di educazione civica, come è possibile combattere il degrado che deriva, spesso e volentieri, da piccole azioni di “menefreghismo”?

Daniele Vergini (Movimento 5 Stelle)

Sull'educazione civica siamo più che d'accordo perchè contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi, non a caso alla Camera è stato recentemente approvato su nostra proposta un disegno di legge che reintroduce l'educazione civica nella scuola primaria e secondaria come materia obbligatoria, per 33 ore all'anno. Nel nostro programma comunale sulla Scuola abbiamo previsto di promuovere laboratori sui vari aspetti dell’educazione alla cittadinanza e alla democrazia partecipata, come percorsi di conoscenza della Carta Costituzionale e degli organi della Repubblica, percorsi di educazione alle istituzioni, ai programmi europei e alla sostenibilità ambientale, percorsi di educazione stradale e di educazione al benessere emotivo e comportamentale. 

Riteniamo poi che l’esempio delle cariche istituzionali sia importantissimo, durante la passata consiliatura abbiamo fatto battaglie politiche importanti proprio su questo aspetto, ad esempio abbiamo rifiutato il pass Ztl riservato alle cariche politiche che permette a consiglieri, sindaco ed assessori ad un costo simbolico di entrare nella Ztl e parcheggiare gratis nelle strisce blu h24 365 giorni all’anno, mentre un qualsiasi cittadino non residente in centro questo pass lo paga 500 euro all’anno, abbiamo chiesto anche di rimuovere questo privilegio che non hanno nemmeno i dipendenti comunali ma tutte le forze politiche tranne noi hanno votato contro. Noi del M5S ci siamo sempre recati in comune usando il bike sharing comunale (o a piedi quando piove) ed io continuerò a farlo anche se sarò eletto sindaco. Un’altra nostra famosa battaglia è stata quella per la restituzione dei gettoni erogati illegittimamente ad alcuni consiglieri comunali che non ne avevano diritto, circa 96.000 euro in 10 anni, appena lo abbiamo scoperto siamo stati i primi a restituire e nonostante le barricate alzate dalla politica ed un durissimo “braccio di ferro” con l’amministrazione alla fine l’abbiamo spuntata noi, le cifre sono state in gran parte recuperate e le restanti lo saranno presto. Abbiamo poi “beccato” l’ex vicesindaca Veronica Zanetti del Pd a parcheggiare più volte sugli stalli riservati ai disabili e l’abbiamo criticata pubblicamente per questo chiedendone le dimissioni, proprio perchè riteniamo che l’esempio personale ed il rispetto delle regole siano una delle prime cose che chi riveste una carica politica dovrebbe garantire affinché anche tutti gli altri cittadini si sentano il dovere fare altrettanto.

Marco Ravaioli (ForlìSicura)

Il problema del rispetto delle cose e delle persone è sicuramente di grande attualità. Proprio di questi giorni la notizia che verrà ripristinato, non è chiaro bene in quale forma, l’insegnamento della cosiddetta educazione civica. Ma come si dovrà porre l’amministrazione comunale? Per prima cosa è bene chiarire fin dove arrivano i suoi poteri. Non può incidere sui programmi scolastici, non può incidere sull’educazione che le famiglie impartiscono ai propri figli se non con interventi sporadici come presenza di personalità nelle scuole che parlino di questi problemi o cose del genere. Non basta dire a qualcuno “non sporcare”, “porta rispetto” perché lo faccia. Sarebbe molto più efficace proporre un'azione costante e metodica nel tempo, volta a monitorare e porre rimedio a quei comportamenti come il danneggiamento dei giochi nei parchi, l’imbrattamento dei muri di edifici pubblici e privati e l’abbandono di rifiuti.

