Elezioni, intervista a Di Maio: "Centrodestra per la prima volta parte favorito, Pd vada oltre gli steccati"

Si avvicinano le elezioni per la scelta del futuro sindaco di Forlì, che si terranno a fine maggio. Il sindaco Davide Drei non si ricandida, come aveva già annunciato

Si avvicinano le elezioni per la scelta del futuro sindaco di Forlì, che si terranno a fine maggio. Il sindaco Davide Drei non si ricandida, come aveva già annunciato quest'estate e riconfermato recentemente ad una intervista televisiva resa a "Salotto Blu" di Mario Russomanno. Cosa bolle in pentola in casa Pd? Lo spiega il deputato forlivese Marco Di Maio.

Marco Di Maio, il centro-destra ha già fatto debuttare il suo candidato e avviato di fatto la campagna elettorale. Di solito era un primato che toccava a voi quello di presentare per primo un candidato.
"Per la prima volta, il centrodestra parte come favorito godendo di un vento nazionale mai così forte. Lo dicono i sondaggi e non è un mistero; ma la storia recente ci insegna che il voto locale può invertire le tendenze nazionali. È accaduto in alcune città ed è successo anche il 4 marzo qui, dove il sottoscritto è stato eletto all'uninominale al contrario di quanto avvenuto in oltre il 90% dei collegi italiani in cui hanno vinto Movimento 5 stelle o centrodestra come a Cesena, Rimini, Ferrara solo per citare gli esempi più vicini. Quindi la partita è aperta".

Come giudica Zattini? Una candidatura debole o forte?
"È un uomo con cui personalmente ho un rapporto di stima, credo ricambiata (o almeno lo era fino al 4 marzo scorso). Penso sia stato scelto per essere il volto presentabile di una coalizione che tiene dentro tutto e il suo contrario: dai nostalgici del fascismo a esponenti "moderati", da chi al Governo tassa il volontariato a chi annuncia manifestazioni di piazza contro la manovra economica varata dal Governo. Da chi, come Zattini e alcuni suoi assessori in pectore, ha contribuito a realizzare l'Unione dei Comuni, la nuova raccolta dei rifiuti ed Alea (di cui Meldola detiene la presidenza del coordinamento dei soci), la holding delle partecipazioni pubbliche, Livia Tellus e molto altro condividendo quelle scelte con amministratori del Pd e del centrosinistra; a chi, come Lega e alcuni esponenti di Forza Italia, si oppone quotidianamente a tutto questo. Non è un caso se già ora, che di fatto la campagna elettorale deve ancora iniziare, ci sono forti mal di pancia". 

I 5 Stelle, pur avendo procedure più "semplificate" - non dovendo tessere alleanze - anche loro non hanno espresso un candidato, né annunciato un percorso di costruzione di un programma organico. E' un riflesso della situazione politica nazionale?
"È un movimento che ha procedure tutte sue, tendenzialmente non democratiche (il dissenso non è tollerato, ad esempio, come dimostrano le recenti espulsioni) e che, ovunque sia stato chiamato a governare, ha dimostrato la propria inconsistenza. Basta vedere Roma, Torino, Livorno e altre città piccole, medie e grandi; a Parma, dove c'è un sindaco capace, stimato e che ragiona con la propria testa come Federico Pizzarotti, hanno preferito espellerlo dal Movimento anziché valorizzarlo". 

Invece all'interno del Pd a che punto siete con la definizione della candidatura a sindaco, del programma e di un'eventuale coalizione?
"A differenza di altri partiti e movimenti, il Partito Democratico ha ruoli distinti tra i vertici del partito e i vertici istituzionali. È una domanda, dunque, a cui risponderanno i segretari territoriale e comunale, eletti in congressi svolti poco più di un anno fa. Ho rispetto per il loro lavoro, quindi, e non parlo a nome del Pd; ma si vota il 26 maggio, quindi credo (e spero) che presto si arrivi a definire una proposta". 

E' circolata l'ipotesi di una candidatura a sindaco di Gabriele Zelli. Cosa ne pensa?
"Per Gabriele parla la sua storia. Una persona perbene, stimata, che ama la propria città come pochi altri, a cui ha dato più di quel che ha avuto e per la quale continua ogni giorno ad impegnarsi per la sua valorizzazione: un "civil servant". Se deciderà di impegnarsi penso troverà un ampio sostegno e saprà costruirsi una squadra all'altezza del compito".

Lei all'interno del Pd forlivese è tra i fautori di una candidatura aperta alla società, chiedendo una dose supplementare di civismo. E' così?

"Civismo è una parola ormai logora e storpiata. Per me quel che serve oggi alla politica (tutta, anche a chi si illude di essere "eterno") è andare oltre: oltre gli steccati ideologici, oltre le liturgie, oltre lo scontro perenne fine a se stesso e oltre i circuiti tradizionali. Per questo penso servirebbe un maggior protagonismo delle persone impegnate nei vari ambiti della società. I partiti devono esserci e del resto hanno un ruolo nella nostra democrazia che è sancito dalla Costituzione; ma devono avere anche la capacità di aggregare altre energie facendo, se necessario, un passo di lato, non certo scomparendo. Nei momenti di difficoltà, ancor più che nelle fasi ordinarie, è necessario aprirsi e non chiudersi e questo deve essere il compito del Partito Democratico ad ogni livello: incoraggiare assieme alla militanza tradizionale (da riformare e anche per questo ci sarà un congresso con primarie il 3 marzo), l'impegno di coloro che non si riconoscono nella cultura "gialloverde" o ne sono delusi".

E invece che giudizio dà a Davide Drei, sindaco uscente?
"Non sono nessuno per giudicare, soprattutto per farlo nei confronti di un amico. Penso che gli vada riconosciuta la generosità con cui ha affrontato un ruolo di cui (giova ricordarlo) gli venne chiesto di farsi carico all'improvviso, dopo la rinuncia del sindaco Balzani al secondo mandato. Una generosità confermata dal gesto che ha compiuto annunciando in anticipo che non si sarebbe ricandidato, anche per favorire una soluzione in discontinuità con la sua esperienza".

Temi e nodi che secondo lei il candidato di centro-sinistra dovrà porre come priorità?
"Manutenzione della città, educazione, cura delle persone, cultura, università, lavoro, ecologia e una politica della sicurezza basata sull'equilibrio tra diritti e doveri: se non si lavora per una buona integrazione, che passa anche dal rispetto delle regole, non si avrà più sicurezza. Forlì è una città in cui si vive bene, ma è una qualità che va confermata e conquistata giorno dopo giorno. Anche per questo non ci si può limitare a valorizzare le molte cose fatte, ma serve la capacità di andare oltre la pur indispensabile visione concreta quotidiana e costruire un progetto che guarda al futuro: pensando in grande, risvegliando l'orgoglio e il senso di appartenenza".

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