Piazza Montefeltro, Turroni (Verdi): "C'erano tutti i soldi per la completa demolizione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Il deputato forlivese Di Maio ha messo i piedi nel piatto chiedendo al Sindaco di decidere in fretta se intende ricandidarsi o meno, in modo che il suo partito e gli alleati possano esprimersi. Crediamo si debba partire da un altro punto di vista, prendendo in esame ciò che è stato o non è stato fatto e in che modo si è arrivati ad oggi, se ciò che il sindaco sta facendo e se le sue decisioni rispettano i programmi, i principi della corretta amministrazione, se gli atti che assume sono legittimi o meno.

Poiché non intendiamo sottrarci ad un confronto, che, come richiesto, deve coinvolgere tutte le forze della coalizione intendiamo analizzare una questione, che ai Verdi sta particolarmente a cuore, assumendo il tema di piazza Guido da Montefeltro come paradigma sia del rapporto politico con il Sindaco sia della sua azione amministrativa, dal suo inizio al momento della costituzione della alleanza, fino al voto a maggioranza di martedì 20 marzo in Giunta.

Come è noto i Verdi avevano posto una condizione sola per il loro appoggio al Sindaco : la totale demolizione del parcheggio coperto e scoperto di Piazza guido da Montefeltro e la realizzazione al loro posto di un giardino che riproducesse in chiave moderna gli antichi orti del convento. Il sindaco, a proposito della demolizione della Barcaccia, si era espresso in questo modo : "Effettivamente questo progetto ha generato tante perplessità negli alleati. Se ci sarà una proposta credibile e sostenibile economicamente la valuteremo. Piazza guido da Montefeltro cambierà. Ai forlivesi vanno dati subito segnali precisi in questo senso”. Inutile dire che il Sindaco ha disatteso gli impegni assunti e riportati chiaramente anche dalla stampa, facendo di tutto pur di conservare la Barcaccia, non esitando a compiere o a consentire pastrocchi amministrativi, atti illegittimi, forzature di ogni tipo, rifiutando di utilizzare le risorse disponibili, largamente sufficienti a realizzare tutto l’intervento.

Ha preteso di incaricare Forlì Mobilità Integrata di fare il progetto del nuovo giardino senza che questa disponesse delle competenze professionali previste dalla legge, consentendo che venisse dichiarato che il progetto era stato fatto da un architetto, proprio per ottemperare alle disposizioni dettate dalla Soprintendenza. Non ha voluto presentare per il bando della Presidenza del Consiglio il progetto del completamento del San Domenico di cui pure disponeva e che era stato depositato fin dal 2010 dai professionisti incaricati in seguito alla vittoria di un concorso internazionale (e anche pagato), perdendo così il finanziamento dell’intera opera, nonostante sia verbalmente sia per iscritto i Verdi gli avessero suggerito di chiedere tutti i 18 milioni di euro previsti, presentando progetti di qualità e non un raffazzonato gruppetto di proposte eterogenee e limitando la richiesta a soli 8 milioni di euro.

Non ha esitato ad avallare e a presentare una dichiarazione a nostro giudizio non veritiera, secondo la quale il progetto del c.d. giardino dei musei inviato alla Presidenza del Consiglio era conforme  al Piano Particolareggiato (PUA) in variante al Poc approvato il 25 luglio 2011 dalla giunta Balzani, condizione questa necessaria per essere ammessi al finanziamento. E ciò è tanto più grave dal momento che l’Amministrazione era ben consapevole del contrasto fra Piano Particolareggiato approvato e il progetto del Giardino dei musei dal momento che  Italia Nostra aveva in precedenza inviato alla Amministrazione comunale un esposto e una formale diffida in data 8 gennaio 2016  evidenziando le violazioni in atto e la loro illegittimità. Ha dimostrato in ogni modo di volere conservare la Barcaccia, non esitando a sostenere che le risorse non fossero sufficienti a realizzare tutta l’opera nonostante accurate analisi effettuate da professionisti abilitati, col supporto anche di preventivi sottoscritti da ditte specializzate abbiano dimostrato che il costo dell’intervento totale era inferiore al totale delle somme disponibili.

