Regolamento Quartieri, L'Altra Emilia-Romagna: "La democrazia è partecipazione"

Nel Regolamento di funzionamento dei Quartieri, come ne “Il Processo” di Kafka, la logica “burocratichese” ha preso il sopravvento sul buon senso e la razionalità.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Nel Regolamento di funzionamento dei Quartieri, come ne “Il Processo” di Kafka, la logica “burocratichese” ha preso il sopravvento sul buon senso e la razionalità. Si prevedono passaggi elettorali multipli, consigli elettivi e di secondo livello, un’Assemblea della partecipazione preclusa alla partecipazione dei cittadini, un Coordinamento di Zona e il Coordinatore del coordinamento, insomma, invece, di favorire la reale partecipazione dei cittadini si fa di tutto per allontanarli dalle attività concrete che i Quartieri svolgono. La logica elettoralistica e della delega impernia tutto il processo e, vista l’affluenza alle ultime elezioni Regionali e Amministrative, porterà ad una ulteriore diminuzione della partecipazione. 

L’istituto dei Quartieri, infatti, è nato negli anni settanta proprio in contrapposizione alla delega e come un luogo e un istituto di democrazia diretta, dove i cittadini possano partecipare liberamente e senza logiche partitiche o di appartenenza precostituita. Chi vive il quartiere vuole parlare e operare per risolvere i problemi concreti e non un ulteriore livello burocratico-istituzionale dove litigare o dividersi secondo logiche che nulla hanno a che fare con le esigenze del proprio territorio. 

Pertanto, noi chiediamo che nel nuovo Regolamento sul decentramento siano riconosciuti i Quartieri come unico e solo luogo che rappresenta il territorio, senza nessun altro livello intermedio, e che venga previsto solo un Coordinatore di quartiere - in ogni momento revocabile - che faciliti l’organizzazione delle discussioni e delle decisioni che devono essere prese da un’Assemblea di quartiere aperta sempre a tutti i cittadini, senza restrizioni. Del resto, ogni Quartiere ha, in media, una popolazione di circa 3000 abitanti e la partecipazione, purtroppo, si limita a qualche decina di persone che occorre valorizzare e non scoraggiare con deleghe o ruoli burocratici. D’altra parte, sarebbe importante che il rapporto tra l’Amministrazione comunale e i Quartieri fosse diretto, pratico, e non mediato da Coordinatori dei Coordinatori e da conclavi via via sempre più ristretti. Semmai occorrerebbe potenziare l’Ufficio Comunale dedicato alle incombenze burocratiche dei Quartieri per facilitare e coadiuvare le iniziative dei Coordinatori e dei volontari. 

Il modello che proponiamo, del resto, deriva dalla nostra esperienza diretta e quotidiana. L’apertura dei Quartieri alla partecipazione diretta di tutti i cittadini, senza restrizioni, è stata una sperimentazione positiva che ha permesso di coinvolgere numerose persone e che andrebbe presa a modello se, veramente, si vuole realizzare una città "PARTECIPATA", come inserito nel programma elettorale dell’Amministrazione in carica. 

Insomma, la democrazia è partecipazione, ed è importante far decidere e contare chi partecipa e lavora concretamente alle iniziative e non chi è stato eletto, quasi per caso, dal consenso predeterminato di un partito e con un’affluenza alle urne che spesso rasenta il ridicolo. 
Vergognoso è invece il metodo, per niente democratico e partecipato, adottato per scrivere il Regolamento che, come minimo, sarebbe dovuto passare ed essere discusso nelle Assemblee dei quartieri. Perciò, se veramente l’Amministrazione vuole favorire la partecipazione dei cittadini, prima di ogni altra azione sottoponga ad ogni singola Assemblea dei quartieri il nuovo Regolamento che oggi è stato presentato, nel silenzio più assoluto, e rimandi di qualche settimana l’approvazione in Consiglio Comunale. Dopo quasi due anni dall'inizio di un finto percorso partecipato, e mesi di attesa il nuovo Regolamento rischia di essere un’altra occasione persa a scapito delle “buone pratiche” che funzionano. La Montagna ha nuovamente partorito un topolino, buono solo per le Favole. 

Euro Camporesi 
Chiara Mancini
L’Altra Emilia Romagna Forlì

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