Emergenza lavoro per i giovani: i candidati propongono incentivi, coworking e più aziende nella formazione

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", ForlìToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città

Uno spazio aperto sulle proposte e sui programmi: con lo spazio "I candidati rispondono", ForlìToday dà la possibilità ad ogni candidato di illustrare i propri progetti per la città. Una domanda uguale per tutti i candidati sindaci, per capire le loro idee, priorità e le differenze di vedute. Ecco le loro risposte (pubblicate in ordine cronologico di arrivo).

DOMANDA: Sulla disoccupazione giovanile il Comune, come ente, non ha competenze dirette, eppure molto si può fare per facilitare l'approdo dei giovani al lavoro. Le attuale giovani generazioni, cresciute in un decennio in cui si è imposto in modo netto uno scenario di crisi economica strutturale e perdurante spesso si approcciano al primo impiego con disillusione e grandi difficoltà. Che cosa può fare il Comune al riguardo?

Giorgio Calderoni (centro-sinistra)

Qualche anno fa la nota società di consulenza McKinsey rese noti i risultati di una ricerca per comprendere i motivi delle notevoli difficoltà che ci sono in Italia nella dinamica evolutiva giovanile dallo studio al lavoro. Furono enucleate tre cause principali: scarsità di profili in alcuni settori ed aree geografiche, competenze scolastiche acquisite inadeguate alle esigenze delle imprese e pochi canali efficaci di aiuto alla ricerca di un’occupazione. Certamente il Comune non è l’ente principale deputato a risolvere questi gravi problemi, ma credo che per aggredirlo e magari risolverlo serva una “grande alleanza” fra tutti i soggetti istituzionali ed associativi, pubblici e privati: un vero e proprio Patto del Lavoro da sottoscrivere a livello comunale. Aderire ad una logica concertativa e programmatoria (come bene ha fatto nel 2015 la Regione Emilia Romagna promuovendo il Patto per il Lavoro) rappresenta un metodo che credo sia vincente e se sarò eletto mi impegnerò con coerenza e determinazione in tal senso. In più vorrei far rivivere quella meravigliosa vitalità innovativa che negli anni ’80 il Progetto Giovani del Comune di Forlì seppe suscitare, facendolo divenire, con l’impegno di tutti e dei giovani in primo luogo,un’esperienza qualificata di rango nazionale.

Gian Luca Zattini (centro-destra)

Tre le leve su cui operare per ridare fiducia ai giovani e slancio all’occupazione: 1) l’attuale sistema di politiche attive per il lavoro è impostata solo sul piano burocratico: ANPAL (associazione nazionale per le politiche attive del lavoro), Agenzia Regionale per il lavoro, CPI (centri per l’impiego) provinciali, agenzie private per il lavoro. Questa catena di comando non è in grado di dare risposte e informazioni nè ai disoccupati nè ai giovani da occupare non gestendo la domanda di lavoro e svolgendo solo una funzione anagrafica e statistica. In questo contesto le imprese, la pubblica amministrazione, la scuola , le Camere di Commercio e le istituzioni locali non comunicano. Solo la costituzione di un tavolo provinciale e di un cruscotto occupazionale possono coordinare domanda ed offerta di lavoro a livello provinciale.

2) È necessario un cambio concettuale del fare formazione che deve essere costante e soprattutto in linea con quelle che sono le nuove emergenti necessità del mondo delle imprese e della scuola. Un fiume di denaro pubblico viene investito in formazione “standard” e ripetitiva compreso le formazioni sul disagio sociale. Servono stage di formazione ad hoc mirata al medio e lungo termine con obiettivi ragionati con il mondo delle imprese e della scuola. 3) non va esclusa in questo progetto la famiglia e le sue scelte scolastiche già alle superiori. Gli indirizzi professionali, socio-economici vanno identificati molto prima e comunicati alle famiglie le quali possono insieme al corpo insegnanti indirizzare e consigliare i percorsi più idonei ai loro ragazzi.

Daniele Vergini (Movimento 5 Stelle)

Chi si occupa dei temi sul lavoro sa che molti “vecchi” lavori scompariranno e che ne nasceranno di nuovi che ancora non si conoscono nemmeno. Di sicuro i lavori che resteranno saranno quelli creativi, quelli manuali e quelli del terzo settore. Cosa può fare un comune? Le azioni che proponiamo sono tre: interventi sulla scuola primaria, promuovere modelli di formazione continua, patti di collaborazione con Università e Imprese. Le azioni sulla scuola primaria sono a lungo termine, e consistono nel favorire l’innovazione dei modelli scolastici per preparare gli alunni già da piccoli a sviluppare la creatività, in questo percorso il Comune può facilitare la nuova didattica con aule studio adeguate ed incentivare la creatività anche tramite concorsi tematici per le scuole.

