Nuova strada, Ridolfi: "Vecchiazzano e San Martino non sanno cosa li aspetta"

A coloro che pervicacemente hanno portato avanti il progetto fino all’approvazione vorrei chiedere: “dove saranno lavorati gli inerti estratti?

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Appena approvata la strada, con un costo previsto di 3 milioni, ma pensata 20 anni fa per l’estrazione ed il trasporto di ghiaia da parte di decine di camion/die, credo che gli abitanti di Vecchiazzano, ma neppure i numerosi forlivesi che amano correre, passeggiare, pedalare sulle prime colline che portano a Massa, non abbiano capito cosa li aspetta. Quella appena approvata non è il prolungamento della tangenziale, che tutti aspettano e che passerà sotto l’abitato di Vecchiazzano, ma una nuova strada “camionabile” che finirà per intasare ulteriormente il ponte di collegamento con via dell’Appennino. Taglierà letteralmente le tre strade che portano alla collina -Tomba, Del Tesoro e Castel Latino-, costringendo chi vuol percorrerle a compiere strane giravolte, ma soprattutto sconvolgerà campi ora coltivati, abbatterà alberi ed attraverserà alcuni corsi d’acqua naturali e distruggendo fauna e flora locale. Il paesaggio della prima collina di Forlì, che si dischiude a chi sale, scoprendo gradualmente il panorama della nostra città e della pianura sottostante, sarà sconvolto e rovinato per sempre. La cava si esaurirà dopo alcuni anni di estrazione, ma la strada resterà per sempre come una ferita che non si rimargina (e che nel tempo richiamerà sicuramente altro cemento!).

A coloro che pervicacemente hanno portato avanti il progetto fino all’approvazione vorrei chiedere: “dove saranno lavorati gli inerti estratti?” Nel progetto originale i camion sarebbero dovuti andare a Magliano. Se è così, una volta raggiunto via del Partigiano andranno inevitabilmente a passare sul ponte che porta all’Ospedale per raggiungere via dell’Appennino (tuttora impercorribile nelle ore di punta!) ed attraversare tutto San Martino in Strada fino a via Monda. Hanno capito questo percorso gli abitanti di Vecchiazzano e soprattutto quelli ancora più ignari di San Martino? Oppure “si pensa di far lavorare gli inerti in loco?” In questo caso gli abitanti di Vecchiazzano ed ancor più quelli di San Martino in Strada, distanti in linea d’aria poche centinaia di metri dalla cava e spesso sottovento, sanno cosa li aspetta in termini di rumore, fumo, polveri ed inquinamento?  Se i camion dovranno andare a Magliano non sarebbe meglio prendere in considerazione la via di servizio già esistente, proposta da WWF e Verdi 10 anni fa, che con un ponte sul Rabbi (pure già esistente) raggiunge con un percorso di appena 800 metri la via dell’Appennino in corrispondenza della rotonda finale della tangenziale?

I 3 milioni stanziati, probabilmente di gran lunga insufficienti per completare l’opera e spesi come esplicito favore per pochi privati, non potrebbero essere meglio impiegati al servizio della Comunità e soprattutto senza danno irrimediabile all’ambiente e forse anche alla salute dei residenti? Questa operazione nata e portata avanti nel tempo da 20 anni con poca trasparenza, non è mai stata illustrata con chiarezza alla cittadinanza forlivese: il paesaggio della prima collina di Forlì è patrimonio di tutti. Se la strada verrà costruita chiederemo che venga intitolata con il nome e cognome di colui che l’ha così ostinatamente voluta perché nel tempo tutti lo possano “ricordare”!

Ruggero Ridolfi, coordinatore protesta contro la strada e la cava

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