Se si organizzasse un servizio di manutenzione e sorveglianza dei luoghi pubblici, si creerebbe un circolo virtuoso che spingerebbe le persone a sporcare meno; un servizio che assomigli a quello che un tempo veniva fornito dai “cantonieri”, personale che sia molto presente e riconoscibile sul territorio, che oltre che a riparare i danni di piccola entità in breve tempo, possa essere con la sua presenza amichevole e non repressiva, un deterrente verso i comportamenti incivili. La città verrebbe divisa in zone di varie dimensioni a seconda della loro problematicità e garantita una presenza costante di personale adeguato. Iniziativa interessante sarebbe anche far adottare un parco, una via, un luogo ad una scuola che provvederà con la partecipazione degli alunni (supportati con materiale e personale dall’amministrazione) a prendersi cura di essi.

Giorgio Calderoni (centro-sinistra)

Ritengo che il tema del’Educazione Civica, recentemente rimbalzato nel dibattito politico, costituisca uno snodo di primaria importanza per conservare e riprodurre un tessuto civile e sociale capace di scelte orientate al bene comune, alla qualità della vita, al benessere collettivo: in sintesi alla costruzione di un futuro sostenibile per Forlì città civile.  Tanta è dunque l’importanza dell’Educazione Civica che non può essere “relegata” come materia di insegnamento aggiuntiva, ma deve permeare l’intero territorio, la città, l’ambiente di vita personale e collettiva di ciascuno. Per parte sua la scuola ha il compito di riconoscere nelle tematiche della convivenza civile il valore costitutivo della propria azione educativa: la classe come ambiente di apprendimento, luogo di relazioni significative, di vissuti e di esperienze reali e quotidiane, di educazione alla cittadinanza attiva, alla libertà, all’accoglienza, alla democrazia, alla solidarietà, ai valori della Costituzione.

 In questa incerta e confusa epoca di transizione dobbiamo riconoscere alla scuola la capacità di mantenere la rotta nonostante gli inviti alle derive, i condizionamenti, le interferenze, a volte l’arroganza e i soprusi; ciò lo si deve alla maggior parte degli insegnanti che sanno coniugare con pazienza, buonsenso e lungimiranza  le ragioni della mente e le ragioni del cuore, sanno conciliare apprendimenti e relazioni, sanno integrare le differenze e le specificità, sanno istruire, educare e orientare.

La comunità educante, soprattutto sotto il profilo dell’educazione civica, si allarga dalla scuola alla società  nelle sue molteplici articolazioni , divenendo luogo di scambi, di connessioni, di sinergie: l’intera comunità educante è forse il più importante valore della città, perché concorre alla formazione del capitale sociale e del capitale umano, allontana le derive del qualunquismo, del bullismo e del degrado e restituisce alla città speranza di futuro. Etica, nella sua etimologia greca, significa esempio:l’etica civica deve essere  sicuramente una virtù tangibile e riconoscibile soprattutto nelle figure di riferimento chiamate al governo di una comunità.
 

Gian Luca Zattini (centro-destra)

L'educazione civica così come fu introdotta nelle scuole da Aldo Moro nel 1958, a seguito dei recenti processi di riforma della scuola, oggi è denominata "Cittadinanza e Costituzione" e ha il compito di sviluppare in tutti gli studenti, dalla primaria alle superiori, competenze e quindi comportamenti di “cittadinanza attiva” ispirati, tra gli altri, ai valori della responsabilità, legalità, partecipazione e solidarietà. La scuola dell'obbligo, tuttavia, non è l'unica deputata all'educazione civica di un individuo: in primis occorre che i nostri ragazzi crescano in ambienti famigliari sani e in una comunità volta all'integrazione e alla civile convivenza. E' in questi contesti che entra in gioco il ruolo dell'amministrazione. E' il Comune che deve offrire ad ogni studente la possibilità di crescere in ambienti culturalmente propositivi e con un'elevata offerta sportiva e ricreativa. Se ciò non avvenisse, il rischio sarebbe di vedere i nostri giovani chiudersi in mondi privi di regole e integrazione sociale che, nella peggiore delle ipotesi, comprometterebbe la loro vita.

