Profughi, Casara (Noi Forlivesi): "Non solo diritti, ma anche doveri"

Casara ricorda che alcuni mesi fa aveva "evidenziato quanto i profughi presenti nel territorio fossero a completo carico delle nostre comunità anche per lunghi periodi e senza nessun tipo di attività nè lavorativa nè sociale".

"Impiegare i profughi in attività di formazione ed integrazione che, in quanto tali, non prevedono alcun tipo di retribuzione e non possono essere ricondotte nell'ambito del decreto legislativo 140/2005". E' quanto afferma il consigliere comunale di "Noi Forlivesi", Paola Casara. Affermando che "la questione profughi nel nostro territorio, che genera problemi di natura socio-economica non solo allo stato centrale ma anche se non soprattutto ai comuni chiamati ad accoglierli", Casara ricorda che alcuni mesi fa aveva "evidenziato quanto quest'ultimi fossero a completo carico delle nostre comunità anche per lunghi periodi e senza nessun tipo di attività nè lavorativa nè sociale".

"Al riguardo - aggiunge - si deve sottolineare che la diffidenza e il malcontento di buona parte dei cittadini devono ritenersi comprensibili, soprattutto se si considerano le migliaia di pensionati che, dopo una vita di lavoro e sacrifici,sono costretti a sopravvivere con poche centinaia di euro al mese di pensione. La gestione di un migrante, richiedente asilo, costa circa quaranta euro al giorno, quindi circa 1200 euro al mese, l'equivalente di uno stipendio di un operaio o di un impiegato. Ciò dovrebbe indurre i nostri politici, eletti in seno alle Assemblee nazionali ed europee, a rivedere le varie normative in materia di immigrazione, a partire dai trattati internazionali e dal Regolamento di Dublino in tema di asilo".

"La mia proposta all'amministrazione e in particolare all'assessore al welfare Mosconi, era pertanto quella di utilizzare i giovani profughi gratuitamente per lavori socialmente utili a tutta la comunità - prosegue l'esponente di "Noi Forlivesi" -. A tal proposito vorrei condividere una buona prassi che si sta realizzando a Ponte dell'Olio, piccolo paese della provincia di Piacenza con giunta di sinistra, nel quale soggiornano 15 profughi, impiegati in attività di volontariato in particolare nella manutenzione del verde pubblico, piuttosto che in altre attività quotidianamente svolte dagli operai comunali o dai volontari come intonacatura e tinteggiatura di edifici pubblici o sistemazioni di strade. In tal modo questi profughi hanno l'occasione di dare una concreta prova di riconoscenza verso la comunità ospitante".

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"Tra l'altro,  per superare l'Art. 11 del d.lgs n. 140/2005, si è previsto di impiegare i profughi non in attività lavorative ma in attività di formazione ed integrazione che, in quanto tali non prevedono alcun tipo di retribuzione e non possono essere ricondotte nell'ambito del predetto decreto legislativo - conclude -. Mi auguro che questa iniziativa possa essere presa in considerazione anche dalla nostra amministrazione e la proporrò in consiglio così da dimostrare che non si può parlare di diritti senza considerare i relativi doveri e agire con azioni concrete".
       

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