Inceneritore, Verdi: "Si torni all'autosufficienza provinciale e si potrà spegnerlo"

"Qualcuno si sveglia adesso, altri, e facciamo riferimento alla Regione, difende un operato che con il paravento della pianificazione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Non ci entusiasma il dibattito a più voci sollevato a proposito della chiusura dell'inceneritore di Ravenna, sia perchè è tardivo, sia perchè sembra essere frutto della solita sindrome di "nimby" e non di una valutazione più mirata ad individuare i limiti della operazione e a proporre correttivi reali ed efficaci. La costruzione dell'inceneritore forlivese, imposta da Hera alle conniventi forze di centrosinistra provinciali e comunali, vide l'estromissione dei Cerdi dalla maggioranza, era inserita in un Piano provinciale che comunque prevedeva l'autosufficienza della Provincia nelle attività di smaltimento e riciclo dei rifiuti.

Il principio della autosufficienza provinciale avrebbe consentito di commisurare le quantità da incenerire alle quantità che venivano sottratte alla incenerimento mediante la raccolta differenziata : più i cittadini fossero stati virtuosi meno rifiuti sarebbero stati bruciati. Tutta la città di Forlì, dopo avere contrastato la costruzione dell'impianto si mobilitò per raggiungere questo obiettivo che tendenzialmente avrebbe portato alla chiusura dell'inceneritore di Forlì se si fosse messo in piedi un efficiente sistema di raccolta differenziata.  Questo tentativo prese le mosse e con Balzani e Bellini, con il sostegno dei Verdi, venne avviato il Porta a Porta, ma in anni e anni di sforzi, grazie alle ostinate resistenze di Hera, nonostante l'impegno dell'assessore, non si riuscì ad estendere il porta a porta neppure al 50% della città.

Anche se grazie all'ostruzionismo la raccolta differenziata non decollava, comunque la mobilitazione costante e determinata dei cittadini poteva costituire un rischio : un obiettivo tangibile sul tappeto li avrebbe spinti a intensificare la loro battaglia, tanto più che sempre l'amministrazione Balzani, sempre col sostegno dei Verdi, aveva deciso di dare vita ad una società in house ( che si sarebbe chiamata poi Alea ) per la gestione dei propri rifiuti. Ritardare il porta a porta, frapporre mille ostacoli non appariva più sufficiente a garantire il pieno e redditizio utilizzo dell'inceneritore.

Occorreva allora scardinare  principio di autosufficenza provinciale e così la Regione con la legge 23 del  2011, con la scusa della diversità dei Piani Provinciali, disegnò un unico ATO estendendo così il principio dell'autosufficienza a tutta la regione, 22 mila Km2, 9 provincie, 4,5 milioni di abitanti, con situazioni estremamente differenziate fra costa turistica, le città e l'entroterra. In seguito, costituito dal solito profluvio di documenti, analisi e carte, la Regione ha elaborato un Piano Regionale che di fatto esautora le comunità locali dalle scelte che le riguardano direttamente.  

Ed è il caso di Ravenna che chiude un suo vecchio impianto e che destina fin dal 2014 ( adozione ) e dal  2016 (Approvazione ) ben  47.943 tonnellate su 68 mila circa di rifiuti di Ravenna all'inceneritore di Forlì. Qualcuno si sveglia adesso, altri, e facciamo riferimento alla Regione, difende un operato che con il paravento della pianificazione si è preoccupata più dell'ammortamento degli impianti e degli investimenti delle Multiutility che delle volontà e delle esigenze dei cittadini.

Ora con talune dichiarazione la Regione vorrebbero rassicurare cercando di spiegare che la pianificazione e l'impiantistica hanno impedito a tutti noi di trovarci come a Roma o in altri posti simili e che dovremmo ringraziare la lungimiranza con cui si è operato. Crediamo che la Regione, abbandonando la retorica e l'autocompiacimento, debba fare i conti con i risultati veri di tanta lungimiranza :  nella  città dove più accesa e partecipata è stata la battaglia contro l'inceneritore e per una raccolta differenziata spinta, contro l'arrivo di rifiuti da altre provincie, per la costituzione di una società in house che togliesse dalle mani di una spa la gestione della raccolta, tutte azioni che hanno visto addirittura in prima fila le passate 2 amministrazioni, proprio in quella città hanno vinto gli altri.

Si butti a mare quel piano dunque, si torni alla autosufficienza provinciale, si rimettano nelle mani dei cittadini le decisioni che li riguardano, privilegiando il loro ascolto rispetto a quello delle multiutility. Così forse si potrà interrompere la china imboccata.

Verdi Forlì-Cesena

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