Non disponendo di valutazioni di costi attendibili, dal momento che FMI non pareva in grado di fornire previsioni adeguate, ha richiesto al Ministero di rimodulare 1,5 milioni di euro, in cassa dal 2007, per poterli finalmente utlizzare per il la realizzazione del giardino, insieme con i 500 mila euro concessi dala Fondazione Cassa dei Risparmi e i 300 mila euro assegnati tramite il bando delle periferie. Il Ministro con proprio decreto del 13 luglio 2016  ha disposto, come richiesto dal Comune, che i  1,5 milioni di euro, come si è detto stanziati e disponibili fin dal 2007 per il completamento del San Domenico sulla base di un accordo di programma sottoscritto da Ministero dei BBCC e Comune, potessero invece essere utilizzati per il giardino.

Il Comitato tecnico scientifico del Ministero, nel parere propedeutico al DM ha scritto di aver preso atto di un’altra dichiarazione a nostro giudizio no veritiera, trasmessa in data 26/4/2016 nella quale il Comune diceva che l’intervento sulla sola prima parte del Giardino, e cioè solo sul parcheggio scoperto, risultava essere l’unica attualmente compatibile. Il medesimo Comitato tecnico scientifico del Ministero appare con ogni evidenza tratto in inganno dal momento che è indotto a scrivere “ ritenuto pertanto che le opere per le quali è richiesta la rimodulazione risultano essere le uniche attuabili in modo funzionale con le risorse disponibili….” Tutto questo è evidenziato dalla proposta del nuovo accordo di programma votato a maggioranza in giunta martedì 20 marzo nel quale, con un “contrordine compagni” degno di miglior causa si afferma che per fare il primo stralcio del giardino sono sufficienti 800 mila euro e che quindi i 1,5 milioni, in precedenza spostati dal completamento del San Domenico al Giardino possono ritornare al San Domenico per la realizzazione di locali interrati…. per metterci in futuro opere e oggetti provenienti dal Palazzo del Merenda….quando saranno realizzati.

Non si è degnato di dar corso alla riunione di tutte le forze della coalizione, da lui stesso proposta in data 1 febbraio 2018, per definire “Un patto di fine mandato” né di rispondere in qualche modo alle proposte che ha richiesto di formalizzare entro pochi giorni  a ciascuna forza politica, cosa a cui i verdi hanno puntualmente ottemperato inviando tempestivamente le proprie proposte scritte, la prima delle quali naturalmente riguardava l’abbattimento totale dei parcheggi coperto e scoperto di p.zza G.da Montefeltro e la realizzazione di tutto il giardino, in considerazione del fatto che sono disponibili tutti i soldi necessari. Abbiamo spedito due distinte diffide alla Soprintendenza nelle quali sono evidenziate illegittimità e criticità di tutta la vicenda e non potremo certamente esimerci dalla messa in atto di ulteriori interventi qualora quest’ultima venisse meno ai propri doveri di tutela del complesso del san Domenico attraverso la eliminazione di ciò che ne impedisce fruizione e percezione.

La proposta di accordo non realizza quanto richiesto dalla Soprintendenza, anzi ne è l’impedimento e soprattutto costituisce il definitivo abbandono di quell’intervento di restauro e riqualificazione atteso da decenni, che attraverso la completa demolizione di parcheggio, piazza sopraelevata e svincoli in cemento armato riporterebbe la città alle caratteristiche ambientali e paesaggistiche preesistenti addirittura alla edificazione della fabbrica di feltro, demolita per far posto alla attuale colata di cemento. Martedì scorso, con queste premesse che non possono essere definite in alcun modo limpide, il Sindaco ha portato in giunta l’integrazione dell’accordo di programma che rinvia sine die la demolizione della barcaccia che resterà dunque come monumento ai pasticci della sua amministrazione e come impedimento reale alla fruizione e alla visione del San Domenico, approvando un c.d. accordo di programma privo di impegni, certezza dei finanziamenti, date certe, a cominciare da quella, richiesta dal Ministero, di totale fine lavori. Dall’esame di una siffatta attività amministrativa, presa a campione, non possono come ovvio discendere valutazioni positive da parte dei Verdi a proposito di una ricandidatura del Sindaco .

Sauro Turroni - Verdi Forlì-Cesena

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