Unione dei Comuni, "èViva Forlì": "Serve confronto serio per evitare un salto nel vuoto"

E' l'opinione del coordinamento di "èViva Forlì" dopo che il sindaco Gian Luca Zattini e del vicesindaco Daniele Mezzacapo hanno manifestato l'intenzione di far uscire la città capoluogo dall'Unione a 15

La struttura dell'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese "va rivista e totalmente riorganizzata". E' l'opinione del coordinamento di "èViva Forlì" dopo che il sindaco Gian Luca Zattini e del vicesindaco Daniele Mezzacapo hanno manifestato l'intenzione di far uscire la città capoluogo dall'Unione a 15. Per "èViva Forlì" serve " un confronto serio e serrato con gli altri sindaci e amministratori del territorio sulle strade alternative da intraprendere", al fine di evitare "un altro salto nel vuoto".

Il dibattito sulla efficacia e sul futuro dell'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese per "èViva" è "una novità rilevante, perché negli ultimi anni la posizione ufficiale del Comune di Forlì  e dei vertici Pd è sempre stata quella di un apprezzamento incondizionato di quella esperienza, unica in Italia a coinvolgere un capoluogo. Invece di affrontare le ragioni per cui, anche per questa “anomalia” l’unione fin dalla sua nascita sconta problemi di funzionamento. Oggi la maggioranza dei sindaci, di ogni parte politica, afferma che l'Unione a 15 non ha dato risposte né in termini di miglioramento dei servizi né sull'abbattimento della spesa né, infine, rispetto al personale coinvolto. Quella che doveva nascere come strumento per rispondere in modo più efficace alle esigenze dei cittadini in realtà ha penalizzato i comuni minori che si sono visti gravare di nuovi costi per figure dirigenziali rese necessarie dal nuovo assetto, con problematiche particolari legate alla gestione della Polizia Locale e alla riscossione dei proventi derivanti dalle contravvenzioni".

"La complessità dell'amministrazione richiede  che i comuni dotati di meno personale e con affinità geografiche e demografiche si riuniscano per razionalizzare le risorse migliorando al tempo stesso la qualità dei servizi, valorizzando le professionalità esistenti - viene rimarcato -. L’esperienza maturata ci dice che questo può avvenire solo se l'Unione avviene tra pari, senza la presenza del comune capoluogo che per dimensioni, ruolo ed esigenze non può che sbilanciare fortemente l'equilibrio tra gli enti coinvolti, soprattutto se continua a sopravvivere la Provincia che, pur svuotata a sua volta di risorse e competenze, dovrebbe avere il principale ruolo di programmazione e coordinamento territoriale. Una sovrapposizione di ruoli e competenze, frutto di riforme sbagliate, che paralizza ancora di più la situazione. Noi pensiamo, e lo abbiamo detto anche in campagna elettorale, che questa struttura vada rivista e totalmente riorganizzata".


 

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