Bando cultura, Popolo della Famiglia contro il Comune: "Sedotto dalle sirene della teoria gender"

"Rimane a noi la consolazione che se anche i cittadini cominciano a svegliarsi significa che il Popolo della Famiglia ha raggiunto lo scopo della sua mobilitazione"

Il Popolo della Famiglia di Forlì si oppone al bando comunale sui progetti culturali. "Dopo aver visionato infatti il bando comunale promosso da Servizio Cultura e Turismo, a seguito della segnalazione di un cittadino pervenuta in queste ore alla segreteria del Popolo della Famiglia di Forlì, poniamo agli organi competenti alcune domande - esordisce la nota -. Perché mai un bando comunale dalle pur ottime intenzioni quale quello per la presentazione di progetti culturali triennali riconducibili agli ambiti di teatro, musica, cinema e fotografia, deve prevedere la condizione della promozione della cultura LGBT per erogare i fondi stanziati?".

"Perché mai scelte personali e ideologiche devono dettare le regole di un bando pubblico rivolto ad associazioni e operatori culturali? - si interrogano dal Popolo dell Famiglia -. Come è possibile creare un bando che abbia come finalità dichiarata quella di "sostenere progetti capaci di fare emergere e integrare le tematiche e i linguaggi della cultura in genere, in particolare femminile e LGBT, e della cultura giovanile"? (pagina 2 punto 5 del bando). È legittimo selezionare sulla base di un requisito ideologico che intende così restringere il campo della partecipazione a detrimento di chi esprime un pensiero diverso da quello unico dominante? Non è forse un impedimento alla piena libertà di espressione?".

Per il Popolo della Famiglia "è da ritenersi un fatto gravissimo se il Comune non provvederà ad eliminare dal bando pubblico, prima della scadenza del 20 marzo prossimo, questa condizione pregiudiziale per la domanda, poiché la discriminazione sulla base di convincimenti ideologici è contraria ai principi costituzionali. Sono gli ultimi colpi di coda avvelenati di un'amministrazione sedotta dalle sirene della teoria gender che anche nell'ottobre scorso ha favorito il tentativo di indottrinamento su bambini piccolissimi, durante il ciclo di letture gender organizzato nella Biblioteca Comunale A. Saffi e rivolto a minori di età compresa tra i quattro e gli otto anni".

"C'è un filo rosso neanche troppo nascosto che lega la lettura animata del racconto di un matrimonio omosessuale alla formulazione capziosa di un bando pubblico, ed è la volontà di costringere ad un'unica visione ideologica del mondo, curiosamente proprio mentre si grida al pericolo di autoritarismo e dittatura - attaccano -. Intanto rimane a noi la consolazione che se anche i cittadini cominciano a svegliarsi significa che il Popolo della Famiglia ha raggiunto lo scopo della sua mobilitazione, diventando primo interlocutore e riferimento sui temi sensibili e sulla difesa di valori e principi essenziali".

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