Quando invece parliamo di formazione continua intendiamo in primo luogo la promozione della scuola e dell’università con l'obiettivo di disincentivare il fenomeno della dispersione scolastica. In secondo luogo il nostro obiettivo sono i NEET (i giovani che non lavorano e non studiano), per loro vanno pensati percorsi formativi, di apprendistato, magari inseriti nel sistema del volontariato nel quale possono sentirsi utili e liberi di comprendere il proprio talento. Naturalmente in questo ci verrà in aiuto anche il Reddito di Cittadinanza che permetterà a molti NEET di emanciparsi ed esprimere tutte le loro potenzialità, mentre per i ragazzi che hanno ancora nella famiglia un sostegno economico vanno pensati dei percorsi ad hoc. Infine l’intervento sicuramente più a breve termine consiste nello stipulare con l’università e le imprese protocolli di collaborazione per la ricerca di lavori innovativi nel nostro territorio, in modo tale da indirizzare gli studenti verso una formazione professionale mirata alle esigenze del futuro. Riteniamo che in particolare l’Università possa contribuire a cercare le soluzioni, anche perchè il destino economico di un paese moderno dipende in misura sempre maggiore dal livello di istruzione dei suoi abitanti, ed in Italia c’è molto da fare perchè siamo purtroppo ancora indietro, abbiamo infatti una percentuale bassissima di studenti (40%) e di laureati (23% contro la media europea di 39%). 
 

Marco Ravaioli (Forlì SiCura)

Arginare il fenomeno della disoccupazione giovanile è un tassello importante alla lotta contro la disoccupazione e un segnale chiaro per far capire ai giovani che anche nel nostro territorio le opportunità lavorative ci sono e che le amministrazioni locali devono impegnarsi nel senso di una maggiore inclusione dei più giovani nel mondo del lavoro. Per prima cosa è necessario mettere in rete e dove questa è carente potenziarla, tutti i soggetti che operano nel campo formativo, dalle scuole secondarie fino all'Università, con le aziende del territorio forlivese. Non è utile formare un giovane se non si sa poi in che settore potrebbe operare, perchè non si conoscono le necessità del territorio in cui si vive. Le richieste di mercato devono essere attentamente considerate e vagliate e la formazione deve essere mirata rispetto a questo.  Contemporaneamente occorre puntare su un'alta specializzazione formativa e farne marketing territoriale, spendendosi il più possibile per attirare aziende importanti nella nostra zona. Il secondo punto riguarda il coworking, ovvero la predisposizione di strutture dove i giovani possano condividere spazi e strumenti di lavoro, in modo tale da far diminuire le spese che graverebbero sul singolo lavoratore e allo stesso tempo condividere le proprie competenze con altri.

Veronica San Vicente (Alternativa per Forlì)

Il Comune non ha competenze dirette in materia di impiego, tuttavia attraverso la fiscalità, il suo ruolo di coordinamento degli attori presenti sul territorio e di monitoraggio può concorrere a favorire lo sviluppo economico. Si può giocare sulla leva di incentivi mirati alle aziende che investono in innovazione e sviluppo legati in particolar modo alla transizione energetica, all’uso di nuovi materiali a basso impatto ambientale e alla riduzione dei rifiuti. Gli incentivi saranno altresì mirati al sostegno di imprese di giovani, legate all’economia circolare, allo sviluppo culturale e all’innovazione.

Il Comune può anche giocare un ruolo facilitatore tra imprese e formazione, intesa come istituti professionali, tecnici e università. Con ciascuno di questi, è necessario sviluppare percorsi di accesso all’impresa e di adattamento della formazione. Oltre a questi attori, sarà necessario coinvolgere anche il mondo dell’innovazione (Techné, Tecnopoli, Romagna Tech, Cise) per favorire la competitività dell’impresa. È anche necessario chiedere uno sforzo alle imprese presenti sul territorio per iniziare a contrastare il fenomeno dei salari bloccati e ben inferiori rispetto alle medie europee. Infine, il Comune ha anche il dovere morale, assieme alle associazioni di categoria e i sindacati, di vegliare alla qualità del lavoro, in particolare quello femminile, quello dei nuovi precari (in particolare coloro che lavorano per la così detta gig economy), del caporalato e dello sfruttamento in generale.

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