Ospiti in cooperative, alberghi o case: sono un centinaio i profughi accolti nel Forlivese

Il capogruppo in consiglio comunale di Noi Forlivesi, Paola Casara, ha ricevuto dall'assessore Raoul Mosconi, in risposta ad un'interrogazione presentata lo scorso luglio, il report sugli stranieri ospitati nelle strutture della provincia

Sono 108, 29 dei quali a Forlì, i profughi accolti nelle strutture del Forlivese. Il dato è aggiornato al primo settembre scorso. Le strutture di accoglienza sono per lo più cooperative sociali, ma si trovano alcuni degli extracomunitari sono ospitati in appartamenti della società per l'affitto del comune (come nel caso di Forlì) o in alberghi, come per esempio a Portico di Romagna. "Chi paga i costi per le strutture private?" chiede il capogruppo in consiglio comunale di Noi Forlivesi, Paola Casara, che nei giorni scorsi ha ricevuto dall'assessore Raoul Mosconi, in risposta ad un'interrogazione presentata lo scorso luglio, il report sugli stranieri ospitati nelle strutture della provincia (in totale 165).

Pe Casara "risulta quantomai improprio l’utilizzo di strutture come quelle della società per l’affitto, ente avente come scopo l’affitto agevolato per lavoratori o imprenditori stranieri. Accogliere chi fugge dalle guerre e dalle persecuzioni politiche, etniche, religiose è un dovere morale prima che giuridico, ma in tempi di crisi, queste persone non possono ricevere un trattamento migliore dei nostri disoccupati, pensionati, disabili o altre categorie di persone in grande svantaggio, altrimenti potrebbe esserci il rischio che l'accoglienza venga presto rimpiazzata da una forte ostilità".

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"Questa situazione oggi non è più emergenza ma consuetudine e vanno pensate azioni diverse - continua Casara -. Il nostro territorio non può più accogliere un numero così importante di profughi; ha già dato molto e in prospettiva futura la disponibilità deve essere limitata, a favore dei residenti indigenti che purtroppo aumentando di giorno in giorno". Secondo l'esponente di "Noi Forlivesi", i profughi, "a completo carico delle nostre comunità, che si trovano per lunghi periodi senza alcun tipo di attività nè lavorativa nè sociale, potrebbero essere utilizzati gratuitamente per lavori socialmente utili a tutta la comunità".

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