Fiera, il M5S: "Il Comune la compra per la protezione civile e non è anti-sismica"

"Il mutuo si spegne in Fiera per riaccendersi in Comune, con i conseguenti oneri a carico dei contribuenti naturalmente"

“Quando ci sono di mezzo le banche, quando ci sono interessi forti da tutelare, quando la finanza chiama a rispondere è sempre il Pd”: è la critica che viene dai consiglieri del M5S Daniele Vergini e Simone Benini in merito alla scelta del Comune di Forlì di procedere all'acquisto dei padiglioni  fieristici in via Punta di Ferro, dalla sua società partecipata “Fiera di Forlì Spa” per 1,7 milioni di euro.

Il M5S sostiene che questi soldi “finiranno nella pancia di una banca: in questo caso della Cassa dei Risparmi di Forlì (da poco fusa nel gruppo Intesa Sanpaolo). Precisamente 1,7 milioni di euro, ovvero l’ammontare del mutuo che la società partecipata Fiera di Forlì ha acceso con Cassa dei Risparmi per gli immobili di proprietà. In sostanza, la banca decide di rientrare nell’esposizione? E il Pd cosa fa? Trova subito l’escamotage giusto, a discapito, come sempre, dei cittadini. Ecco cosa è successo”.

L'acquisto dei padiglioni, che il Comune ha spiegato come necessario per rendere la fiera l'epicentro del sistema di protezione civile in caso di calamità, potrà andare ad azzerare un debito (inteso come mutuo sui padiglioni di proprietà) che Fiera di Forlì, società partecipata (31% dal Comune di Forlì, attraverso la Holding Livia Tellus; 21% dalla Fondazione Cassa dei Risparmi e 7% dalla Cassa dei Risparmi Spa; 27% dalla Camera di Commercio) ha proprio con Cassa dei Risparmi (uno dei soci).

Spiegano Benini e Vergini: “E’ evidente lo stato di difficoltà in cui versa la Fiera di Forlì con un bilancio 2017 chiuso in forte passività e un disavanzo di 4,9 milioni di euro: ricordiamo che la legge Madia impone la chiusura o la liquidazione di quelle “partecipate” con bilanci in perdita per più anni. Ebbene, cosa s’inventa la giunta Pd per cercare di sanare la falla e risollevare la situazione? Forse la rinegoziazione del mutuo col “socio” Cassa dei Risparmi? Assolutamente no! Forse un bel piano di marketing per rilanciare la Fiera? Ma neanche per sogno! Il Pd s’inventa l’indispensabile e indilazionabile necessità del Comune di acquistare gli immobili della Fiera per, guarda caso, 1,7 milioni di euro (di avanzo di bilancio, soldi dei forlivesi) che la stessa Fiera utilizzerà per estinguere il mutuo. Solo i padiglioni, però, non l’impianto fotovoltaico situato sopra, che produce utili dagli incentivi: quello resterà alla Fiera”.

“La domanda sorge spontanea: chi ci guadagna da tutta questa operazione? Il socio banca, naturalmente, che, non fidandosi, evidentemente, dell’Ente Fiera, decide di rientrare subito del proprio capitale scaricando, così, sulla collettività il costo degli immobili. Se un domani, infatti, stretta da Fiera di Bologna e Fiera di Rimini, Fiera di Forlì dovesse fallire, Cassa dei Risparmi non ci rimetterebbe nulla, grazie alla generosità della politica Pd”.

Ed ancora: “Ma è nell’esaminare attentamente l’intera operazione che sale l’indignazione. Secondo la delibera “Soldi in Cassa” l’operazione sarebbe vantaggiosa per il Comune perché, acquistando gli immobili a 1,7 mln, potrà poi darli in affitto alla Fiera ad un canone di 100mila euro all’anno per 20 anni, incassando, così, 2 mln e guadagnandoci 300mila euro. In 20 anni, però. E se in questi 20 anni la Fiera dovesse chiudere, o, viste anche le attuali perdite, non dovesse farcela a pagare l’affitto? Il Comune, e quindi i forlivesi, ci rimetterebbero un bel po’ di soldini. Non solo, gli “scienziati” del Pd ci spiegano che gli 1,7 milioni vengono pagati, appunto, con avanzo di bilancio, che sono ottenuti spostando il finanziamento della nuova strada tra via Veclezio e via del Partigiano da avanzo di bilancio a mutuo. Insomma, una vera e propria alchimia contabile: il mutuo si spegne in Fiera per riaccendersi in Comune, con i conseguenti oneri a carico dei contribuenti naturalmente. Questa è una vera e propria presa per i fondelli per tutti noi cittadini che con fatica paghiamo le tante tasse che ci sono”.
 
“Ma non è finita qui. Manca la ciliegina sulla torta, la vera chicca finale. La legge impone che per poter acquistare immobili, gli enti locali devono documentare una comprovata indispensabilità e indilazionabilità dell’acquisto. Ebbene, la delibera “Soldi in Cassa” spiega che la motivazione dell’acquisto si lega ad una finalità di protezione civile (valutazione firmata dal geologo Arfelli). In sostanza, i padiglioni della Fiera verrebbero acquistati per essere utilizzati in caso di “terremoto importante” per alloggiare fino a 5000 sfollati (domanda ovvia: visto che il servizio di Protezione civile è conferito all’Unione dei Comuni perché ad acquistarli non ha provveduto l’Unione?). Ma attenzione, il “comico” o meglio il “tragicomico” arriva adesso. Sempre nella relazione allegata alla motivazione dell’acquisto si legge che il “complesso non risulta costruito con criteri antisismici”. Ma come: compriamo degli immobili per ospitare degli sfollati da terremoto e questi sono pericolosi perché non antisismici?”

Ed infine: “Secondo noi sarebbe stato più ovvio e vantaggioso per i cittadini forlivesi accordarsi con Cassa dei Risparmi per ristrutturare il mutuo e spalmare così il debito rimasto nei prossimi 20 anni. Dopodiché pianificare un progetto di rilancio e di marketing della Fiera con adeguati manager, prerequisito indispensabile per la rinegoziazione del mutuo con la banca. Oppure dare in gestione la fiera ad una società privata con idonee garanzie: esempio una fideiussione a copertura di almeno 2 o 3 anni di canone d’affitto. O, ancora, privatizzare la Fiera vendendo le quote del Comune (31%) nell’Ente Fiera per investire il capitale in progetti per la città”.

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