Quartieri, l'Altra Emilia-Romagna: "Arginato il ruolo propulsivo di questi organi"

" L’assessore al decentramento , Sara Samorì, ha aperto il dibattito, difendendo da co-redattrice il regolamento come garante dell’indipendenza e della partecipazione dei quartieri, come il frutto di una serrata consultazione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Martedì 14 luglio la Commisione Consiliare si è riunita per discutere del nuovo regolamento dei quartieri del Comune di Forlì. L’assessore al decentramento , Sara Samorì, ha aperto il dibattito, difendendo da co-redattrice il regolamento come garante dell’indipendenza e della partecipazione dei quartieri, come il frutto di una serrata consultazione degli ex-cordinatori dei comitati di quartiere. L'intento era quello di rispondere alle istanze mosse nei giorni precedenti dai componenti de “L’Altra Emilia-Romagna”, presenti in aula come cittadini e senza possibilità di replica. Il testo del nuovo regolamento mostra diverse lacune, a detta dei consiglieri presenti e dei loro tecnici di supporto. Sono emersi dubbi sull’ istituzionalizzazione dello strumento partecipativo (l’elemento centrale), sul budget non specificato, ma dichiarato sotto forma di promessa (ammonterebbe nel complesso a 25 000€ all’anno, non si capisce per quali scopi, in quanto il regolamento non contempla specifici impegni di delega), sulla mancanza di una figura sufficientemente efficace con la quale questi organismi territoriali possano interfacciarsi per avere un’incisività (risulta inefficace lo sportello unico proposto), nel merito della definizione delle funzioni e delle competenze. Sono state segnalate alcune discrasie e imprecisioni sul testo del regolamento consegnato all'ultimo istante ai consiglieri, testo già approvato in Giunta e del quale non era stata data la versione aggiornata ai consiglieri. Nel nostro intervento abbiamo rilevato l’ insufficiente consultazione dei quartieri, mentre l'Assessore vanta ben venti interventi in un percorso partecipato e da Aprile 2015 un iter amministrativo che avrebbe coinvolto i Consiglieri Comunali. Sarebbe interessante capire di quale partito, poiché esistono verbali per accreditare tale informazione e sarebbe necessario verificare le centinaia di cittadini che vi hanno partecipato. L’ultimo punto, sulle elezioni, secondo noi è da riscrivere, poiché nei verbali e nei contributi inviati da assemblee di più quartieri, l’elezione su scheda, anche se unica e nominativa, toglierebbe la libera partecipazione dei cittadini e l'impegno volontario ad occuparsi dei problemi della collettività, appesantendo ulteriormente la burocrazia e la presenza di comitati numerosi e con presenze intergenerazionali. Il quartiere deve essere un luogo di discussione neutro, sotto forma assembleare, secondo il criterio della democrazia partecipativa.
Dunque, ci si è trovati di fronte a un attivo e acceso dibattito, durante il quale si percepiva una tensione di fondo, molto probabilmente dettata dal concetto di partecipazione del PD, che si confonde con quello di trasparenza e comunicazione. Viene totalmente arginata l’idea di quartiere come organo propositivo per appiattirlo sulla semplice e mera ricezione di informazioni da parte dell’amministrazione: risulta assente la possibilità di un dialogo serrato, evidentemente le decisioni politiche si basano sul tempo impiegato e non sulla qualità dei risultati raggiunti collettivamente.
Che dire? Se la “partecipazione” è quella espressa dal PD, la democrazia partecipativa nei quartieri dovrà attendere.
 

Euro Camporesi
Chiara Mancini
L’Altra Emilia-Romagna

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