Elezioni, l'analisi dell'ex sindaco Balzani: "Renzi vissuto come leader sconfitto"

Balzani ne ha parlato con la 'Dire' martedì mattina, a margine della due-giorni di orientamento dedicata agli studenti organizzata in Fiera dall'Ateneo bolognese

Matteo Renzi e il Pd scontano ancora la sconfitta al referendum. Per questo il centrosinistra arranca in vista delle prossime elezioni. Lo stesso segretario dem e' visto dagli elettori come "il leader che ha perso l'operazione politica su cui aveva puntato tutto". Pur confermando il suo sostegno al Pd ("Ma adesso faccio un altro mestiere"), e' impietosa l'analisi di Roberto Balzani, storico ed ex sindaco di Forli', nonche' sfidante di Stefano Bonaccini alle primarie del Pd per la presidenza della Regione Emilia-Romagna, oggi responsabile dei musei dell'Alma Mater di Bologna. Balzani ne ha parlato con la 'Dire' martedì mattina, a margine della due-giorni di orientamento dedicata agli studenti organizzata in Fiera dall'Ateneo bolognese. Nel 2014 il Pd tocco' il 40% alle europee, oggi i sondaggi lo danno intorno al 22-23%. Cos'e' successo? "E' successo che ha perso un referendum costituzionale sul quale aveva puntato tutto- afferma Balzani- pensare che non ci sarebbero state conseguenze era utopico. Il Pd sconta ancora quello, non dimentichiamo che e' avvenuto solo poco tempo fa".

Lo stesso scotto lo paga Renzi, "come leader che ha puntato tutto sul referendum. Nonostante sia stato riconfermato dal partito, cioe' dagli associati mobilitati e dalla classe dirigente- e' il giudizio di Balzani- tuttavia nell'elettorato sconta ancora l'immagine di un leader che ha perso l'operazione politica sulla quale aveva puntato di piu'. Ma credo che ne sia consapevole anche lui". Non manca anche una battuta sulle liste, in particolare sulla sfida a Bologna tra Pier Ferdinando Casini candidato col Pd e Vasco Errani in corsa con Leu. "Sono espressione di questa legge elettorale un po' folle- e' il giudizio di Balzani- se ci fosse stato il voto disgiunto, Casini non avrebbe mai potuto essere candidato a Bologna". Tolti i problemi di leadership di Renzi, avverte Balzani, il Pd sta pagando anche "la campagna dei populismi che naturalmente toglie spazio nella comunicazione alle posizioni piu' razionali portate avanti da un partito di governo come il Pd, che non puo' inseguire gli altri su quel terreno". Insomma, in questa campagna elettorale il Pd "sta pagando questa sua linearita'- analizza Balzani- peraltro secondo me giusta, perche' in uno schema di gioco cosi' alterato e inquinato dai populismi, delle voci razionali bisogna che ci siano". Stando cosi' le cose, pero', visto che dai sondaggi emerge che nessuna coalizione avra' la maggioranza, dopo il 4 marzo "bisognera' pensare a un governo di coalizione", sostiene Balzani.

E in questo senso, il premier uscente Paolo Gentiloni "e' sicuramente una personalita' non divisiva. Per cui in un gabinetto di coalizione e' una risorsa". Balzani si augura che "prevalgano le forze europeiste, perche' questa e' la cosa che in questo momento mi preoccupa di piu'. Per europeiste non intendo posizioni schiacciate aprioristicamente sulla Merkel, ma che cerchino nell'Europa un aggancio stabile per il nostro Paese e lo negozino con gli altri partner". Da questo punto di vista, sostiene il professore, "la coalizione puo' essere con tutti. Bisognera' vedere, non e' detto che dopo il 4 marzo non vi sia una riclassificazione generale, indipendentemente dai partiti, intorno a quella che secondo me e' la grande frattura, cioe' una posizione europeista da un lato e una posizione piu' sovranista e nazionalista dall'altra". Dopo il 4 marzo, continua Balzani, cio' che "diventera' decisivo sara' il programma intorno al quale il presidente della Repubblica cerchera' di aggregare una maggioranza di governo". In questo senso, "bisogna vedere anche le posizioni sulla prossima Finanziaria, che dovra' recuperare il mancato introito dell'aumento dell'Iva che ci e' stato concesso dall'Europa. Quindi la parte economica diventera' decisiva e probabilmente anche divisiva, cioe' insieme al tema dell'Europa costituira' uno spartiacque fra un ventaglio di forze piu' o meno disponibili a gestire questa operazione". Anche le forze a sinistra del Pd non sono immuni da questo. "Liberi e Uguali va a intercettare un elettorato di protesta e di sinistra piu' radicale- afferma Balzani- ma sono convinto che anche in LeU ci siano queste due anime, una filo-europea e una piu' alternativa in senso estremo. Quindi non e' detto che anche Leu sia un blocco unico dopo le elezioni". I 5 stelle invece "per me sono un'incognita- ammette il professore- ormai si comportano come un classico 'catch all party', cioe' dicono tutto e il contrario di tutto. Il loro comportamento non e' prevedibile dopo il 4 marzo". (fonte Dire)

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