Un ruolo altrettanto importante nel trasmettere un senso civico lo hanno le associazioni, le cooperative, i volontari, i comitati di quartiere, gli anziani, che a Forlì si impegnano ogni giorno per la valorizzazione del territorio, la solidarietà, la sicurezza stradale, la pulizia di strade e verde pubblico. Questi sono i grandi e nobili esempi che l'amministrazione deve saper ascoltare e coadiuvare in tutti i modi possibili, perché rappresentano un enorme valore proprio a diretto contatto con i nostri giovani.

Recentemente il Comune ha approvato il progetto "Agile" che, per tre anni, incaricherà due operai muniti di carretto e qualche attrezzo ad effettuare piccoli lavori di manutenzione e pulizia. Tutto molto bello, se non fosse che il progetto è costato 180.000 euro di soldi dei contribuenti e non farà nulla di più di ciò che molti cittadini inascoltati sono già votati a fare per puro spirito di civiltà. Questi soldi potevano essere meglio impiegati per strumenti pesanti e interventi specializzati che possano una volta per tutte ridurre quel degrado figlio di una mancanza di educazione civica come i graffiti che tappezzano la città, gli adesivi, le scritte e gli atti vandalici. Il messaggio dovrebbe essere che se sbagli, ti rimbocchi le maniche e rimedi al danno, non che passa il carretto di "Agile" a pulire. Ci sono poi i manifesti comunali che sovrapposti per decenni vengono affissi nei luoghi più disparati senza un criterio e dei supporti adeguati: oggi c'è la tecnologia per offrire ai cittadini informazioni più chiare ed eleganti, come pannelli video, a led o a E-Ink ad alto contrasto e bassi consumi. Forlì deve cambiare passo anche per quanto riguarda la propria comunicazione e la propria immagine, perché solo così potrà mostrare ai nostri ragazzi quanto sia importante rispettare la res pubblica e avere una città pulita. Occorre che i giovani sappiano che con una bomboletta possono arrecare un danno enorme alla propria città e al proprio futuro, perché essa è parte integrante della loro vita, del loro futuro, ma soprattutto devono sapere che se sbagliano, pagheranno loro.

Veronica San Vicente (Alternativa per Forlì)

La costruzione di un senso di comunità è il principale strumento per combattere l’incuria e l’assenza di rispetto per i beni pubblici. L’introduzione dell’educazione civica nelle scuole darebbe in questo senso un notevole contributo, come è accaduto ad esempio con i progetti di sensibilizzazione ed educazione ambientale realizzati a partire dalle scuole elementari. Non a caso oggi la questione ambientale riesce a portare in modo consistente le giovani generazioni nelle piazze, nonostante vi sia ancora molto lavoro da fare. L’educazione civica dovrebbe entrare a pieno titolo nel curriculum scolare e non in sostituzione di ore di storia o italiano come proposto da alcuni partiti. Anzi, i temi affrontanti dovrebbero essere allargati alla conoscenza della Costituzione e delle nostre istituzioni, all’educazione stradale, al rispetto per le persone, all’educazione affettiva, alla lotta alle mafie in modo da contribuire alla costruzione dei cittadini di domani. 

A livello locale, ci sono comunque altri attori da includere in un modello partecipativo che faccia prendere coscienza alle nuove generazioni dei beni comuni di cui è costituita la città (i parchi, le strade, le scuole, gli edifici storici…) lavorando in primo luogo con i comitati di quartiere e le associazioni presenti sul territorio, che devono essere motore di coinvolgimento della cittadinanza. Possiamo constatare quanto questo modo di funzionare sia attuato nei quartieri del forese, dove vi è maggiore coesione (data anche da una bassa densità di popolazione), ma non lo è altrettanto per  quartieri più centrali dove a malapena si è conoscenza delle date di elezione dei comitati. E’ evidente che il sistema messo in campo finora è stato inefficace e tutt’altro rispetto alle premesse di estromissione dei partiti dai comitati di quartiere. Noi proponiamo di elaborare progetti con l’Università in tema di inclusione culturale, cura ambientale, attività sociali che interessino e chiamino in causa i quartieri. Accogliamo in città il corso di laurea magistrale “Management dell’Economia Sociale”, sfruttiamo l’opportunità di un’occasione formativa e di arricchimento della comunità.

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