Salvini a Forlì, Morrone: "Una grande festa di popolo, pacifica e vissuta in tranquillità"

Il segretario della Lega Romagna, Jacopo Morrone, commenta così la serata di martedì in Piazza Saffi che ha visto il comizio del leader della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini

"Una grande festa di popolo, pacifica e vissuta in tranquillità". Il segretario della Lega Romagna, Jacopo Morrone, commenta così la serata di martedì in Piazza Saffi che ha visto il comizio del leader della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Dall'esponente del Carroccio anche un "sincero e doveroso ringraziamento al prefetto Antonio Corona, al questore Loretta Bignardi e a tutte le forze dell’Ordine che hanno operato con la massima professionalità, consentendo alle migliaia di persone intervenuto di poter presenziare all’iniziativa in totale sicurezza". La serata è trascorsa infatti senza problemi d'ordine pubblico.

Gli fa eco il candidato sindaco Gian Luca Zattini, che martedì sera ha parlato dal palco allestito nel cuore del centro storico: "Siamo agli ultimi giorni di campagna elettorale, dove incontro sempre più persone che mi fermano per Forlì  chiedendomi e consigliandomi su cose da fare per questa meravigliosa città. Colgo l'occasione di ringraziare il prefetto, il questore e tutte le forze dell'ordine per l'attivo servizio in Piazza Saffi. Dove in maniera molto civile sono riusciti a tenere lontani dalla piazza soggetti alla ricerca di pubblicità, visto che non hanno seri argomenti di confronto da discutere in maniera democratica. Grazie a tutti  Viva l'Italia viva Forlì".

Erano circa cinquecento gli anti-salviniani, che si sono dati appuntamento in Corso della Repubblica con striscioni contro il leader della Lega. Durante il comizio di Salvini i contestatori sono arrivati a circa 500 unità, allungandosi in un serpentone lungo corso della Repubblica, separati da un'"area sterile" a cui era vietato il passaggio a tutti all'altezza della chiesa del Suffragio. La manifestazione è proseguita anche dopo la fine del comizio di Salvini, al suon di canti, balli, fischi e slogan, spostandosi prima sotto il palazzo delle poste e quindi sotto il palco, mentre gli operai erano impegnati nelle operazioni di smontaggio.

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